Chiusura dei musei dal 6 novembre al 3 dicembre. L’opinione dei direttori

Un nuovo lockdown per musei e mostre su tutto il territorio nazionale rimette in discussione programmazioni, budget, personale e lancia nuove sfide per l’avvenire. Ne abbiamo parlato con alcuni dei direttori di musei delle maggiori istituzioni italiane.

CRISTIANA PERRELLA

Cristiana Perrella. Photo © Margherita Villani

Cristiana Perrella. Photo © Margherita Villani

Come è noto il DPCM del 3 novembre ha elencato tra le disposizioni nazionali la chiusura di mostre e musei su tutto il territorio nazionale. Un duro colpo per le istituzioni, ripartite con entusiasmo ad accogliere il pubblico, con tanti nuovi programmi come raccontato nell’inchiesta di Artribune, ma che avevano già sofferto delle conseguenze del primo lockdown e che ora si trovano nuovamente a fronteggiare l’emergenza. Si trattava di una misura annunciata? Secondo Cristiana Perrella, direttrice del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, sì: “La chiusura dei musei non è una sorpresa”, spiega, “mi è sembrato strano li lasciassero aperti dopo aver chiuso teatri e cinema. Capisco la necessità di diminuire gli spostamenti e i contatti, ma qui il tema è indubbiamente quello dell’individuazione da parte di chi governa delle necessità primarie. Mangiare al ristorante, avere i capelli in ordine, correre in un parco è considerato più essenziale che visitare una mostra, vedere un film al cinema o uno spettacolo teatrale. Sono tutte attività che fanno bene all’anima, la cura della persona, la convivialità, la cultura. Tutte muovono un’economia e danno da vivere a categorie di cittadini, perciò scegliere di chiuderne alcune ‒ e proprio quelle meno a rischio perché non richiedono vicinanza fisica e possono esser fatte indossando sempre la mascherina ‒ piuttosto che altre è evidentemente il frutto di un pensiero politico che non riesce a comprendere il valore e il ruolo sociale di quello che facciamo. È su questo che dovremo lavorare, che dovremo batterci. Adesso ci adeguiamo a quanto deciso, sperando che la situazione migliori non troppo lentamente.

FABIO ROVERSI-MONACO

Fabio Roversi Monaco

Fabio Roversi Monaco

Le critiche che sono state mosse dagli operatori del settore sono tante e serpeggiano sui social network da una settimana, precedute dalle proteste dei lavoratori del mondo dello spettacolo e del cinema. Oltre alla naturale preoccupazione circa la sopravvivenza di un’economia già molto provata da un contesto precario e dai tre mesi di quasi inattività di inizio 2020, c’è anche la percezione diffusa di un sistema Paese che mette la cultura in terza posizione, quando dovrebbe essere uno dei maggiori fattori di aggregazione sociale, in un momento in cui la distanza fisica diventa un fattore necessario per la tutela della salute.
“Fino all’ultimo abbiamo sperato che il buon senso prevalesse su scelte ingiustificate sulla base dei numeri (basso l’indice di contagio registrato nei poli culturali). Oggi prendiamo invece atto della decisione del governo di chiudere nuovamente i musei: un provvedimento del tutto ingiusto, in quanto già dopo il primo lockdown erano state prese tutte le misure di contenimento necessarie per assicurare visite nel massimo rispetto della sicurezza e della salute dei cittadini. Questo nuovo DPCM declassa le attività culturali come ‘servizi non essenziali’, ignorando da un lato il valore – anche di conforto – che la fruizione di cultura ha, dall’altro il baratro economico in cui si rischia di far precipitare un intero settore, che dà lavoro a migliaia di persone, che muove l’economia e crea indotto”, commenta in una nota stampa Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae. Musei nella città, mentre chiudono Palazzo Fava, con la mostra del Polittico Griffoni e gli altri musei legati al circuito. “Ancora una volta non ci fermeremo e non ci faremo scoraggiare: continueremo a tenere viva l’attenzione del nostro pubblico online, offrendo contenuti culturali, stimoli e approfondimenti fino a organizzare vere e proprie visite virtuali. Certo oggi facciamo più fatica di sei mesi fa a dire ‘ci alzeremo più forti’, perché quanto è stato deciso rende impossibile qualunque tipo di programmazione, almeno a medio termine”.

