Nelle Gallerie delle Prigioni a Treviso nasce lo spazio Imago Mundi firmato Luciano Benetton

Nelle antiche carceri asburgiche di Treviso restaurate dall’architetto Tobia Scarpa, ha trovato casa il progetto globale no profit del fondatore del celebre marchio fashion: 150 collezioni con le opere di 25mila artisti di tutto il mondo

Imago Mundi Benetton
Alcune immagini del nuovo spazio Imago Mundi firmato Luciano Benetton a Treviso

A cinque anni dalla prima mostra a Venezia – negli spazi della Fondazione Querini Stampalia, come evento collaterale della Biennale Arte 2013 –, dopo aver fatto tappa da Dakar a New York, da Vienna a Sarajevo, da Roma a Palermo, Imago Mundi, il progetto globale e non profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton ha, ora, una sua “casa” nel cuore di Treviso. Si tratta delle Gallerie delle Prigioni, le ex carceri asburgiche appena restaurate dall’architetto Tobia Scarpa, che già si era occupato dell’allestimento dell’esposizione inaugurale di Imago Mundi, con un progetto che conferiva facile visibilità ai piccoli quadri di formato 10×12 centimetri grazie a espositori che si chiudevano come pagine di libro. “La collezione non ha intenti commerciali”, ci spiegava allora Benetton, “ma si propone di riunire le diversità del nostro mondo in nome della comune esperienza artistica, per realizzare una ‘catalogazione’ – delle poetiche come delle opere – diversa da quella consueta, museale o di mercato che sia”.

IL PROGETTO

Imago Mundi è stato concepito come una mappatura della scena artistica globale, secondo una filosofia che non segue logiche di mercato, ma dà uguale spazio ad artisti affermati ed emergenti, riconoscendo in questi ultimi nuove potenzialità, poetiche, ispirazioni e aspirazioni e soprattutto talento in divenire. In Imago Mundi tutti gli artisti sono democraticamente invitati a esprimere la propria visione del mondo a partire dallo stesso supporto, la tela 10x12cm. Proprio in questi giorni, le oltre 25mila opere provenienti da più di 150 nazioni e comunità native che compongono, a oggi, l’enciclopedico progetto hanno trovato una nuova casa negli spazi recuperati dal restauro conservativo di Scarpa, dopo lunghi anni di abbandono. Nell’edificio ottocentesco delle Gallerie delle Prigioni di Treviso, trasformato da luogo di detenzione e chiusura in uno spazio aperto alle idee, Imago Mundi darà il via a un fitto programma di incontri, proiezioni, seminari e mostre aperte a tutti che presenteranno, insieme a una selezione delle collezioni del progetto di Luciano Benetton, nuovi lavori dei suoi artisti, autori affermati o giovani emergenti.

LE MOSTRE E LE ATTIVITÀ IN PROGRAMMA

Filo conduttore delle mostre sarà il tema del viaggio, inteso come strumento di conoscenza delle culture del nostro mondo, di dialogo, di ricerca, di solidarietà. Alle esposizioni si affiancheranno, poi, programmi educativi e di ricerca, incontri, seminari. Sahara: What is Written Will Remain / Sahara: Ciò che è scritto rimarrà è la mostra che inaugura lo spazio Imago Mundi, una rassegna dedicata all’arte della calligrafia e alla sua eredità culturale, a cura di Alexandra Etienne, Suzanna Petot, Nicolas Vamvouklis. L’arte contemporanea (700 opere formato 10 per 12 centimetri provenienti dalle collezioni Imago Mundi di Libia, Mali, Niger, Algeria e del popolo Tuareg, insieme a una serie di lavori esterni, opere preesistenti e commissioni speciali) si confronta con manoscritti, mappe e documenti di viaggio. Trascendendo una visione romantica del deserto, alcuni degli artisti in esposizione dalla regione sahariana, come Rachid Koraichi, Nadia Kaabi-Linke, Zoulikha Bouabdellah, Hadia Gana e Zineb Sedira, svelano la varietà di possibilità creative influenzate dal linguaggio. Allo stesso tempo, Jürgen Kleft (Austria) ed Esmeralda Kosmatopoulos (Grecia) – entrambi alle prese con nozioni di vita nomade, memoria collettiva e rituali quotidiani – presentano alcune installazioni che conversano con l’architettura del luogo e la sua storia. A corredo dell’esposizione, il documentario Tutto è scritto che Marco Pavan ha realizzato a Timbuctù, in Mali. Un viaggio alla scoperta delle antiche librerie della città, un patrimonio dell’umanità (centinaia di migliaia di tomi) messo in pericolo dall’oscurantismo fondamentalista e salvato dalla popolazione della città.

– Claudia Giraud

 

Evento correlato
Nome eventoSahara: What is Written Will Remain
Vernissage04/04/2018 ore 18,30 su invito
Duratadal 04/04/2018 al 20/05/2018
CuratoriNicolas Vamvouklis, Alexandra Etienne, Suzanna Petot
Generiarte contemporanea, inaugurazione, collettiva, arte etnica
Spazio espositivoGALLERIE DELLE PRIGIONI
IndirizzoPiazza del Duomo 20 - Treviso - Veneto
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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).
  • http://www.athanor-arte.com Domenico Ghin

    Che la collezione non abbia intenti commerciali non significa assolutamente nulla, anzi, “ma si propone di riunire le diversità del nostro mondo in nome della
    comune esperienza artistica, per realizzare una ‘catalogazione’ – delle
    poetiche come delle opere – diversa da quella consueta, museale o di
    mercato che sia”. Insomma Luciano Benetton, espressione di primo piano del sistema economico-politico italiano, si propone come un rivoluzionario ed illuminato interprete di un arte alternativa a quella dei musei e del mercato attraverso un iniziativa con tanto di titolo, di tema (il viaggio) e di dimensione delle opere.
    Strana società quella di oggi dove l’arte, che nella storia è sempre stata tra le attività umane che più ha contribuito alla rigenerazione sociale, ora si fa rappresentare dai più attivi e protagonisti interpreti del sistema .