Come sarà il 2020 dei Musei italiani? L’intervista a Cristiana Perrella

Continua l’inchiesta di Artribune sui Musei italiani, con l’intervista a Cristiana Perrella, direttrice del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato…

Cristiana Perrella, ph.OKNO studio
Cristiana Perrella, ph.OKNO studio

Tempo di bilanci e di novità anche per il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (che ha da poco nominato Presidente Lorenzo Bini Smaghi), secondo museo indagato dalla nostra inchiesta che racconta il 2020 delle istituzioni italiane. Dopo la chiacchierata con Lorenzo Giusti, alle redini della GAMeC di Bergamo, incontriamo Cristiana Perrella…

Quale sarà la programmazione 2020 del Centro Pecci?
La programmazione del 2020 sarà ricca di presenze femminili forti, bilanciata tra proposte internazionali e artisti italiani e aperta a continui sconfinamenti tra linguaggi: arte, moda, design, grafica… Ad aprile, oltre a Vezzoli-Gamper-Ponti, avremo Protext!, una collettiva sull’uso dei materiali tessili in opere che hanno un contenuto di protesta. Poi a giugno, una retrospettiva su Simone Forti, progettata dalla stessa artista insieme al neo direttore del Macro Luca Lo Pinto, e una grande rassegna sull’arte giovane cinese. In autunno, la retrospettiva su Chiara FumaiPoems I will never release, realizzata in coproduzione con il Centre d’art contemporain di Ginevra, e la mostra di Sister Corita, artista, designer, insegnante, femminista e attivista contro la guerra e l’ingiustizia sociale nella California anni Sessanta.

Erik Bulatov Perestroika, 1989 Progetto originale sulla facciata del / original project displayed on the facade of the Centro Pecci Foto / photo © Carlo Gianni
Erik Bulatov
Perestroika, 1989
Progetto originale sulla facciata del / original project displayed on the facade of the Centro Pecci
Foto / photo © Carlo Gianni

Ci sarà spazio per l’arte italiana? Se sì, in che modo?
L’arte italiana è sempre molto presente nel nostro programma. Nei primi mesi del 2020 avremo ancora le due personali di Luca Vitone e Mario Rizzi, inaugurate a novembre e aperte fino al 15 marzo, con opere prodotte grazie al IV bando Italian Council; poi Martino Gamper e Francesco Vezzoli in dialogo con le ceramiche di Gio Ponti nella mostra Domus Aurea, da aprile ai primi di settembre e gli altri progetti sopra citati.

Su quali risorse contate?
Principalmente sul contributo del Comune di Prato, nostro socio fondatore e su quello della Regione Toscana, socio sostenitore, poi circa il 25% di autofinanziamento in cui sono comprese le donazioni di mecenati che possono godere dell’art bonus.

Un bilancio dell’anno che si è appena concluso?
È stato intenso, ed è servito –dopo i primi mesi di esordio alla direzione del Centro Pecci- a definire le linee della mia idea di museo: aperto all’interazione e al confronto tra linguaggi diversi della creatività; in grado di accogliere più voci e punti di vista differenti e di metterli in dialogo, facendosi parte attiva del dibattito sociale; attento alla realtà in cui viviamo ma allo stesso tempo capace di creare un riparo dal suo continuo ronzio.  Sono soddisfatta del programma che abbiamo realizzato, che ha avuto un ritmo sostenuto e ha portato al museo il contributo di molte persone: artisti, curatori, performer, architetti, scrittori, musicisti, registi.  Stiamo ancora lavorando per riaprire spazi del Centro Pecci che ritengo fondamentali -oltre che parti integranti della sua storia- come la biblioteca e le sale didattiche, ma l’idea di un museo che sia una “piazza” della città, luogo aperto di incontro, scambio, discussione, sta prendendo forma.

Mario Rizzi, The Little Lantern, 2019 Still da video / Film Stills Courtesy l’artista e / the artist and Italian Council 2018 Collezione / collection Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci
Mario Rizzi, The Little Lantern, 2019
Still da video / Film Stills
Courtesy l’artista e / the artist and Italian Council 2018
Collezione / collection Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Un decennio si è appena concluso. Quale è la sfida che secondo lei i Musei e le istituzioni culturali italiani devono affrontare nel prossimo decennio?
Ricerca, collezione, rapporto con il territorio e utilizzo intelligente delle tecnologie digitali sono i quattro punti sui quali si gioca, a mio parere, il futuro dei musei italiani. L’essere un luogo di produzione di nuovi contenuti, di nuove idee che scaturiscano in particolare dal patrimonio che un museo raccoglie (collezioni, archivi, biblioteca) deve essere ragione fondante di un’istituzione culturale. Il patrimonio va fatto vivere, in termini creativi e di produzione di studi, e va naturalmente anche arricchito, incrementando le raccolte e definendo in tal modo un’identità specifica per ciascun museo, legata alla sua storia espositiva, al suo territorio, al collezionismo che ha intorno, al progetto culturale dei direttori che ne hanno guidato l’attività, senza appiattirsi su una narrazione uniforme e dominante. Le nuove tecnologie possono essere uno strumento formidabile di messa in rete delle informazioni che riguardano i musei, possono favorire una conoscenza più approfondita, un’esperienza di visita più stimolante, possono incrementare il dialogo e la collaborazione scientifica e creativa anche con realtà fisicamente lontane. Con il territorio più vicino credo invece sia importante mantenere un rapporto “fisico”, creare una comunità che sia intorno al museo, che lo frequenti e ne viva gli spazi e le attività quotidiane.

Luca Vitone, Romanistan, 2019 fotografia digitale / digital photograph Courtesy l'artista / the artist, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Italian Council 2018
Luca Vitone, Romanistan, 2019
fotografia digitale / digital photograph
Courtesy l’artista / the artist, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Italian Council
2018

Quali sono le esigenze del visitatore che il Museo deve cercare oggi di soddisfare?
Avere un’esperienza di visita ricca, con differenti livelli di accesso, modulati sui pubblici diversi che un’istituzione deve avere. Essere accolto in un luogo che offra molti stimoli e solleciti molte domande senza essere intimidente. Godere delle manifestazioni più stimolanti e innovative della creatività, non solo dell’arte che viene presentata ma anche dell’architettura degli spazi, il design degli oggetti e degli allestimenti, la cucina, l’uso delle tecnologie…

E quali invece le problematiche del sistema dell’arte che oggi impattano sui musei?
Le dinamiche del mercato, della produzione e della comunicazione oggi rendono complicato, specie per un’istituzione pubblica, conquistarsi uno spazio in un sistema che richiede di essere molto grandi, molto visibili, molto “pop”. Io non credo che questa debba essere necessariamente la strada da percorrere ma sicuramente strategie diverse trovano più difficoltà ad affermarsi e ad essere sostenute anche finanziariamente.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.