Nominata dal CIMAM ‒ Comitato Internazionale di Musei e Collezioni d’Arte Moderna fra le migliori iniziative museali intraprese durante la crisi, Textile Culture Net propone su un canale esclusivamente digitale una serie di mostre dedicate ad arte e design tessili. Un collettivo di quattro musei e istituzioni culturali condivide iniziative, idee e metodologie di lavoro sui propri profili Instagram, innovando l’esperienza culturale e promuovendo nuove logiche di collaborazione.

Durante i mesi di lockdown e distanziamento sociale, musei e istituzioni culturali sfruttano al massimo le potenzialità dei siti web e dei social network. L’accelerazione digitale spinge CHAT – Centre for Heritage, Arts and Textile di Hong Kong, il Central Museum of Textiles di Lodz, il TextielMuseum di Tilburg e l’italiana Lottozero textile laboratories di Prato a creare un progetto che celebri la cultura tessile e ne promuova l’aspetto collaborativo e umano. Ognuno dei quattro propone a turno un tema su Instagram, gli altri reagiscono con una serie di post e danno il via a un flusso narrativo, tenuto insieme dall’hashtag #TextileCultureNet.

INTERVISTA CON SJOUK HOITSMA DEL TEXTIELMUSEUM DI TILLBURG

Quattro musei di piccola e media scala e geograficamente lontani inaugurano la prima edizione di Textile Culture Net. Com’è iniziato il progetto?
Già da prima della pandemia pensavamo a una collaborazione online, necessaria per la lontananza oggettiva delle nostre sedi. Volevamo imparare l’uno dall’altro, mostrare e comunicare insieme i nostri lavori, inediti o ispirati alle collezioni permanenti.
Poi abbiamo messo su carta un progetto. L’idea era di iniziare con una piccola mostra online, incentrata su un concetto relativo alle nostre esperienze in house e sviluppata attraverso un contest di reazioni. In seguito penseremo a una mostra allargata, in un’ottica internazionale e multiculturale. È molto stimolante, ci scambiamo lavori e metodologie senza spostarci. Questo ci permette di pensare in grande.

I tessuti fanno parte della nostra vita quotidiana, li sentiamo vicini e intimi. Come vengono percepiti in formato digitale?
Ciò che abbiamo in comune, noi del collettivo, è che non siamo solo musei, ma abbiamo anche spazi all’interno delle nostre strutture dedicati alla realizzazione dei tessuti. Ospitiamo artisti e designer perché usino i nostri macchinari, e apriamo poi questi laboratori al pubblico. L’esperienza tattile fa parte del nostro DNA.
A causa della pandemia abbiamo chiuso le porte, e, anche se occasionalmente aperti, non abbiamo potuto lasciar toccare nulla al pubblico per prevenire la diffusione del virus. Anche online non si può toccare, ma si può vedere e sentire. Per questo cerchiamo di rendere i tessuti vivi, sperimentiamo e ci reinventiamo. Per l’anno prossimo, ad esempio, vorremmo realizzare anche dei brevi film, con i nostri esperti in azione.

Central Museum of Textiles, Lodz © Central Museum of Textiles
Central Museum of Textiles, Lodz © Central Museum of Textiles

Avrà ancora senso visitare un museo?
Certamente sì, questa rappresenta un’esperienza in più. Mi piace molto questa combinazione.

Quindi cosa differenzia Textile Culture Net dalle altre iniziative?
Il nostro valore principale rimane la connessione. Lavoriamo in luoghi diversi, ma lavoriamo su ciò che più ci piace. Lavorare in campo tessile significa anche questo, e anche questa è cultura del tessile.

A chi vi rivolgete?
Pensiamo che i nostri pubblici possano interagire fra loro e ampliarsi, dimostrando che locale può essere anche internazionale. L’inclusività è un valore cardine delle nostre attività. Tutto ciò ci permetterà di creare una comunità.

Si tratta di un nuovo capitolo nella curatela e direzione delle istituzioni tessili. Com’è cambiato il vostro ruolo di professionisti museali?
Ci stiamo conoscendo anche noi in formato digitale. La novità sta nel connetterci così attivamente. E anche la scelta di Instagram ha comportato varie sfide: curatela significa discutere e scegliere i contenuti, in una piattaforma rapida e con un limitato numero di parole e immagini.

