Lontana da qualsiasi definizione, la poetica di Renato Mambor ha lasciato un segno nell’epopea creativa del Novecento. E ora la mostra alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano ne ripercorre le tappe. Dalla pittura al teatro, passando per il cinema.

Roma, secondo dopoguerra. Qui fu esponente di spicco della “Scuola di Piazza del Popolo” Renato Mambor (Roma, 1936-2014), artista dai mille volti che oggi non ha ancora raggiunto la piena notorietà in ambito nostrano, pur meritando di essere ascritto ad aree di ricerca internazionali. La Galleria Gruppo Credito Valtellinese gli dedica a Milano una vasta retrospettiva (più di ottanta lavori, a cura di Dominique Stella), che ne riassume i vari e multiformi filoni espressivi dalla fine degli Anni Cinquanta fino al 2014, data della sua scomparsa. L’artista era solito dichiarare: “Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore, perché dipingere non è un modo di fare, ma un modo di essere”. Mambor assistette alla nascita della Pop Art in Italia: a Venezia, alla Biennale del 1964, e a Roma, dove gli artisti statunitensi facevano tappa “contaminando” le realtà culturali locali. L’artista prese le distanze da essa, soprattutto dopo un viaggio compiuto a New York nel 1966, durante il quale gli apparve insostenibile la sgargiante superficialità del linguaggio d’oltreoceano, volto alla celebrazione oggettuale dei beni di consumo.

ARTE E VITA

Per Mambor, che tendeva a smaterializzare l’arte, l’oggetto diventava soggetto. Il suo era un approccio sottilmente filosofico e concettuale, per certi versi affine a quello dei protagonisti dell’Arte Povera. Perseguiva la sua via conscio dei cambiamenti epocali che tra gli Anni Sessanta e Settanta avvenivano nell’arte e nella società, e di cui voleva essere parte, coinvolgendo gli altri artisti, gli spettatori, per uscire dalla sua individualità. Riteneva necessario “togliere l’io dal quadro”. I suoi compagni di viaggio furono Tano Festa, Francesco Lo Savio, Pino Pascali, Mario Schifano, Cesare Tacchi. Diario, 1967, opera collettiva, composta da undici tavolette, ognuna di un autore diverso, testimonia gli stretti legami che lo affratellarono a chi, attraverso l’arte, divideva con lui ansie ed entusiasmi quotidiani. Convinto che l’arte fosse “nella vita”, partì dalla pittura (significative le opere Segnali, Ricalchi, Rulli degli Anni Sessanta), e nel contempo, grazie alle doti mimiche, si dava alla recitazione in La Dolce Vita o negli spaghetti western che si giravano a Cinecittà. Approdò alla fotografia, all’installazione, alla performance, alla creazione di oggetti (è del 1972 l’emblematica “mano meccanica” detta Evidenziatore) e, soprattutto, al teatro, dove la compagnia Trousse, da lui fondata, fu efficace espressione del suo “spirito aggregante”.

Renato Mambor, Testimone oculare e binari, Spoleto, 1996, foto documento
Renato Mambor, Testimone oculare e binari, Spoleto, 1996, foto documento

NON SOLO PITTURA

Dagli Anni Novanta ecco poi il ritorno alla pittura (Il Riflettore, Il Viaggiatore, Osservatore con Mandala verde, in cui Mambor si autorappresentava), e la realizzazione di installazioni tridimensionali (Separè, 2007), a chiudere, con rigorosi affondi analitici, un ciclo esistenziale che coincise con quello creativo. Tutto questo è documentato nella mostra milanese dalle opere provenienti dall’Archivio Mambor di Roma, diretto da Patrizia Speciale Mambor, e da collezioni romane, bresciane, milanesi, genovesi. Presente la cabina-installazione Trousse (1976), dove, durante la serata inaugurale, ha preso posto l’attrice Paola Pitagora, interpretando brani “storici” dal repertorio dell’omonima compagnia teatrale. Inedito, infine, il simbolico gruppo scultoreo Re di Cuori.

Alessandra Quattordio

Evento correlato
Nome eventoRenato Mambor - Connessioni invisibili
Vernissage08/02/2017 ore 18.30
Duratadal 08/02/2017 al 25/03/2017
AutoreRenato Mambor
CuratoreDominique Stella
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGALLERIA GRUPPO CREDITO VALTELLINESE
IndirizzoCorso Magenta 59 - Milano - Lombardia
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.