Dal Mann all’Hermitage: il tour della grande mostra sui Longobardi che parte da Pavia

Sarà inaugurata a settembre presso il Castello Visconteo di Pavia una grande mostra dedicata alla storia e alla cultura dei Longobardi, gli “uomini dalle lunghe barbe” che invasero l’Italia in età medievale determinandone un nuovo assetto sociopolitico. L’esposizione, che vanta oltre 300 opere, sarà poi ospitata a Napoli e a San Pietroburgo fino alla metà nel 2018.

Pluteo in marmo con pavoni che si abbeverano a un cantharos. Pavia, Musei Civici
Pluteo in marmo con pavoni che si abbeverano a un cantharos. Pavia, Musei Civici

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente avvenuta nel 476 d.C., l’Italia, sotto il dominio dei Goti, era rimasta il cuore economico, culturale e religioso d’Europa. Nonostante i tentativi fatti per riunire nuovamente l’antico Impero, nel 568 ogni tipo di speranza si infrange con l’arrivo di un popolo “invasore”, gli “uomini dalle lunghe barbe”: i Longobardi. Da quel momento, in Italia si assisterà alla nascita di una frammentazione politica che di fatto caratterizzerà anche la storia futura della Penisola, che si trascinerà fino al Risorgimento. Ma quella che vede protagonisti i Longobardi è una storia fatta anche di grandi sfide economiche e sociali, di relazioni e mediazioni tra Mediterraneo e Nord Europa, di guerre e scontri, alleanze strategiche e contaminazioni culturali tra differenti popolazioni. Un’epopea che ha visto Pavia diventare capitale del Regno Longobardo e il Sud Italia, con il Ducato di Benevento, memoria e retaggio sino a oltre la metà dell’undicesimo secolo del dominio pavese abbattuto da Carlo Magno nel 774. Un pezzo di storia cruciale per l’Italia, a cui verrà dedicata una grande esposizione presso il Castello Visconteo di Pavia: Longobardi. Un popolo che cambia la storia è il titolo della mostra, che inaugurerà il prossimo 1 settembre.

Corno potorio in vetro. Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale
Corno potorio in vetro. Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

UNA MOSTRA NATA DALLA SINERGIA TRA ISTITUZIONI MUSEALI INTERNAZIONALI

La mostra è il frutto della collaborazione tra tre importanti istituzioni museali, il Castello Visconteo di Pavia, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. Anche le città partenopea e russa nei prossimi mesi ospiteranno la mostra, rispettivamente da dicembre 2017 a marzo 2018 la prima e da aprile a giugno 2018 la seconda. Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky, la mostra organizzata da Villaggio Globale International offrirà una visione complessiva e di ampio respiro del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo in un lasso di tempo compreso tra la metà del VI secolo e la fine del I millennio. Una temperie storica che ha visto protagonista non solo le ragioni del Nord, ma anche il Sud Italia, che nella mostra si traduce in possibilità per “riflettere sull’opportunità di aprire a scenari più vasti la riflessione sull’Evo antico, tanto più che i Longobardi, in Campania, hanno lasciato un segno indelebile”, spiega Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. “Basterà citare solo Capua e Benevento, le due più importanti capitali della Longobardia Minor, nonché l’interessante rapporto tra l’entroterra e la Napoli tradizionalmente bizantina”.

Fibbia in argento dorato, niellato e con almandini e vetri. Pavia, Musei Civici
Fibbia in argento dorato, niellato e con almandini e vetri. Pavia, Musei Civici

L’ALLESTIMENTO, LE OPERE IN MOSTRA, I SITI ARCHEOLOGICI

La mostra avrà un corpus espositivo unitario che accomunerà le tre sedi, con alcune specifiche varianti legate alle peculiarità dei luoghi. Si svilupperà in 8 sezioni, con un allestimento di assoluta novità nel campo archeologico, che incrocia creatività, design e multimedialità: dal cupo contesto in cui s’innesta in Italia l’arrivo dei Longobardi ai modelli insediativi ed economici introdotti dalla loro presenza; dalle strutture del potere e della società nel periodo dell’apogeo alle testimonianze della Longobardia Meridonale tra Bizantini e Arabi, principati e nuovi monasteri. In mostra anche testimonianze di numerose necropoli recentemente indagate con metodi multidisciplinari e mai presentate al pubblico, che consentono una ricostruzione estremamente avanzata della cultura, dei riti, dei sistemi sociali ma anche delle migrazioni dei Longobardi. Oltre 300 le opere esposte, 32 i siti longobardi rappresentati in mostra e 58 i corredi funerari esposti integralmente, testimonianze arrivate attraverso “ritrovamenti fortuiti e rarefatti nei secoli ed episodiche campagne recenti di scavo archeologico” che hanno riportato alla luce “elementi architettonici, monili, lapidi ed epigrafi funerarie, pezzi scultorei che sono confluiti nelle raccolte civiche e allestiti nelle sale museali del castello visconteo”, spiega il direttore dei Musei Civici del Castello di Pavia Susanna Zatti. “Sono reperti di straordinaria qualità, si tratta, per lo più, di manufatti da riferire alla celebrazione regia, encomiastica, e legati ad ambienti aulici e di corte, che devono la loro sopravvivenza al reimpiego in contesti successivi, in qualità di stipiti, di soglie, di chiusure di pozzi”.

– Desirée Maida

Longobardi. Un popolo che cambia la storia
Dall’1 settembre al 3 dicembre 2017
Pavia, Castello Visconteo

Dal 15 dicembre al 25 marzo 2018
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Da aprile a giugno 2018
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
http://www.mostralongobardi.it

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Vive a Palermo, dove collabora con gallerie d’arte, scrive per testate d’arte contemporanea e lavora come storico dell’arte e curatore.