Il nuovo museo Classis di Ravenna si racconta

Archeologia industriale e classica si sposano nel museo aperto il 1° dicembre a pochi chilometri dal centro di Ravenna, dove in epoca antica sorgeva uno dei più importanti porti italiani. Si tratta di Classis, il Museo della Città e del Territorio di Ravenna.

L’ingresso di Classis Ravenna. Museo della Città e del Territorio. Photo credits Tommaso Raffoni – Fondazione RavennAntica
L’ingresso di Classis Ravenna. Museo della Città e del Territorio. Photo credits Tommaso Raffoni – Fondazione RavennAntica

La sede è un ex zuccherificio che, dai primi Anni Zero, è stato sottoposto a un imponente restauro: “La struttura era in rovina: rimanevano in piedi quasi solo i muri perimetrali. Dopo la chiusura nel 1982, la fabbrica aveva subito un processo di degrado strutturale ed era diventata un luogo problematico per le sue frequentazioni”, afferma il direttore della Fondazione RavennAntica, Sergio Fioravanti.
Ma perché aprire un museo proprio a Classe e non a Ravenna?
Classe ha avuto un ruolo di primo piano a partire dall’antichità, poiché fu sede prima della flotta imperiale e poi di un vasto porto commerciale: proprio le strutture del porto teodoriciano sono state scavate e sono visitabili dal 2015 come Antico Porto. Inoltre, la vicinanza a Sant’Apollinare in Classe e ad altri monumenti emersi dalle indagini archeologiche ha fatto nascere l’idea di sviluppare un parco archeologico comprendente i siti già portati alla luce, il museo e la basilica, ma per il futuro si è già previsto un ampliamento con i resti di chiesa e monastero di San Severo. Classis diventerà il punto focale di un percorso tra edifici e aree verdi collegate alla pineta attigua, mentre, all’interno del museo, i visitatori possono fin d’ora compiere un viaggio nel tempo”.
Il tempo è ovviamente quello della storia, ma con un’idea ben precisa: “A differenza di altri musei dedicati alle città, il nostro non vuole ripercorrere la storia fino ai giorni nostri: sarebbe una forzatura. Raccontiamo le vicende di Classe dalla sua nascita al momento di maggior splendore, con l’epoca gota e poi bizantina, quando Ravenna era capitale, spingendosi fino all’età degli imperatori ottoniani, che ancora ne usavano le chiese e i palazzi”, dichiara ancora Fioravanti.

Foto storica dello zuccherificio che ospita Classis a Ravenna
Foto storica dello zuccherificio che ospita Classis a Ravenna

UNA FABBRICA DELLA MEMORIA

Questi i presupposti per la creazione di una sorta di “cattedrale/fabbrica della memoria”, e il progetto dell’architetto Andrea Mandara – realizzato per conto della Fondazione RavennAntica, a cui il Comune ha demandato anche la gestione del museo, oltre che di Sant’Apollinare in Classe e del porto, mentre un solido accordo di collaborazione coinvolge gli istituti dipendenti dal Polo Museale Regionale – si è basato su un allestimento fortemente didattico, suscettibile di adattamenti a seconda delle necessità che potranno sorgere da nuove scoperte. Vetrate, ferro trattato al naturale, vernici trasparenti e colonne attorno a cui ruota il principio espositivo hanno consentito all’architetto di armonizzare un monumento di archeologia industriale con le esigenze espositive.
Quanto alle scelte scientifiche, “l’idea del viaggio nel tempo si è concretizzata in una timeline lungo la quale i visitatori sono accompagnati da celebri personaggi storici; a fianco, le vetrine alternano reperti, pannelli didattici, video e ricostruzioni. Nei prossimi mesi completeremo le aree tematiche dedicate ad alcuni focus, come il rapporto di Ravenna con il mare e le architetture ecclesiastiche. Gli ampi spazi industriali hanno inoltre consentito la realizzazione di zone funzionali per mostre temporanee, attività di studio, laboratori didattici e spazi per start-up”. L’ambizioso progetto comprende pure un laboratorio di restauro già attivo, in collaborazione con l’università, dal 2008.

Raffigurazione dell’Imperatore Giustiniano. Classis Ravenna. Museo della Città e del Territorio. Photo credits Tommaso Raffoni – Fondazione RavennAntica
Raffigurazione dell’Imperatore Giustiniano. Classis Ravenna. Museo della Città e del Territorio. Photo credits Tommaso Raffoni – Fondazione RavennAntica

TECNOLOGIA E MANUFATTI

Fondamentali, all’interno di Classis, sono i video che illustrano la storia degli insediamenti e il legame con la città, le ricostruzioni virtuali di manufatti illeggibili a causa dello scorrere dei secoli, i plastici che aiutano a orientarsi in contesti architettonici non più esistenti, i videoracconti degli ex operai dello zuccherificio: “Il tutto realizzato con tecnologie di alto livello, in grado di garantire la fruibilità degli apparati multimediali nel medio periodo, evitando il rischio di una troppo rapida obsolescenza”. Il direttore sottolinea che non è affatto un museo virtuale: al centro ci sono i reperti archeologici, dai bronzetti alle grandi statue, dai laterizi ai mosaici, dalle anfore agli oggetti quotidiani. “La selezione dei manufatti aventi caratteristiche idonee a rappresentare l’idea portante del museo è stata compiuta insieme a una commissione scientifica di assoluto prestigio – presieduta da Andrea Carandini – e con l’apporto della Soprintendenza”, conclude Fioravanti.
I passaggi per completare e rendere perfettamente fruibile il progetto del Parco Archeologico sono ancora molti, a cominciare da un sistema di mezzi pubblici che consenta di spostarsi tra l’Antico Porto e il museo (si pensa a un trenino) e tra Classe e Ravenna. Di certo l’interesse delle altre istituzioni che ruotano attorno a Classis è elevatissimo e si fonda su un rapporto di collaborazione teso sia all’approfondimento della storia del territorio, sia alla conversione di un turismo mordi-e-fuggi, che finora ha caratterizzato Ravenna, in soggiorni più lunghi e strutturati.

Marta Santacatterina

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #14

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Spazio espositivoCLASSIS RAVENNA - MUSEO DELLA CITTA' E DEL TERRITORIO
IndirizzoParco Archeologico di Classe, Via Classense 29 - Classe - Emilia-Romagna
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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.

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