Roma. Teatro e convivialità in un cortile del Quarticciolo

Il Teatro Biblioteca Quarticciolo presenta l’anteprima della stagione 2020/21 con una residenza speciale, che ha coinvolto il Teatro delle Ariette e un intero quartiere della Capitale.

Il progetto speciale Quarticciolo. La vita attorno a un tavolo, che ha visto il Teatro delle Ariette in residenza dal 10 al 13 settembre, ha dato vita a un evento performativo open air, come prima parte del progetto: Teatro Naturale? Io, il couscous e Albert Camus. Il Quarticciolo è una borgata costruita a Roma durante il fascismo, edilizia povera a pianta quadrangolare che recuperava gli elementi strutturali propri dell’architettura romana (schema ortogonale, facciate con logge e archi, volte a botte e a crociera). Ci ha colpito, e ci riferiamo all’evento cui abbiamo assistito il 10 settembre in uno dei cortili del Quarticciolo, il contesto in cui è stato preparato e presentato quello che impropriamente chiamiamo “lo spettacolo”.  Un contesto che ha fatto saltare il rapporto fra il luogo, gli spettatori, la drammaturgia, ovvero i confini fra testo-spettacolo e spettatori-luogo in cui si dà l’evento.

Teatro delle Ariette, Quarticciolo. La vita attorno a un tavolo, 11 settembre 2020
Teatro delle Ariette, Quarticciolo. La vita attorno a un tavolo, 11 settembre 2020

LA STORIA DI TEATRO NATURALE?

Sui due lati più lunghi dello spazio scenico rettangolare sono disposti le due file di spettatori; accanto alle sedie ci sono dei tavolini da bar per appoggiare i bicchieri, bottiglie di vino e la ciotola con il couscous. Su uno dei due lati più corti è installata una cucina vera e propria, dove, durante lo spettacolo, si avvia la cottura del couscous e la sua distribuzione agli spettatori quando la storia raccontata si conclude. Il feeling speciale che si è creato la sera della presentazione di Teatro naturale? si ritrova nel continuum nato fra gli attori delle Ariette (Paola, Stefano e Maurizio) e la storia che hanno raccontato in prima persona. E non importa se questa fosse effettivamente autobiografica, se Stefano abbia inventato o ricostruito una sua esperienza reale ‒  la storia d’amore con una ragazza incontrata in Francia intorno a un piatto di couscous ‒, ciò che conta è la dimensione di convivialità del mangiare e del bere insieme, con una drammaturgia in cui la letteratura de Lo straniero di Camus si innesta con la storia d’amore e con la memoria collettiva di fatti del recente passato: l’Italia degli anni di piombo, la Spagna della Guerra Civile e poi della dittatura di Franco, l’Algeria colonia francese e poi in guerra per l’indipendenza. L’evento si è prolungato nei giorni successivi, nella relazione di convivialità che si è instaurata con gli spettatori, i quali hanno invitato le Ariette alla loro tavola raccontando a casa loro storie della propria vita.

Teatro delle Ariette, Quarticciolo. La vita attorno a un tavolo, 11 settembre 2020
Teatro delle Ariette, Quarticciolo. La vita attorno a un tavolo, 11 settembre 2020

TEATRO OPEN AIR E CONVIVIALITÀ

Fare teatro open air, nei cortili del Quarticciolo, ha significato sfruttare una risorsa naturale, quegli spazi dove gli abitanti si ritrovano, sulle panchine, nei giardini alberati antistanti le loro case perché gli edifici disposti in sequenza formano una successione di piazze in cui i residenti trovano un’occasione di incontro. L’atmosfera speciale che si è creata ci ha permesso di scoprire che la struttura della borgata è uno spazio comunitario naturale, già predisposto a convocare una collettività che si raccoglie per prendere parte a una attività affascinante, quale quella di ascoltare una storia. I giardini, i cortili con le panchine, con le case prospicienti dalle finestra aperte, con il suo sistema di quinte e fondali, di ballatoi, ha una evidente vocazione all’ascolto collettivo, per prender parte tutti insieme a una attività che chiamiamo teatro.
Cosa è ciò che chiamiamo teatro? Per Teatro naturale? è scegliere il luogo dove riunirsi e ogni giorno allestirlo, trasformarlo; accogliere i convenuti e offrire loro da mangiare e da bere, come si fa con un ospite quando lo si invita a casa propria; chiedere agli ospiti di fare qualcosa per il buon esito della serata che si trascorre insieme.
Teatro naturale? produce energia dallo stare insieme ‒ bambini, anziani e adulti di uno stesso quartiere con persone provenienti da altre parti della città ‒ e permette anche di capire l’efficacia di una residenza artistica che è riuscita a penetrare nelle planimetrie urbane e sociali.

Chiara Pirri

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Chiara Pirri
Chiara Pirri (Roma, 1989), residente a Parigi, è studiosa, giornalista e curatrice, attiva nel campo dei linguaggi coreografici contemporanei e delle pratiche performative, in dialogo con le arti visive e multimediali. È capo redattrice Arti Performative per Artribune e dal 2016 collabora con Romaeuropa Festival. Ha curato progetti di comunicazione multimediale per festival e istituzioni come Drodesera - Centrale Fies, Museo MACRO di Roma, Istantanee festival. In Francia cura progetti artistici per aziende e istituzioni (Unesco, Dior, Renault, Loewe, Kering…) attraverso collaborazioni internazionali.