Inizia la Biennale Teatro di Venezia diretta da ricci/forte

La Biennale Teatro 2021 si tinge di “blue” nella prima edizione firmata da Ricci/Forte, in scena a Venezia dal 2 all’11 luglio. “Blue” per ripartire dal cielo e far luce sul baratro in cui siamo sprofondati, ricollocando l’arte teatrale nel posto che merita e, attraverso l’immaginazione, edificare le architetture del domani. Ne abbiamo parlato con Stefano Ricci e Gianni Forte.

Gianni Forte e Stefano Ricci, direttori del settore Teatro della Biennale di Venezia. Photo ©Andrea Avezzù
Gianni Forte e Stefano Ricci, direttori del settore Teatro della Biennale di Venezia. Photo ©Andrea Avezzù

Il colore è movimento: come la luce muove tutto ciò che sfiora, la visione colorata è un’azione fortemente dinamica. Così è la palette di colori immaginata per la tetralogia della direzione di ricci/forte per la Biennale Teatro di Venezia, nella piena consapevolezza che un festival deve mettere in discussione le situazioni contingenti, tornando a commuovere la comunità, in questo momento frammentata e smarrita.
Blue è il colore scelto per questa edizione: il colore dei sogni di Miró, un colore che Goethe descrive dall’effetto visivo strano e inesprimibile, ricco di un’energia che allo stesso tempo dà carica e calma. Il blue è il colore di ciò che vediamo in lontananza e che ci trascina, un colore che sembra tendere al futuro.

Roberto Latini, In Exitu. Photo © Angelo Maggio
Roberto Latini, In Exitu. Photo © Angelo Maggio

INTERVISTA A RICCI/FORTE

Perché partire dal blue?
Stefano Ricci: Il blue è il primo colore che vediamo alzando gli occhi, è questo cielo che racconta anche il nostro essere risibili, perché in quest’ultimo anno e mezzo questa volta celeste a cui diamo valore di profondità assoluta si è trasformata in un soffitto, nel coperchio di una bara, e abbiamo dovuto fare i conti con un ridimensionamento del mestiere di fare teatro.

E verso cosa ci trascinerà il blue in questa Biennale?
Stefano Ricci: Ripartire da questo elemento, che si presta a diverse interpretazioni, racconta l’ambiguità stessa del fare arte e il potere determinante del valore del rito teatrale. Ci sembrava lo sprint idoneo per raccontare una rinascita, un tentativo di chiudere i conti con le criticità che appartenevano all’arte dal vivo e provare a gettare i semi per una nuova grammatica, non soltanto da un punto di vista estetico o concettuale, ma che identificasse nel rito teatrale la possibilità di crescita di una popolazione.

Kornel Mundruczo – Proton Theatre, Hard to be a God © Proton Theatre, Márton ÁGH
Kornel Mundruczo – Proton Theatre, Hard to be a God © Proton Theatre, Márton ÁGH

I LEONI PER IL TEATRO

Il Leone d’Oro quest’anno è andato a Krzysztof Warlikowski, quello d’argento a Kae Tempest: due artisti innovatori, liberi e in grado di illuminare la realtà in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni.
Gianni Forte: I due Leoni ibridano i linguaggi, creano arcipelaghi linguistici, materici o visuali che si fondono e si innestano fra di loro. Sono come speleologi che scendono nelle viscere di ciascuno di noi, mettendo in risalto l’ambiguità della Storia con la “S” maiuscola e della storia più piccola, delle nostre proprie esistenze, offrendoci una società ambivalente che ci porta tutti i giorni a fare i conti con noi stessi.

Ambedue fanno uso di linguaggi ibridi, cercano di ristabilire una connessione tra il teatro e un pubblico il più ampio possibile.
Gianni Forte: E con codici completamente diversi: Warlikowski lavorerà con l’uso personalissimo che fa del video, un mélange tra cinema e teatro; mentre Kae Tempest, grazie a rime con echi shakespeariani e hip hop ultra contemporanei, riesce a dare la possibilità agli spettatori di guardarsi allo specchio e analizzare in profondità il come ci stiamo trasformando, per annunciare che se non ci si muove in tempo la catastrofe è imminente.

