Vetro e pittura a confronto. A Venezia

Centro Culturale Candiani, Mestre – fino al 27 maggio 2018. Che relazioni intercorrono fra arte pittorica e arte vetraria, realismo ed espressionismo, accessori e soggetti dei quadri? Una mostra mette a confronto vetro reale e vetro dipinto, celebrando le innovazioni tecniche e stilistiche delle arti veneziane.

Oscar Sogaro, Trasparenze, 1939. Olio su tela, 65 x 90 cm. MUVE, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Courtesy MUVE, Venezia
Oscar Sogaro, Trasparenze, 1939. Olio su tela, 65 x 90 cm. MUVE, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Courtesy MUVE, Venezia

La versatilità delle superfici riflettenti, in particolare quelle vitree, che possono nascondere senza celare, deformare e illuminare gli oggetti circostanti, sono l’ispirazione dell’ultima mostra ideata da Gabriella Belli, direttrice dei Musei Civici di Venezia, e a cura di Chiara Squarcina: Attorno al vetro e il suo riflesso nella pittura. La mostra utilizza il parallelismo tra virtualità delle opere pittoriche e tangibilità delle opere in vetro, per evocare problemi artistici complementari: realismo pittorico e sublimazione del reale, stasi e fugacità della rappresentazione, virtuosismo oscillante tra Impressionismo, Simbolismo ed Espressionismo, attraverso un percorso con trenta tele e oltre cento pezzi d’arte vetraria.

Giorgio Morandi, Vasi e bottiglie, 1948. Olio su tela, 35,4 x 40,5 cm. MUVE, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Courtesy MUVE, Venezia
Giorgio Morandi, Vasi e bottiglie, 1948. Olio su tela, 35,4 x 40,5 cm. MUVE, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Courtesy MUVE, Venezia

LUCE E POLVERE

Dalle brume dell’Europa settentrionale alla luce di Bologna, passando soprattutto per la laguna veneta, artisti come Christian Berentz e Cristoforo Munari rendono omaggio ai trini evanescenti muranesi, che dal Cinquecento in poi diventeranno, da mere suppellettili di contorno, i soggetti stessi di numerose nature morte barocche. I vetri sono come prismi che catturano la luce e la riflettono sulla frutta e le vettovaglie circostanti, quasi per infondere in loro la vita o donare loro quella perduta. Ma oltre ad artisti che, in maggioranza, usano l’elemento vitreo per dare più brillantezza alla scena, spesso riflettendo oggetti che non vediamo, come se fossero al di qua della tela, Giorgio Morandi si distingue per intenzioni. Le sue infinite bottiglie sono, infatti, ritratti di bottiglie reali, a loro volta dipinte. Oggetti dell’anima, ma anche del tempo: l’artista era solito lasciarle in diversi punti del suo studio, in modo che divenissero interamente coperte di polvere. Fanno da contrappunto bottiglie opache in lattimo, tangibili, ispirate a quelle immaginate dall’artista emiliano, a firma di VeArt /Mario Ticcò.

Falca Pietro detto Longhi, La toletta, 1755-60. Olio su tela, 61 x 50 cm. MUVE, Ca’ Rezzonico – Museo del settecento veneziano. Courtesy MUVE, Venezia
Falca Pietro detto Longhi, La toletta, 1755-60. Olio su tela, 61 x 50 cm. MUVE, Ca’ Rezzonico – Museo del settecento veneziano. Courtesy MUVE, Venezia

LUCE E AZIONE

Se le avanguardie, e artisti come Marcel Duchamp, non in mostra, il quale di vetri ne usò diversi (su tutti, Il grande vetro, a sua volta lasciato, un tempo, in balìa della polvere), rivivono in opere temporalmente a noi più prossime, sono queste ultime a introdurre nella mostra un’altra questione capitale per la storia della pittura. L’installazione di Margherita Moscardini ritrae col video, ai margini di Istanbul, una discarica di vetro: i cambiamenti atmosferici animano un mare di macerie, cangiante, reso mobile dalla luce del sole. L’opera ci riporta idealmente al retinico di duchampiana memoria; fino a Giorgione, uno primi artisti moderni a usare superfici riflettenti come espedienti pittorici. Dell’artista veneto Vasari ricorda un oggi perduto San Giorgio, dipinto di spalle allo spettatore, il cui volto era riflesso da tre superfici: uno specchio, uno scudo e un corso d’acqua. Gli artisti si erano già ingegnati, prima dell’avvento del cinema, almeno sin da Masaccio, per ritrarre più attimi in una sola immagine. Ma è grazie soprattutto al vetro, e, più nello specifico, grazie a quello veneziano, che il dipingere si fa, più dichiaratamente, metapittura.

Elio Ticca

Evento correlato
Nome eventoAttorno al vetro e il suo riflesso nella pittura
Vernissage15/12/2017 su invito
Duratadal 15/12/2017 al 27/05/2018
CuratoreChiara Squarcina
Generearti decorative e industriali
Spazio espositivoCENTRO CULTURALE CANDIANI
IndirizzoPiazzale Luigi Candiani 7 - Venezia - Veneto
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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.

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  1. “Affordable Art Fair” È una mostra internazionale che si terrà a Milano da questo 26 gennaio fino al 28 gennaio, saranno due giorni in cui artisti provenienti da diverse parti del mondo come Abdelkader Benchamma, Doro Balaguer, Eduardo Naranjo, Lita Cabellut e Gabino Amaya Cacho, saranno più di 300 artisti che presenteranno le loro opere al pubblico. Maggiori informazioni sul sito ufficiale della mostra, questa edizione si terrà presto a Parigi e Bruxelles.

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