I francesi ne rivendicano il battesimo, ma fu a Milano che Pierre Restany, nel 1960, pubblicò un testo chiave per il Nouveau Réalisme. Qui ne ripercorriamo la storia.

Per il Nouveau Réalisme quest’anno scatta una doppia ricorrenza: sessant’anni dalla sua fondazione e cinquanta dal suo funerale. Entrambe le date hanno al centro Milano a dimostrazione che questo movimento non fu poi così soltanto francese come troppo spesso si è scritto. Infatti, il 16 aprile 1960, Pierre Restany, che ebbe l’idea di riunire una pattuglia di artisti assai diversi tra loro in un unico gruppo, pubblicò proprio a Milano il testo Les Nouveaux Réalistes. L’occasione fu la mostra che si tenne poi a maggio alla Galleria Apollinaire, la stessa dove tre anni prima Yves Klein aveva presentato per la prima volta proposte monocrome – epoca blu. In quell’aprile, dalle parti di via Brera dove aveva sede la galleria, comparve per la prima volta il nome del gruppo e lo stesso Restany, anni dopo, ha sostenuto che si trattò del primo manifesto del movimento. In tutto, poi, sono stati tre, l’ultimo nel 1963. I francesi che vantano questo movimento come l’unica loro avanguardia in grado di dialogare con i pop artisti che stavano allora emergendo negli USA, ricordano questo evento milanese nella letteratura critica ma in maniera sempre un po’ defilata, potremmo dire riportato in nota. Infatti, essi riconoscono, e sempre a grandi lettere, la fondazione del gruppo nella firma avvenuta il 27 ottobre a Parigi nell’appartamento di Yves Klein. Certo, il fatto che sia stato firmato in casa di quest’artista, forse il loro più rappresentativo nel secondo dopoguerra, e in diverse copie su carte oro, rosa e blu ha contribuito all’accrescimento del mito e ha legato alla figura del padrone di casa quel battesimo che, nella formula adottata, rimanda molto ai riti delle avanguardie storiche di inizio secolo.

IL NOUVEAU RÉALISME E MILANO

La mostra presso la galleria di Guido Le Noci, presentò opere di Arman, Hains, Dufrêne, Yves le Monochrome, Villeglé, Tinguely. Rispetto a questo primo gruppo quel 27 ottobre a Parigi si aggiunsero soltanto Martial Raysse e Daniel Spoerri. Gli altri, da Christo a Rotella, entrarono ancora successivamente.
Tutto questo avviene, solo per dare un accenno al contesto, nella Milano di Lucio Fontana, di Piero Manzoni ed Enrico Castellani, della loro rivista Azimut e delle loro attività sia in città sia all’estero che non poche volte si intrecciano anche con quelle degli aderenti a questo gruppo.
Dieci anni dopo sempre Pierre Restany, che a Milano era ormai di casa (anche per la sua collaborazione a Domus e altre riviste), insieme a Le Noci e a Paolo Pillitteri, assessore alla Cultura del Comune di Milano (che negli anni Ottanta sarà sindaco), organizzò un festival per i dieci anni dalla nascita, un evento che poi è divenuto il definitivo “funerale” del gruppo. Sono presenti tutti gli artisti escluso Yves Klein, morto nel 1962, e Deschamps che declina l’invito.

Niki de Saint Phalle, Bathing Beauty-Nana, 1966. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano
Niki de Saint Phalle, Bathing Beauty-Nana, 1966. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano

GLI ARTISTI DEL NOUVEAU RÉALISME

Il festival ha inizio il 27 novembre tra polemiche, contestazioni e qualche tafferuglio, cose che successero più o meno anche in tutti gli altri giorni. Vale la pena ricordare che il Ministero dell’Interno intervenne per bloccare l’impacchettamento da parte di Christo della statua di Vittorio Emanuele su protesta dell’associazione dei reduci combattenti, mentre l’impacchettamento della statua di Leonardo da Vinci, due giorni dopo, venne osteggiato dai gruppi di neofascisti che arrivarono a dare fuoco all’opera. Alla Rotonda della Besana una mostra rese omaggio a Klein oltre a presentare le opere di Arman, che distribuì nello spazio delle piccole accumulazioni di rifiuti della metropolitana recentemente costruita. Il giorno dopo fu la volta di César, che distribuì pezzi della sua espansione sotto la volta della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre dal sagrato del Duomo Dufrêne declamò un poema dal sapore lettrista con un tono di voce mussoliniano, cosa che fece scatenare i gruppi di estrema sinistra. La situazione toccò il suo apice quando Tinguely scoprì la Vittoria, un gigantesco fallo dorato che a un certo punto eruttò di fuochi d’artificio, bruciando. La domenica 29 a dare scandalo fu Niki de Saint Phalle, che approntò un altare come bersaglio per i suoi ben noti tiri con il fucile, facendo così colare il colore su cristi e madonne. Ultimo atto fu l’Ultima cena realizzata da Spoerri al ristorante Biffi in Galleria come rimando alla più conosciuta cena leonardesca. Fu un vero e proprio banchetto funebre in cui tutti i membri del gruppo furono onorati con una riproduzione commestibile delle loro opere, ad esempio per Arman del pesce in gelatina, per Christo dei cartocci in alluminio, per Niki una Nana, sua celebre figura di donna, in crema gelato.

RICORDARE IL NOUVEAU RÉALISME OGGI

Anche se furono giorni sconvolgenti per i benpensanti milanesi, la si città dimostrò ancora una volta aperta al proprio tempo e in dialogo con le altre capitali dell’arte. Seppe anche non dimenticare gli artisti che durante quel decennio l’avevano frequentata e dove avevano trovato i primi sostenitori, tra cui lo scrittore Dino Buzzati. In quegli anni gli artisti del gruppo trovarono fiducia non solo nella Galleria Apollinaire ma anche in quella di Arturo Schwarz, Spoerri nel 1961 vi tiene la sua prima personale, o nella Galleria del Naviglio, così come negli anni successivi hanno trovato casa nelle molte attività promosse dal vulcanico Gino di Maggio.
Non è detto che si debba per forza celebrare una ricorrenza, ma sembra proprio che Milano quest’anno non abbia voluto ricordarsi di questo suo essere stato al centro di una scena artistica che forse da un po’ troppi anni si fa fatica a rammentare.

‒ Marco Bazzini

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AutoriYves Klein, Christo, Arman, Jean Tinguely , Daniel Spoerri
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Marco Bazzini
Marco Bazzini, storico e critico d’arte, vive in campagna. Ha svolto un’intensa attività didattica presso accademie e università come insegnante in numerosi master e corsi di specializzazione. Ha curato mostre e cataloghi per spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, sia di arte sia di design. Ha collaborato con diverse testate di settore e fatto consulenze sull’arte contemporanea per diverse istituzioni pubbliche tra cui la Regione Toscana. Dal 2007 al 2013 è stato Direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Attualmente è Presidente dell’Istituto Superiore Industrie Artistiche di Firenze (ISIA Firenze) ed è impegnato in progetti di sviluppo ed evoluzione sociale attraverso percorsi culturali.