A Domodossola apre la nuova sede dei Musei Civici Gian Giacomo Galletti. Tutte le collezioni

Dopo quarant’anni riaprono i Musei Civici Gian Giacomo Galletti di Domodossola, nella nuova sede, fresca di un ottimo restyling, di Palazzo San Francesco. Tre piani che comprendono la pinacoteca, la collezione archeologica, sezioni di grafica, arte sacra e scultura ma anche mostre ed eventi temporanei. Con un Museo di Scienze Naturali da non perdere

Prospetto di Palazzo San Francesco_ph Alberto Lorenzina
Prospetto di Palazzo San Francesco_ph Alberto Lorenzina

Non bastassero le quinte verdeggianti dei monti che la circondano, distesa nel piano dolce della sua valle; le piazzette disarticolate, pavesate di portici, loggette e facciate dipinte e stuccate; i vicoli trasudanti storia che si arrampicano su fino al Sacro Monte, voluto qui dai cappuccini nel Seicento, secolo aperto dal capolavoro di Tanzio da Varallo, in cattedrale, con San Carlo che comunica gli appestati, impietrito e affaticato, e sotto i piedi le ali leggere di una enorme falena. Non bastasse tutto questo per farvi programmare una visita a Domodossola, da oggi c’è un motivo in più. Dopo quarant’anni riaprono i Musei Civici Gian Giacomo Galletti, sotto la direzione di Antonio D’Amico, nella sede di Palazzo San Francesco egregiamente restaurato e rinnovato per le cure dell’architetto milanese Paolo Carlo Rancati. 

I “NUOVI” MUSEI CIVICI GIAN GIACOMO GALLETTI A DOMODOSSOLA

Tre livelli espositivi, a partire dal piano terra, destinato a ospitare mostre ed eventi temporanei e impreziosito dalle numerose tracce di decorazioni pittoriche e scultoree della vecchia chiesa di San Francesco. Chiesa inglobata all’inizio dell’Ottocento nel palazzo costruito dalla famiglia Belli e acquistato a fine secolo Gian Giacomo Galletti, filantropo piemontese che volle istituire a suo nome una Fondazione ai fini di provvedere “all’istruzione, all’educazione morale, all’incremento dell’industria”, e insomma “al miglioramento delle condizioni economiche degli abitanti dell’Ossola”. È lui ad accogliere il visitatore, attraverso una serie di ritratti e oggetti personali raccolti in una sezione introduttiva, seguita da una mostra, Incanto e disincanto. La forza delle idee, con una selezione di dipinti raffiguranti il Santo poverello di Assisi, in omaggio all’origine francescana del complesso su cui è nato il Museo. Presenze forti: la tela con le Stimmate del Guercino dalla cattedrale di Novara, il San Francesco sorretto da un angelo, una relativa novità, proveniente da Sant’Ambrogio a Omegna e attribuito a Sebastiano Ricci. Un prezioso San Francesco in preghiera di Barocci, da una collezione privata, come il San Francesco stigmatizzato di Tanzio, nel trionfo di una natura dagli umori di grotta e dai bagliori prealpini.

LE COLLEZIONI DEI MUSEI CIVICI GIAN GIACOMO GALLETTI A DOMODOSSOLA

Le collezioni permanenti sono al terzo piano: una breve ma significativa collezione archeologica, sezioni di grafica, arte sacra, scultura e la pinacoteca, con quadri sette e ottocenteschi prevalentemente di artisti attivi sul territorio. Un allestimento sobrio ed elegante, che improvvisamente si anima al secondo piano, dove è custodito il vero gioiello delle raccolte, il Museo di Scienze Naturali, con migliaia di reperti minerali, fossili, botanici, e animali tassodermizzati di ogni tipo esposti nelle splendide bacheche e vetrine di primo Novecento accuratamente restaurate e disposte in sale affidate nella decorazione a Gianluca Quaglia. È davvero notevole il lavoro di questo giovane artista magentino che ha immaginato ambienti in cui le colorazioni delle pareti e l’intensità delle luci variano, a simulare il passaggio dal giorno alla notte, dall’alba al tramonto, fino a spegnersi in un cielo trapuntato di stelle. La vita di questa FORESTA GIARDINO, come recita il neon all’ingresso, simbolico dell’ordine restituito alla natura selvaggia in questo magico diorama, dove non resta che da scegliere se indugiare sullo sguardo impaurito dei cuccioli di “vulpes vulgaris” o su quello curioso del “carduelis carduelis”, famigliarmente il cardellino.

– Stefano Bruzzese

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