INTERVISTA AD ALESSANDRA TEMPESTI DI LOTTOZERO

Il 2 dicembre si apre la prima mostra di Textile Culture Net. È curata da Lottozero textile laboratories, un hub creativo e studio di design giovane ma già riconosciuto in Europa, con una propria programmazione culturale e un’area espositiva, che mira a creare un ponte comunicativo fra cultura tessile e ricerca artistica contemporanea.

Siete localizzati all’interno del distretto industriale di Prato. Collaborate con le aziende locali?
Ci troviamo nel cuore del distretto tessile pratese, questo è il nostro punto di forza e la nostra peculiarità. Coltiviamo strette relazioni con le aziende del polo, poiché si occupano di tutti gli aspetti del processo, dalle materie prime a ogni tipo di lavorazione e rifinizione. Connettiamo designer e artisti con queste realtà produttive e allo stesso tempo supportiamo la ricerca creativa e la sperimentazione nel campo dell’arte contemporanea, dove il medium tessile è molto presente.

In Italia c’è la giusta attenzione per la cultura tessile?
Sicuramente il tessile è meno sotto i riflettori rispetto ad esempio al settore moda, ma l’attenzione cresce, grazie anche al lavoro di istituzioni come il Museo del Tessuto di Prato e all’impegno di aziende private che si dedicano alla digitalizzazione e alla cura dei propri archivi.

Non si tratta di un’arte minore quindi?
No, anzi se ne riconosce il valore storico e la sua dimensione di sostenibilità, intendendo con ciò un sistema etico di ricerca delle materie prime, di lavorazione e di produzione.

Lottozero textile laboratories, Prato. Photo © Agnese Morganti
Lottozero textile laboratories, Prato. Photo © Agnese Morganti

Textile Culture Net rappresenta un confronto importante, con istituzioni più radicate e probabilmente strutturate. Com’è stata questa collaborazione?
La collaborazione tra di noi avviene attraverso incontri periodici, in cui confrontarci sulle rispettive metodologie, condividere idee e aggiornarsi l’un l’altro sullo stato dei musei e sulle misure adottate per la pandemia. Per noi la collaborazione è stata ed è tuttora una grande occasione di confronto e crescita, con una dimensione umana molto bella e significativa.

Ci presenti About a Worker?
La mostra racconta l’attività del duo francese About a Worker e nasce dalla collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, in occasione di una residenza di About a Worker a Prato, sviluppata con la partecipazione di Lottozero.
Il duo lavora nel design con un approccio innovativo e di inclusione sociale, le sue collezioni di abiti sono disegnate dai lavoratori delle aziende con cui di volta in volta nascono collaborazioni e progetti speciali: il lavoratore è posto al centro del processo creativo con la possibilità di esprimere, attraverso il design, una visione sul proprio lavoro e la propria storia personale. Il percorso espositivo indaga le quattro collezioni realizzate dal 2017 a oggi, e rimarrà allestito fino a fine gennaio 2021.

Qual è il futuro delle mostre online di Textile Culture Net? Ci sarà un catalogo?
Non ne abbiamo ancora discusso nello specifico perché stiamo procedendo per gradi, ma pensiamo sia importante che rimanga una traccia di tutto questo lavoro che sta prendendo forma attraverso la collaborazione della rete.

Monica De Vidi

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Monica De Vidi
Di origini italiane e brasiliane, Monica De Vidi attualmente vive nei Paesi Bassi. Si laurea a Milano in Storia e Critica dell’Arte, con specializzazione in Museologia, e dopo un’esperienza lavorativa a Palazzo Morando – Museo del Costume e della Moda, si appassiona al legame tra moda e arte. Partecipa al progetto editoriale “Moda, Storia e Stili” per il Sole 24 Ore con singole voci enciclopediche dedicate a fashion designer. La passione per i tessuti e il loro valore socio-culturale la porta a frequentare un corso al Textile Research Center di Leiden, dove di recente ha iniziato a collaborare per la catalogazione e la digitalizzazione della collezione permanente. Si dedica a interviste ad artisti e scrive di mostre d’arte e fotografia, costume e moda. Collabora con la rivista tedesca LeMile Magazine, con la rivista britannica Aesthetica Magazine e con la pubblicazione The Fashion Studies Journal di New York.