L’età dell’oro della musica italiana: a Torino gli Anni ’90 dei Casino Royale
Dodicesima edizione per il festival Seeyousound che fino all’8 marzo animerà la città di Torino con performance e proiezioni dedicate al mondo della musica: la storica band pioniera del crossover ha aperto la rassegna con un progetto speciale
Come da tradizione, anche quest’anno torna a Torino Seeyousound International Music Film Festival, la prima rassegna in Italia interamente dedicata al rapporto tra musica e cinema. E lo fa al grido di MAKE SOME NOISE, sottotitolo di questa nuova edizione che invita alla creazione e alla diffusione di impulsi creativi in grado di rompere gli schemi facendosi linguaggio del brulichio della controcultura. Concepita nel 2012 con l’intento di soddisfare contemporaneamente cinefili e melomani – in un capoluogo/fucina di importanti sperimentazioni musicali e cinematografiche –, la manifestazione spegne ora dodici candeline confermandosi ancora una volta un’occasione unica per addentrarsi in un sottobosco fertilissimo nel quale andare a caccia di film, mostre, talk, e concerti dislocati qua e là.
Il programma del festival Seeyousound 2026 a Torino
Dal Cinema Massimo al Magazzino sul Po, passando per l’Accademia di Belle Arti e la Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio di Torino (SMET), sono diverse infatti le location che fino all’8 marzo accolgono numerosi ospiti nostrani e internazionali tra musicisti, registi, e artisti visivi. Un programma più che ricco che prevede ben 68 film – di cui 3 anteprime assolute –, 16 performance musicali, 2 mostre e pure una residenza artistica. A inaugurare il tutto, il 3 febbraio, è stato un progetto speciale interamente dedicato al percorso artistico dei Casino Royale: un evento emozionante, sul quale forse si erano create aspettative diverse.

Chi sono i Casino Royale
Partita nel 1987 da Milano, l’esperienza dei Casino Royale è soprattutto emblematica per descrivere quel fermento pazzesco che ha dominato la scena italiana lungo tutti gli Anni ’90. Un’epoca incredibile, in cui un’emittente come MTV aveva il potere di diffondere una certa esterofilia che confluiva in una creatività sonora, e non, figlia delle ceneri delle decadi precedenti. Un hummus culturale in cui confluiva tutto ciò che veniva dall’Inghilterra e oltre, dove il trip hop di Bristol si fondeva con l’elettronica, lo ska, la dancehall, nonché con l’hip hop d’oltre oceano: il momento giusto per far emergere il talento di complessi quali 99 Posse, gli Africa Unite, gli Almamegretta, i Subsonica, e di artisti quali Giuliano Palma, Alessio Bertallot, e Claudio Sinatti. In questa piccola età dell’oro italiana, i Casino Royale si incastrano perfettamente completando un puzzle che, seppur con forme nuove, continua ancora a pulsare. Con alle spalle album iconici quali Dainamaita (1993), Sempre più vicini (1995), e CRX (1997) il viaggio dei Casino Royale ha dovuto affrontare momenti difficili e battute d’arresto che ne hanno modificato la rotta senza mai interrompere del tutto il flusso. A conferma di ciò è Fumo (2025), la loro ultima fatica discografica a cui hanno fatto accenno venerdì in apertura del Seeyousound.

Casino Royale: l’opening del Seeyousound
Introdotto dai suoi fondatori, Alessandro Battaglini e Carlo Griseri, Casino Royale SUONO/VISIONE/SUONO ha segnato ufficialmente l’inizio del festival partendo dalla presentazione inedita di due film dal sapore onirico e allucinato, concepiti con il frontman Alioscia Bisceglia, e la band stessa: Quarantine Scenario e Alba ad ovest dei registi (presenti in sala) Pepsy Romanoff e Franky Caradonna. Due lavori che purtroppo non brillano per originalità e per completezza, ma che confermano ancora una volta un’urgenza creativa difficile da contenere. Intensa e coinvolgente è, invece, la scelta delle musiche che, in ambo i casi, riesce a dipingere dei paesaggi sonori che si fanno al contempo nostalgici stati d’animo. Una peculiarità che spicca soprattutto in Quarantine Scenario, dove Bisceglia e soci hanno collaborato con artisti del calibro di Howie B, C’mon Tigre, Gloria Campaner e Alessandro Baricco.
Casino Royale: il concerto e il talk
A chiudere la serata, un concerto sentito (ma con volumi ballerini) durante il quale 6 brani, come Vivi, Fumo, e le celebri CRX e Sempre più vicino, si sono alternati ad alcuni momenti di dialogo con Bisceglia. Fra questi, il più toccante è stato forse quello in cui è stata chiesta qualche riflessione sul loro sentirsi politici o meno: “Noi siamo un gruppo politico”, ha replicato Bisceglia, “con il nostro codice, con un linguaggio nostro, certo, ma penso che cerchiamo di narrare la vita di ogni giorno con le sue contraddizioni, e questo è il primo passo per poi occuparsi di noi stessi, occuparsi di chi ti sta vicino, ritrovare un senso di comunità, analizzare quello che succede e pigliare una posizione”. E ancora, riferendosi all’evento: “Questa è una situazione d’incontro. Questa è magia, questo è quello di cui abbiamo bisogno, questo è politico, stare assieme, è molto semplice”. E in effetti, non potevano esserci parole migliori per descrivere un festival che, con le sue proposte e il suo seguito, ha sempre lavorato sull’importanza del fare aggregazione. Soprattutto in momenti “particolari” come quello attuale. Principio sul quale, d’altro canto, si fonda anche la musica stessa.
Valerio Veneruso
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