La primavera della performance al Mattatoio di Roma

Al Mattatoio a Testaccio è di scena la performance in un laboratorio permanente sui suoi diversi linguaggi. Il programma dei laboratori, verso il centro d’eccellenza e il master di formazione

Ex Mattatoio Testaccio
Ex Mattatoio Testaccio

Tra i vari progetti che Cesare Pietroiusti, artista e Presidente di Palaexpo, sta mettendo in campo a Roma, accanto alle mostre pensate per il Palazzo delle Esposizioni, c’è, presso la La Pelanda / Mattatoio, a partire dallo scorso 19 marzo e fino al prossimo 19 maggio 2019, un ciclo dedicato alle varie declinazioni della performance, intesa non solo da una angolazione storica e corpografica (teatro, danza, musica, arti visive), ma anche da latitudini più ampie, più marcatamente eterotopiche, aperte a trame che richiamano lo spazio dell’architettura e quello dell’urbanistica: come pure le avventure collettive, le manovre dell’ospitalità, le virtualità.

VERSO IL MASTER DI PERFORMING ARTS

Si tratta della prima fase di un progetto (al momento ancora sperimentale) che vorrebbe, nel 2020, concretarsi in «un corso di alta formazione» e nella creazione di un “laboratorio permanente” che prevede “una forte vocazione interdisciplinare”, grazie anche alla “collaborazione di alcuni festival di eccellenza, di istituzioni universitarie, di docenti italiani ed internazionali attivi nelle varie discipline”, spiega Pietroiusti, e naturalmente “al coinvolgimento del gruppo di studenti e partecipanti”, che non possono non essere l’asse portante, “i veri attivatori della ricerca collettiva, discorsiva e intermediale”.

IL PROGRAMMA

Ad aprire il programma è stato un primo workshop con Luigi Presicce (L’Accademia dell’immobilità, 19-31 marzo 2019) che sarà seguito a ruota da altri tre appuntamenti, con il gruppo teatrale nontantoprecisi (La scena presente, 9-14 aprile 2019), con l’associazione artistica Fanny & Alexander (BAUM! I libri di oz: dalla letteratura al teatro!, 8-11 maggio 2019) fondata nel 1992 a Ravenna da Luigi de Angelis e Chiara Lagani, e con il compositore Stefano Battaglia (La Performance – Dare vita e dare forma, 14-19 maggio 2019), la cui strategia è quella di mostrare, sin dalle sue prime battute, una strada rizomatica che si nutre appunto di linguaggi differenti. Di questo importante disegno didattico dedicato alle live arts (è di questo che si tratta, di un disegno didattico il cui volto è ancora da delineare) vale la pena ricordare l’interesse rivolto a tutte quelle formule creative su cui si punta con uno sguardo felice: e cioè a un particolare orientamento che volge verso l’esperienza continua (come non pensare alla strada aperta da John Dewey): “l’esperienza dell’apprendimento collettivo e condiviso, in un’ottica fortemente interdisciplinare”.

 –Antonello Tolve

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AutoriCesare Pietroiusti, Luigi Presicce
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi 1977) è teorico e critico d’arte. Dottore di ricerca presso l’Università di Salerno, insegna Pedagogia e Didattica dell'Arte e Antropologia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Studioso delle esperienze artistiche e delle teorie critiche del Secondo Novecento, con particolare attenzione al rapporto che intercorre tra arte, critica d’arte e nuove tecnologie. Pubblicista, collabora regolarmente con diverse testate del settore. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, in Italia e all'estero e vari cataloghi di artisti. Collabora, a Salerno, con la Fondazione Filiberto Menna e dirige con Stefania Zuliani, per l’editore Plectica, la collana Il presente dell’arte. Tra i suoi libri Giardini d’utopia. Aspetti della teatralizzazione nell’arte del Novecento (2008), Gillo Dorfles. Arte e critica d'arte nel secondo Novecento (2011), Giuseppe Stampone. Estetica Neodimensionale / Neodimensional Aesthetics (2011), Bianco-Valente. Geografia delle Emozioni / Geography of Emotions (2011).

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