LORENZO GIUSTI

Lorenzo Giusti. Photo Lorenzo Palmieri

Lorenzo Giusti. Photo Lorenzo Palmieri

C’è però anche chi si sentiva preparato all’eventualità, come Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC di Bergamo, città fin dall’inizio tra le più colpite dal Covid, che commenta: “Sapevamo che con l’arrivo dell’autunno il virus sarebbe tornato a circolare e che i musei avrebbero potuto chiudere di nuovo. Personalmente non sono né sorpreso né irritato da questa scelta. Abbiamo visto quanto possa fare male questo Covid. Un altro scenario come quello del marzo scorso a Bergamo va scongiurato in tutte le maniere. Chi ha fatto grandi investimenti in termini di programmazione su questa fase si è esposto a un rischio che era in gran parte prevedibile. Se abbiamo imparato qualcosa dal primo lockdown è che mai come adesso è necessario essere snelli e flessibili, veloci nell’interpretare le nuove stagioni e nel cambiare rotta o strategie. Porteremo avanti il progetto di Radio GAMeC, giunta alla sua terza fase (diretta in FM tutti i sabati pomeriggio, grazie alla collaborazione con Radio Popolare), svilupperemo programmi di didattica in digitale e renderemo fruibili i contenuti delle mostre interrotte attraverso il web, secondo una modalità inclusiva del contributo degli artisti. Continueremo inoltre a promuovere la solidarietà, come abbiamo sempre fatto negli ultimi mesi. Siamo preparati perché ce lo aspettavamo.

BART VAN DER HEIDE

Bart van der Heide. Photo Luca Guadagnini

Bart van der Heide. Photo Luca Guadagnini

Il lockdown ha interessato come è noto alcuni Comuni dell’Alto Adige già a partire dal 3 novembre, anticipando di qualche giorno (al 31 ottobre) la chiusura di Museion rispetto alle disposizioni nazionali: una situazione che già da tempo preoccupava il direttore Bart van der Heide, che aveva espresso le sue considerazioni ad Artribune e che oggi torna a commentare: “La chiusura forzata dei musei e dei luoghi della cultura è particolarmente dolorosa, per il pubblico, per le artiste e gli artisti e per i collaboratori e le collaboratrici del museo. Già durante il primo lockdown Museion ha dimostrato di saper reagire, riaprendo con due nuove mostre allestite, nonostante tutto. Inoltre, già durante la prima chiusura siamo rimasti vicini alle persone, potenziando le iniziative online: continueremo quindi in questo impegno, che non abbiamo mai interrotto, vedi il Museion Bulletin. Nelle situazioni di crisi l’arte contemporanea offre delle chiavi irrinunciabili per leggere il presente e comprendere la complessità. La crisi ci offre l’opportunità di ribadire il nostro ruolo, cercando anche nuove vie di collaborazione con gli attori del territorio, per dare forza all’intero sistema culturale e alle persone che ci lavorano.

LUIGI FASSI

Luigi Fassi

Luigi Fassi

Anche Luigi Fassi, direttore del MAN di Nuoro, risponde positivamente alle sfide imposte dal nuovo lockdown mettendo a frutto l’esperienza della scorsa primavera. “L’infausta chiusura dei musei in tutto il Paese”, ci racconta, “coglie il MAN in un intenso frangente di attività. Il 3 novembre siamo riusciti ad aprire alla Galeria Municipais di Lisbona la personale di Kiluanji Kia Henda, ‘Something Happened on the Way to Heaven’, prodotta e curata dal MAN con il supporto della Film Commission Sardegna, e presentata in sede da noi a gennaio di quest’anno. Grazie al supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e all’entusiasmo della Galeria Municipais per il progetto, abbiamo realizzato questo tour della mostra. Ora, sull’esempio delle pratiche messe in campo a marzo durante il primo lockdown, i musei devono tornare a raggiungere le persone al di fuori delle proprie mura sfruttando al massimo le potenzialità del digitale, per generare discorsi di valore che apportino conoscenza, curiosità e anche sollievo in questo momento di rinnovata sospensione della quotidianità. Approfitteremo poi di questo periodo di chiusura per finalizzare la retrospettiva che dedichiamo a Lisetta Carmi ‒ ‘Voci allegre nel buio’ ‒ e il volume di studio sul suo lavoro che l’accompagnerà. Proviamo a tenere fede al calendario di apertura del 4 dicembre ‒ già annunciato ‒ e procedere con i successivi appuntamenti del 2021.

LUCA LO PINTO

Luca Lo Pinto. Photo Delfino Sisto Legnani

Luca Lo Pinto. Photo Delfino Sisto Legnani

Naturalmente c’è anche chi deve fare i conti con un progetto in partenza, come quello del Macro di Luca Lo Pinto, che ha forse dovuto affrontare una delle sfide più difficili: costruire una nuova idea di museo e lavorare con il pubblico della Capitale in una dimensione altalenante. Come ovviare alle difficoltà del momento? “ll nostro impegno è ora duplice”, ci spiega. “Tenere mentalmente ‒ più che virtualmente ‒ aperto il museo e il contatto con il pubblico e portare avanti il piano di lavoro per poter aprire, non appena ci saranno le condizioni, le otto mostre che il 3 dicembre avrebbero dovuto inaugurare tutte le sezioni di Museo per l’Immaginazione Preventiva, con l’auspicio che questa data possa davvero segnare la conclusione di questa fase difficile, e consentirci subito dopo di poter accogliere di nuovo i visitatori. Stiamo quindi ragionando e continueremo a comunicare in un’ottica di stagione della programmazione, per adattarci all’evoluzione della situazione. Per il momento dobbiamo sospendere la mostra di Phanos Kyriacou, mentre già la settimana scorsa abbiamo dovuto ripensare ‘Il Pianeta come Festival XL’, l’evento di 24 ore concepito insieme a Terraforma, decidendo comunque di realizzarne un primo capitolo, di cui fa parte, con tutta la sua attualità, la lecture di Timothy Morton ‘Lockdown is Reopening, Reopening is Lockdown’, disponibile sul nostro canale YouTube”.