Con la loro arte sia Krzysztof Warlikowski che Kae Tempest si fanno dunque portatori di contenuti sociali e politici.
Stefano Ricci: Nel momento in cui si parla di teatro contemporaneo, è chiaro che bisogna farsi carico delle istanze sociali: il tema dell’identità in questo momento è molto sentita in tutta Europa, rispetto al comprendere che il gender è qualcosa di superato. Non si tratta di manifestare orgoglio di appartenenza a qualunque tipo di genere, ma di raccontare la libertà. Prima è stata nominata l’ambiguità, credo che questa parola non debba più esistere. Non c’è più ambiguità ma chiarezza, ognuno rispetto a un proprio percorso espressivo e individuale.
I due artisti premiati quest’anno raccontano il coraggio, non tanto delle loro scelte individuali, ma quello di non restare ancorati a delle grammatiche consuete.

Krzysztof Warlikowski, We are leaving. Photo © Magda Hueckel
Krzysztof Warlikowski, We are leaving. Photo © Magda Hueckel

TEATRO E PANDEMIA

Introducendo Biennale College citate Itten: “Un mondo senza colori sarebbe un universo infelice di ombre”. Eppure il colore dell’ombra è proprio il blue. Un buio da cui ripartire per riscoprire ciò che cresce nei margini e quindi dalle giovani generazioni, le più marginalizzate e colpite da questa pandemia. Quale ruolo può avere in questo un’istituzione come la Biennale di Venezia?
Stefano Ricci: Il senso della formazione è per noi un punto fondante. Abbiamo deciso di investire molte energie nel costruire per i giovani una zona salvifica, un’isola in cui confrontarsi, per rifocillarsi alla luce di una tradizione, anche nella ricerca.
Abbiamo scoperto che la pandemia ha dato un grande impulso ai giovani, una grande consapevolezza, la voglia di governare questo timone pur senza sapere bene verso quale direzione. Al di là di quello che c’è stato di cristallizzato in quest’anno e mezzo, ciò che resterà è questa grande energia divoratrice che sta ritornando e che segnerà sicuramente un momento importante. Biennale è davvero la tenda degli indiani, ha la capacità di convogliare queste energie e dare loro forma.
Gianni Forte: I tre bandi College saranno cantieri di progettazione, scambi di visioni, di idee e di sperimentazione, perché i linguaggi si evolvono continuamente. Sarà una sorta di fucina per mettersi al servizio dell’arte e della cultura che, ci teniamo sempre a dire a vivissima voce, è necessaria e non accessoria.

Oltre ai bandi College di Drammaturgia e Regia, quest’anno avete ideato un nuovo bando site specific, che punta anche a riscoprire la dimensione del teatro in piazza.
Stefano Ricci: Attraverso la creazione del nuovo bando site specific, abbiamo manifestato la volontà di venire incontro alla diffidenza di tornare nei luoghi chiusi e restituire al teatro dal vivo il valore di agorà, di possibilità di farsi voce e carne delle istanze del cittadino.

Margherita Dellantonio

https://www.labiennale.org/it/teatro/2021
http://www.ricciforte.com/

Evento correlato
Nome eventoBiennale Venezia - 49. Festival Internazionale del Teatro
Vernissage02/07/2021
Duratadal 02/07/2021 al 11/07/2021
Autore Ricci/Forte
Genereteatro
Spazio espositivoTEATRO PICCOLO ARSENALE
IndirizzoCampo Della Tana - Venezia - Veneto
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Margherita Dellantonio
Laureata in Beni Culturali con un percorso ibrido tra la storia dell'arte e dello spettacolo, i suoi studi e la sua ricerca si concentrano attualmente sulle arti performative contemporanee. Ha collaborato al progetto editoriale "93 % - materiali per una politica non verbale" ed è tra i fondatori della rivista di critica teatrale "Le Nottole", legata all'Università di Roma La Sapienza. Si occupa inoltre di organizzazione di eventi teatrali e culturali, ambito nel quale ha collaborato, tra gli altri, con La Joven Compañía, residente a Madrid, e con il Teatro di Roma - Teatro Nazionale.