Ricercatore inesausto, sperimentatore curioso, pittore raffinatissimo e molto altro: un Leonardo enciclopedico e contemporaneo è al centro di un processo creativo, interpretativo e tecnologico di Studio Azzurro. In mostra al Palazzo Reale di Milano.

Coraggio: è quello che ha messo in campo l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, quindi Treccani, per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Una delle più tradizionali istituzioni culturali del Paese ha sposato un progetto di Studio Azzurro, curando una mostra multimediale e interattiva, “radicalmente non-filologica e priva di opere originali” (Edoardo Villata, consulente scientifico di Leonardo. La macchina dell’immaginazione).
Spiegata così, sembrerebbe uno dei tanti eventi immersivi che dilagano da qualche anno in molte città. E invece lo scopo, come afferma il direttore Massimo Brai, è mettere al centro del percorso “il potere dell’arte contemporanea e delle moderne tecnologie di costruire nuove narrazioni e nuove dimensioni esperienziali”, nell’intento di proporre un’opera di educazione e divulgazione della cultura e non un semplice intrattenimento.
Studio Azzurro ha quindi lavorato con le metodologie che da sempre caratterizzano i suoi progetti: installazioni suggestive, utilizzo della videoarte e del suono, impiego di strumenti tecnologici che consentono l’interazione con il pubblico – indimenticabili i loro “tavoli sensibili” – e coinvolgimento teso non solo allo stupore, ma anche e soprattutto alla conoscenza.

TRA MACCHINE E PAROLE

Le varie sezioni della mostra – basata su un’approfondita ricerca sui disegni e sugli scritti di Leonardo – comprendono una serie di installazioni simili alle celebri macchine disegnate dal da Vinci: chi si avvicina al “prospettografo”, ad esempio, può osservare tramite il rettangolo quadrettato, indispensabile per il disegno prospettico, alcuni celebri schizzi di Leonardo che scorrono e si fondono con immagini del reale, ripercorrendo idealmente l’antica pratica del disegno, a lungo considerato “padre delle tre arti nostre, architettura, scultura e pittura” (Giorgio Vasari). Accanto ad altre macchine, un foglio reca delle parole dal suono antico: sono quelle di Leonardo, e basta pronunciarle a fior di labbra davanti al microfono che pende sopra il leggio perché all’interno delle strutture in legno si generino proiezioni animate che raccontano i vari aspetti sul paesaggio (i diluvi, i paesi, le rocce), o sulle città che, poiché abitate dagli uomini, producono affascinanti silhouette – ah, l’incanto delle ombre cinesi! – sui progetti architettonici per archi, stalle, chiese.

Studio Azzurro, Studio progettuale su macchina di Leonardo da Vinci
Studio Azzurro, Studio progettuale su macchina di Leonardo da Vinci

LA PACE E LA GUERRA, IL CORPO E LA PITTURA

Se la sezione sulle Macchine di pace evidenzia quelle già esistenti all’epoca di Leonardo insieme ad altre somiglianti a “sogni che, confidando nella scienza e nello studio della natura, è convinto di poter realizzare” (le citazioni sono tratte dal contributo in catalogo di Studio Azzurro), un bilanciere in stasi rappresenta le sue posizioni sulla guerra, in bilico tra il vanto di saper progettare terribili strumenti bellici e la considerazione dei conflitti come “pazzia bestialissima”: un’ambiguità che Studio Azzurro ha reso attraverso un gioco fra disegni, video e un “pavimento materico” da cui spuntano virtualmente frammenti di battaglie.
Ancora più interattivo è Il tavolo anatomico, su cui algidi pezzi in gesso di un uomo e una donna svelano, non appena sfiorati dalla luce della torcia impugnata dal visitatore, le restituzioni grafiche del genio toscano relative all’interno del corpo e dimostrano quanto la ricerca teorica non gli bastasse, e in nome della conoscenza sprofondasse “il suo sguardo nelle viscere del corpo umano, come fosse il dispositivo più affascinante che si potesse studiare”.
Infine, la pittura “vera ‘scienzia’ e privilegiato mezzo di indagine e conoscenza della natura”: il lento tramutare della luce e dei possibili sfondi, abbinati ai dipinti più celebri, consente all’osservatore di affacciarsi, incantandosi, “alla memoria e alla immaginazione di Leonardo che dipinge ricordando centinaia di scenari a lungo scandagliati”.

Marta Santacatterina

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.