ARTURO GALANSINO

Arturo Galansino in una delle sale della mostra Libero di Ai Weiwei

Arturo Galansino in una delle sale della mostra Libero di Ai Weiwei

Progetti per il futuro non mancano anche da Palazzo Strozzi, reduce dal successo della mostra di Tomás Saraceno, con 60mila visitatori: “Oggi Palazzo Strozzi si impegna a portare avanti la sua programmazione sulla base di queste nuove restrizioni, elaborando una nuova tipologia di progetto, adatto a questo difficile momento e in grado di coniugare la dimensione fisica con quella digitale: ‘We Rise by Lifting Others’, un progetto site specific dell’artista Marinella Senatore, per il nostro Cortile (3 dicembre 2020 ‒ 7 febbraio 2021). Costituito da una grande installazione ispirata alle luminarie della tradizione popolare dell’Italia meridionale e da un programma digitale di attività e laboratori online, il progetto propone una riflessione sull’idea di comunità, vicinanza e relazione in un’epoca in cui il concetto di distanziamento sociale sta condizionando sempre di più le nostre vite. Un’occasione per riappropriarsi di un senso di unione, vicinanza e incontro in un momento in cui questi concetti sono messi in crisi, adeguandosi all’oggi ma con lo sguardo rivolto al futuro”, racconta in una nota stampa Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione che presiede l’istituzione fiorentina.

ALESSANDRO BOLLO

Alessandro Bollo, Direttore Polo del '900

Alessandro Bollo, Direttore Polo del ‘900

La seconda chiusura è arrivata proprio nel momento in cui stavamo riprendendo le progettualità sospese dal primo lockdown e lanciandone di nuove, ma questa volta non ci ha colto totalmente impreparati. Il Polo del ‘900 è uno spazio ibrido in cui coesistono e dialogano tra loro spazi museali, biblioteche, archivi, attività performative e progetti di innovazione civica; funzioni e servizi che hanno gradi di “adattabilità” ai vincoli posti dai protocolli Covid-19 piuttosto diversi. Si pensi, infatti, ai limiti posti all’organizzazione di uno spettacolo dal vivo, alla movimentazione e custodia di un volume nell’ambito del prestito, alla visita di una mostra o alla realizzazione di un laboratorio per bambini. I costi e le necessità di applicare contestualmente protocolli di sicurezza così differenziati hanno avuto impatti significativi in termini di bilancio e di dissipazione di energie, ma ci hanno fatto ulteriormente riflettere sull’importanza del “luogo” come spazio di esperienza e pratica culturale e su quella di adottare approcci collaborativi maggiormente orientati all’ascolto dei bisogni dei nostri potenziali interlocutori. Nei mesi estivi abbiamo implementato servizi e modalità di produzione digitale che ci hanno consentito di realizzare cicli di eventi ibridi con pubblico in presenza (anche se in forma distanziata e limitata) in una nuova area del Polo trasformata in un piccolo “teatro di posa” da dove fare live streaming e produzioni digitali on demand per un pubblico a distanza sempre più ampio. Sul fronte digitale abbiamo ragionato, inoltre, sull’importanza di rafforzare le competenze interne e abbiamo chiesto al Politecnico di Milano di realizzare un corso ad hocper il personale dei nostri 22 enti partecipanti sui temi della digital transformation. Infine, abbiamo cercato di mantenere vivo il contatto con i nostri pubblici anche in un periodo di chiusura delle funzioni pubbliche, come quelle relative alla biblioteca. Partendo dall’idea che i libri sono “beni essenziali” come il cibo e altri prodotti di prima necessità abbiamo deciso di ripristinare il prestito non solo presso la nostra sede, ma anche fornendo un servizio di consegna a domicilio per chi non potesse o non se la sentisse di spostarsi, reso possibile grazie alla partnership con uno dei nostri enti – la Rete Italiana di Cultura Popolare che gestisce la Portineria di Comunità, un sistema di welfare di prossimità. Anche da queste piccole azioni si può intuire la forza promettente dei sistemi basati sull’ibridazione, sulla collaborazione e sull’integrazione funzionale. Modelli e approcci che dovremo coltivare sempre di più per affrontare i tempi complessi e incerti che attendono.

Santa Nastro

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. È Responsabile della Comunicazione di FMAV Fondazione…

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