Alla Tate la mostra Soul of a Nation celebra 20 anni di arte afro-americana

La Tate Modern ripercorre 20 anni di arte afro-americana con una mostra che celebra in primo luogo gli artisti e poi il loro impegno politico. Dal movimento Spiral alla parata di Harlem, il periodo più complesso della storia degli States rivive nelle opere degli artisti ai tempi del Black Power…

Benny Andrews, Did the Bear Sit Under the Tree, 1969, Emanuel Collection
Benny Andrews, Did the Bear Sit Under the Tree, 1969, Emanuel Collection

Il 28 agosto del 1963, al termine della Marcia su Washington per il lavoro e la libertà, Martin Luther King pronunciò, davanti al Lincoln Memorial di Washington, lo storico discorso “I have a dream” in cui esprimeva la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto negli Stati Uniti degli stessi diritti dei bianchi. Un discorso tra i più importanti del XX secolo, diventato simbolo universale della lotta al razzismo, che ha avuto grande influenza su molte generazioni. Tra le centinaia di migliaia di persone che hanno assistito al quel discorso c’erano anche un gruppo di giovani artisti afro-americani tra cui Romare Bearden (Charlotte, North Carolina, 1911- New York, 1988) e Norman Lewis (New York, 1909-1979) tra i fondatori del collettivo Spiral a New York.

L’IMPEGNO DEGLI ARTISTI AFRO-AMERICANI

Più che un vero e proprio movimento, Spiral nasce come un collettivo di giovani artisti afro-americani che condividevano gli ideali di Martin Luther King e la speranza in un futuro senza discriminazioni. Nei due anni di vita di Spiral, il collettivo riuscì ad organizzare una sola mostra, a New York nel 1963, nel segno della rivendicazione dei diritti civili con opere ispirate alle nuove nazioni africane che da poco avevano ottenuto l’indipendenza. Vita breve per Spiral che seppe, però, compattare le aspirazioni degli artisti afro-americani attorno alla lotta per i diritti civili ponendo alla base della loro arte una serie di domande che restano tuttora aperte.

LA MOSTRA ALLA TATE MODERN

Al contributo vitale degli artisti neri ad un periodo drammatico nell’arte e nella storia americana è ispirata la mostra Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power alla Tate di Londra. La mostra parte idealmente proprio dalla mostra newyorchese del 1963 e si chiude ipoteticamente con la parata afro-americana del 1983 a Harlem, in cui l’artista Lorraine O’Grady distribuì cornici vuote ai partecipanti invitandoli a immaginarle come opere d’arte. In mezzo venti anni di lotte, speranze, dibattiti, rivendicazioni, ma soprattutto di arte. La mostra prova fare ordine in quegli anni puntando i riflettori sulle opere degli artisti provando a leggerle come opere d’arte e non più solo come strumento di rivendicazione e lotta politica. La mostra si ascrive in un processo più ampio di rivalutazione dell’arte afro-americana culminato nell’inaugurazione dello Smithsonian National Museum of African American History and Culture di Washington.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo della mostra si snoda attraverso 150 opere di artisti come David Hammons, Faith Ringgold e Betye Saar e comprende dipinti, sculture, fotografie e installazioni. Le opere provengono da una serie di istituzioni americane come il Museum of Modern Art di New York, la collezione Menil di Houston, ma molte opere provengono da musei più piccoli, come il California African American Museum di Los Angeles. Tante sono le opere ispirate alle figure leggendarie della lotta contro il razzismo, con dipinti che omaggiano la figura leggendaria Martin Luther King, Malcolm X e Angela Davis, del musicista John Coltrane e dell’eroe sportivo Jack Johnson. Muhammad Ali appare nel famoso dipinto di Andy Warhol. Uno dei pezzi più rari della mostra è un dipinto di Jack Whitten intitolato Omaggio a Malcolm (1970),  che commemora Malcolm X, e che viene esposto per la prima volta non avendo mai lasciato prima lo studio dell’artista.

 

– Mariacristina Ferraioli

 

Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power
12 luglio – 22 ottobre 2017
Tate Modern
Bankside, London SE1 9TG

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.