A Vicenza torna la danza. Dentro e fuori rete

A Vicenza, nelle sale del teatro e per la città, riprende il Festival Danza in Rete, con proposte coreografiche plurali e intergenerazionali, tra cui Fabrizio Favale, Pablo Girolami e Nicolas Grimaldi Capitello.

Danza in Rete 2021. Francesco Favale, The Halley solo. Performer Vincenzo Cappuccio. Photo Alice Mattiolo
Danza in Rete 2021. Francesco Favale, The Halley solo. Performer Vincenzo Cappuccio. Photo Alice Mattiolo

Continuamente rimandato, ripensato, più volte calendarizzato e riadattato, il festival Danza in Rete del Teatro Comunale di Vicenza ha finalmente cominciato la sua programmazione.

DANZARE COME LA COMETA DI HALLEY

Tra le proposte off, in prima regionale, The Halley solo di Francesco Favale. Il titolo allude al corpo celeste della nota cometa, mentre quello in carne dal vivo era di Vincenzo Cappuccio. Le mille linee, le cadute e le virate della cometa di Halley in questo bellissimo assolo si sono disseminate (purtroppo solo frontalmente, in una costrizione ancora tutta contingente per le cautele d’obbligo) nel meraviglioso spazio del palladiano Palazzo Chiericati, con la pinacoteca civica che qui ha sede, e meriterebbe una gita a parte: anche questo è un pregio del portare la danza fuori-sede, fuori-rete, ossia non tanto o non solo per indicare come certi spazi non teatrali possono essere abitati dai corpi performativi con temporalità inedite e possibili, ma anche per sollecitare nuove attenzioni nei confronti di luoghi urbani e della vita comune a cui nuovamente tornare con presenze e prossimità capaci di nuove alleanze.

Danza in Rete 2021. Francesco Favale, The Halley solo. Performer Vincenzo Cappuccio. Photo Alice Mattiolo
Danza in Rete 2021. Francesco Favale, The Halley solo. Performer Vincenzo Cappuccio. Photo Alice Mattiolo

Questo di Favale è un assolo coreografico autonomo e composto altrove, costruito come un dispositivo capace però di funzionare in (quasi) tutte le situazioni spaziali: niente di male, anzi, qui gli sguardi più curiosi ogni volta possono provare a generare nuove relazioni e comprensioni con il circostante, e riconoscere nuove energie nella dipendenza proprio tra il movimento e gli sguardi di chi vi partecipa. A Vicenza, la presenza del performer da una parte si è mostrata particolarmente efficace per la prossimità con alcuni enormi mappamondi in legno di diverse misure, esposti in modo permanente nella sala, quasi a evocare nuove geografie di traiettorie con le quali il movimento può connettersi e consuonare: lo spazio dell’immaginazione si incarna nel carattere del corpo che dunque vi si plasma; dall’altra, la quadreria rinascimentale e manierista veneta alle pareti di contorno, ricolma di corpi anche nudi ed esposti in forme e silhouette generose, sempre rigorosamente però in posa, hanno giocato un forte contrappunto con la presenza invece mobile e tonica, e con la tensione ariosa (eppure barbuta) del performer in sala, tra ritmi interrotti, pause e ripartenze, ostentati pas de bourrée e invidiabili inarcature dorsali: tutte le difficoltà di un mondo visto sottosopra non sono dunque che anelli, così sembrerebbero, di una stessa catena del corpo.

Danza in Rete 2021. Pablo Girolami & Giacomo Todeschi, Manbuhsa. Photo Alice Mattiolo
Danza in Rete 2021. Pablo Girolami & Giacomo Todeschi, Manbuhsa. Photo Alice Mattiolo

GIROLAMI & TODESCHI: UNA PLAYLIST DELUDENTE

Nella Sala del Ridotto del Teatro Comunale, invece, Pablo Girolami in coppia con Giacomo Todeschi, ha proposto “in versione estesa” Manbuhsa, sorta di viaggio iniziatico con “gli occhi incollati ai documentari televisivi sugli animali”. La mirabile ricerca sul linguaggio, il rifiuto di una spazialità dinamica, la paziente attesa del gesto nella stasi, fino anche alla rinuncia del movimento per favorire prossimità di seduzione forse erotiche, sempre a favore di una animalità per niente scontata e volendo più diffusamente da indagare, si scontrano però coi limiti di una playlist sonora e ritmica facile-facile, francamente non all’altezza. Tanta ricerca sull’istinto vibratile, innocente e felice, in corpi anche capaci di disubbidienza meritava un paesaggio sonoro meno scontato e risolutorio. Nel fitto di una foresta non si riconosce partitura.

Danza in Rete 2021. Nicolas Grimaldi Capitello, Remember my (lost) family. Photo Alice Mattiolo
Danza in Rete 2021. Nicolas Grimaldi Capitello, Remember my (lost) family. Photo Alice Mattiolo

TRAUMA E NOSTALGIA NELLA DANZA DI NICOLAS GRIMALDI CAPITELLO

Infine, dopo un veloce cambio, sullo stesso palcoscenico, Nicolas Grimaldi Capitello ha presentato in prima nazionale Remember my (lost) family, saga tripartita su “una famiglia perduta”. Se la narrazione è potenzialmente emotiva, nei corpi poi senza ombre né contrasti, negli oggetti consueti del rimosso infantile e nelle figure d’autorità sempre in soccorso, il ricordo è solo rivendicativo, quindi coercitivo, e il trauma ha il sapore della nostalgia. Fa allora riflettere quanto dovrebbe essere importante per questa nuova generazione di coreografi e performer, l’essere capaci di uscire da ogni rete, di bucare il conformismo dilagante, tirar giù vetrine e rompere i modelli che soltanto vendono senza disturbare, prendendosi magari responsabilità non autobiografiche, ma con le mani ingorde invece sul mondo.

– Stefano Tomassini

www.tcvi.it/it/festival-danza-in-rete/programma

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini insegna Coreografia (studi, pratiche, estetiche), Drammaturgia (forme e pratiche) e Teorie della performance all’Università IUAV di Venezia. Si è occupato di Enzo Cosimi, degli scritti coreosofici di Aurel M. Milloss, di Ted Shawn e di librettistica per la danza. Nel 2018 ha pubblicato la monografia "Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell'impossibile" (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, "Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi".