Nelle rinnovate Scuderie del Castello Visconteo, una mostra con diversi livelli di lettura apre un percorso fra storia, cultura, economia, riti e costumi. Dai crani artificialmente allungati alle sepolture di animali, dai corredi funerari a un artigianato di sorprendente modernità.

Le Scuderie del Castello sono quasi irriconoscibili: per accogliere la mostra sui Longobardi si presentano ripulite e decorate da un allestimento fortemente presente ma non invasivo.  Organizzata dai Musei Civici di Pavia assieme al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e all’Ermitage di San Pietroburgo, che ospiteranno le prossime tappe, la mostra propone otto sezioni. Si attraversano temi come la cultura dell’aldilà, l’economia, il culto, la scrittura, la presenza longobarda nell’Italia meridionale. E si seguono le evoluzioni storiche dell’epoca.
Tra i pezzi forti (trecento esemplari in totale), gli accessori funerari provenienti da sepolture di Torino, Parma e Lucca; due corni in vetro da Cividale e Castel Trosino; il codice proveniente da San Gallo contenente l’Editto di Rotari; le lastre con pavone di Brescia e Polegge.

Crani deformati artificialmente dalla necropoli gota di Collegno, fine del V prima metà del VI secolo, Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino
Crani deformati artificialmente dalla necropoli gota di Collegno, fine del V prima metà del VI secolo, Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino

DISTINZIONE SOCIALE

L’esposizione dichiara l’intento di essere al tempo stesso scientifica e divulgativa. In effetti, il percorso espositivo consente modalità di visita più o meno veloci, analitiche o suggestive. Gli apparati permettono di contestualizzare i reperti (per una volta, i dispositivi multimediali non trasformano la mostra in un carrozzone); ma non mancano momenti di grande impatto.
Come nel caso degli impressionanti crani oblunghi ritrovati a Collegno, testimonianza della pratica secondo cui le famiglie di prestigio deformavano i crani dei bambini come segno visibile di distinzione sociale. Oppure le sepolture di animali, ricostruite in mostra con gli scheletri di un cavallo e due cani ritrovati a Povegliano Veronese. Ed è ovviamente sorprendente rintracciare i tratti di modernità in molti degli oggetti esposti.

Fibula a disco a cloisonne da Torino, Lingotto, fine del VI inizi del VII secolo, Torino, Musei Reali di Torino Museo di Antichità
Fibula a disco a cloisonne da Torino, Lingotto, fine del VI inizi del VII secolo, Torino, Musei Reali di Torino Museo di Antichità

“DISSEPPELLIRE” I MONUMENTI

Al corpo principale della mostra alle Scuderie si affiancano due appendici, nelle sale dei Musei civici. La prima propone ricostruzioni multimediali e testimonia della riscoperta di cui è stata oggetto l’epoca longobarda (proponendo, fra l’altro, dipinti dell’Ottocento dalla collezione dei Civici). L’altra è invece costituita dalle sale dedicate ai Longobardi nella collezione permanente dei musei, che vengono riallestite per l’occasione senza muovere le opere ma cambiando illuminazione e decori.
Pavia fu, come noto, una delle capitali del regno longobardo ma manca di monumenti dell’epoca, distrutti dalle guerre o rimaneggiati nella successiva fase romanica. Per rendere note le testimonianze rimaste, un percorso in città si affianca alla mostra, con l’apertura di cripte e chiese che portano tracce dell’epoca, talvolta evidenti e talvolta “nascoste”.

Stefano Castelli

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #6

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Nome eventoLongobardi. Un popolo che cambia la storia
Vernissage31/08/2017 ore 12 su invito
Duratadal 31/08/2017 al 03/12/2017
Generearcheologia
Spazio espositivoCASTELLO VISCONTEO - MUSEI CIVICI
IndirizzoViale XI Febbraio 35 - Pavia - Lombardia
EditoreSKIRA
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.