Apre a Roma Cosmo. Nuovo spazio ibrido tra arte, musica, letteratura.

Si parte con la mostra collettiva Someone’s Been Here Before Us in collaborazione con il duo artistico Miniera. Intervista al direttore artistico di Cosmo Zaelia Bishop

Cosmo, Trastevere
Cosmo, Trastevere

Sono molti gli spazi indipendenti e non profit che stanno germinando nella Capitale, insieme a nuove gallerie perfino internazionali come quella di Richard Saltoun, o luoghi in cui coesistono arte contemporanea ed archeologia, come Forof promosso da Giovanna Caruso Fendi. Questo weekend, il 5 e il 6 febbraio 2022, è la volta di uno spazio dall’identità ibrida in cui le arti visive si mescolano con quelle performative, con la musica, la poesia, la letteratura in un’unica soluzione di continuità: il nome è Cosmo e si trova nel cuore di Trastevere, in Piazza di Sant’Apollonia. Ad inaugurare lo spazio sarà la mostra Someone’s Been Here Before Us in collaborazione con Miniera (il duo Giuseppe Armogida e Marco Folco). La collettiva coinvolge Susan Howe + David Grubbs, Celia Hollander, Sofia Ricciardi e Poisinme. Abbiamo intervistato il direttore artistico di Cosmo Zaelia Bishop. 

Cosmo, Trastevere
Cosmo, Trastevere

Come nasce Cosmo?
Seguendo un percorso sentimentale: abitare un luogo nuovo, concepito come crocevia, di linguaggi, di avvenimenti e visioni. Anche accidentali, fortuite coincidenze che rivelano nuovi margini di sperimentazione e ricerca. 

Dicci di più dello spazio…
Lo spazio fisico di Cosmo è stato un inizio rivelatorio, negli ultimi anni rimasto chiuso, per un periodo invece sede di un istituto di vigilanza, prima ancora una storica ferramenta di Trastevere e prima di questo, una basilica consacrata a Sant’Apollonia, fondata nel 1582.
Di fatto, un crocevia lo è sempre stato, e il progetto di recupero curato e realizzato dall’architetto Omar El Asry lo ha fatto riemergere dalle secolari stratificazioni del tempo. È anche un’idea di avventura condivisa dai fondatori Manuel Diana e Federico Falciani di Psicografici Editore e appunto Omar El Asry. 

E il concept?
Considerando un atlante celeste, si vedono asteroidi mappati e riconoscibili e un numero ulteriore di corpi, da osservare per la prima volta. Oppure, la natura di un bestiario: ibrida e chimerica, dall’aspetto ogni volta parzialmente riconoscibile o interamente sorprendente.  

Parliamo della mostra… 
Coincide non a caso con la nostra apertura: la loro concezione di ricerca e curatela è costantemente attraversata dal continuum tra ciò che è stato, e ciò che avverrà. Dunque la sensazione che “qualcuno sia stato qui, prima di noi” – tangibile all’interno di Cosmo – è stata la fiammella d’indagine per concepire la mostra.  

Quali artisti avete coinvolto?
La mostra è pervasa da una stratificazione di tracce, dalla presenza/assenza di scritture, dall’accumulo di memorie. Così è per le poesie-collage di Susan Howe, deformate ulteriormente dai droni di David Grubbs, musicista statunitense fondatore di gruppi seminali come Bastro e Gastr del Sol. Nel “teatro sonoro” di Celia Hollander suono e atto dell’ascolto modellano la percezione temporale, la alterano e riformulano. Le pitture di Sofia Ricciardi, artista di Pescara, decostruiscono l’evidenza del tempo presente e condiviso, come micidiali anacronismi; mentre i suoi collage di frammenti lasciano aperta l’opera stessa. Infine, le sculture di Poisinme, giovanissimo artista romano, indagano la materia intesa come insieme di forze e possibilità, alcune interrotte o bloccate e altre lasciate feconde.  

Come prosegue la programmazione?
Il 25 febbraio inauguriamo l’installazione di Vostok Lake, live e site-specific tra elettronica minimalista e harsh industrial. Con Miniera proseguiremo questo primo sentiero con i progetti di Cristina Piciacchia e Pietro Librizzi e i live di Sea Urchin e Tiziano Popoli.
A metà marzo inizierà anche la collaborazione con Dispositivi Comunicanti, un giovane collettivo curatoriale che si è formato all’Accademia di Roma, e che ha uno sguardo formidabile sui linguaggi dell’immediato contemporaneo. Ad aprile Cosmo ospita uno spin off di Baba Jaga, festival di storie e disegni dall’Europa Orientale. Ogni incontro sarà accidentale come da principio! 

– Giorgia Basili  

Piazza di Sant’Apollonia 13 (Trastevere) – Roma
Opening:
Sabato: Dalle 18 fino alle 24
Domenica: dalle 15 alle 22
https://www.industriefluviali.it/rubriche/serra-empirica/ 

 

  

 

 

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.