La Fondazione Mapfre di Madrid fa da cornice a due mostre eterogenee: la retrospettiva dedicata al talento fotografico di Lewis Baltz, scomparso nel 2014, e un focus sui capolavori della creatività italiana realizzati tra i due scontri mondiali.

La retrospettiva dedicata a Lewis Baltz (Newport Beach, 1945 – Parigi, 2014) è la prima personale spagnola intitolata al fotografo nord-americano e la prima esposizione internazionale dopo la sua morte, avvenuta nel 2014. Urs Stahel, fine conoscitore dell’opera di Baltz e direttore del MAST di Bologna, propone una spaziosa retrospettiva con i primi lavori degli Anni Sessanta e Settanta (The Prototypes works) e le ultime opere risalenti agli anni Dieci del Duemila, con la serie Venezia Marghera, terminata nel 2013. La mostra, certosina nell’allestimento, segue per lo più un ordine cronologico, con interruzioni di percorso utili a segnalare analogie e affinità.
Nella serie The Prototypes works si coglie l’interesse di Baltz per l’intervento dell’uomo sul paesaggio, non più idealizzato o reso romantico, ma crudo nelle sue forme.

PERIFERIE E SORVEGLIANZA

Affascinato dalle periferie delle città americane, Baltz ne documenta la desolazione, senza calcare la mano sulla dimensione sociale del lavoro. Le serie realizzate tra la fine degli Anni Sessanta e il 1989 (momento di rottura nella produzione del fotografo) sono in bianco e nero e sono disposte, secondo le volontà dello stesso Baltz, in accorte e precise griglie geometriche, animate da frequenti spazi bianchi, forse lasciati all’immaginazione. Portati a termine durante gli studi al San Francisco Art Institute, i primi lavori (dal 1967 al 1976) mostrano una relazione con i lavori di Judd e Barnett Newman: le linee detengono un’importanza fondamentale e la composizione si gioca su bilanciamenti di pieni e vuoti.
Il 1989 è l’anno della rottura: puntando lo sguardo al paesaggio come materializzazione del potere umano, il lavoro di Baltz si concentra sull’avanzamento della tecnologia, i sistemi di sorveglianza, la diffusione dei media. Di grande attualità, la serie Venezia Marghera mostra la dicotomia tra il porto industrializzato e Venezia. Prezioso il catalogo, con una commovente introduzione del curatore.

Giorgio de Chirico, Piazza d’Italia (Souvenir d’Italie), 1924-25. Mart, Rovereto. © Giorgio de Chirico, VEGAP, Madrid, 2017
Giorgio de Chirico, Piazza d’Italia (Souvenir d’Italie), 1924-25. Mart, Rovereto. © Giorgio de Chirico, VEGAP, Madrid, 2017

L’ITALIA E LA PITTURA

La rassegna di pittura organizzata in collaborazione con il Mart di Rovereto fa seguito a una serie di eventi espositivi prodotti dalla Fondazione MAPFRE a partire dal 2013 con l’intento di raccontare l’evoluzione dell’arte italiana. Dopo I Macchiaioli e Dal Divisionismo al Futurismo, ecco Ritorno alla Bellezza: Capolavori italiani tra le due guerre. In mostra opere degli artisti del Gruppo Novecento, del Magico Realismo e degli affiliati a “Valori Plastici”: de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Antonio Donghi, Felice Casorati, Cagnaccio di San Pietro, solo per citarne alcuni. La mostra propone validi esempi relativi al ritorno all’ordine del primo dopoguerra: l’attenzione alla figura, al nudo, al paesaggio e, in generale, alla tradizione classica. La Fondazione Mapfre ha anche annunciato il programma futuro: una retrospettiva dedicata al pittore Ignacio Zuloaga e due mostre dedicate alla fotografia di Albert Renger-Patzsch e di Nicholas Nixon, mentre negli spazi di Barcellona accoglieranno Peter Hujar e Duane Michals.

Chiara Ianeselli

Madrid // fino al 4 giugno 2017
Lewis Baltz
Retorno a la belleza. Obras maestras del arte italiano de entreguerras
FUNDACIÓN MAPFRE
Bárbara de Braganza 13
Paseo de Recoletos 23
www.fundacionmapfre.org

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AutoreLewis Baltz
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Chiara Ianeselli
Chiara Ianeselli (1989) è una curatrice indipendente con base ad Amsterdam. Laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi di ricerca su Roberto Crippa, è stata coinvolta nell'organizzazione di mostre in varie gallerie e istituzioni, associazioni e piattaforme indipendenti tra cui Vessel. Ha lavorato nel dipartimento curatoriale di dOCUMENTA (13) a vari progetti tra cui l'Hypnotic Show con Marcos Lutyens, Raimundas Malašauskas e Sissel Tolaas, e The Worldly House con Tue Greenfort e Chus Martinez. Nell’edizione di Artissima 2012 a Torino ha ricoperto l’incarico di assistente a Francesca Bertolotti, responsabile dei progetti curatoriali. Ha lavorato come assistente al padiglione condiviso di Lituania – Cipro (meritevole della menzione d’onore) e del padiglione del Cile per la 55. Biennale di Venezia. Ha curato la prima personale italiana di Marcos Lutyens in collaborazione con Kristupas Sabolius, dal titolo Social Pharmakon. Nel 2014 ha coordinato una performance di Lutyens nell’ambito di una personale alla Galleria Alberta Pane in collaborazione con il Centre Pompidou e a settembre ha collaborato con Evgeny Antufiev in un progetto di residenza presso il Museo MAG. È stata selezionata con altri cinque curatori per il de Appel Curatorial Programme di Amsterdam. A fine 2014 ha avviato un progetto internazionale che coinvolge diversi teatri anatomici europei, tra cui de Waag (Amsterdam) e l’Archiginnasio (Bologna). Al momento è coinvolta nella 14° Biennale di Istanbul, dove coordina la produzione di Neurathian Boatstrap.