Nel carcere di Opera le barche dei migranti diventano strumenti musicali

Il progetto “Metamorfosi” della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti di Milano recupera il legno dai naufragi sulle coste di Lampedusa perché sia riutilizzato nella falegnameria della casa di reclusione

Il laboratorio di liuteria nel carcere di Opera © Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti
Il laboratorio di liuteria nel carcere di Opera © Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti

Da legno di morte a legno da musica: è un’autentica Metamorfosi il progetto della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti di Milano, che recupera il legname di dieci barconi approdati dal Nord Africa a Lampedusa perché diventi occasione di riscatto e testimonianza. Le stesse “carrette” del mare con cui decine di migranti hanno toccato le coste dell’isola di Lampedusa andranno infatti nel laboratorio di falegnameria del carcere di Opera, fuori Milano, perché diventino strumenti musicali. Il progetto, che nasce in seno alla cooperazione di lunga data tra la Fondazione di Arnoldo Mosca Mondadori e Marisa Baldoni e la casa di reclusione diretta da Silvio Di Gregorio, ha richiesto un particolare livello di cooperazione per il recupero delle imbarcazioni e la loro conversione: senza l’aiuto della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, il direttore dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli Marcello Minenna e la prefetta di Agrigento Maria Rita Cocciufa niente di tutto questo sarebbe stato possibile.

Il laboratorio nel carcere di Opera © Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti
Il laboratorio nel carcere di Opera © Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti

IL PROGETTTO METAMORFOSI E L’ORCHESTRA DEL MARE

Nonostante la Fondazione di matrice cattolica lavori da molti anni con la musica come strumento di dialogo – è del 2011 la donazione di violini a un gruppo di ragazzi rom, diretti in concerto da Battiato in persona –, il suo lavoro con la liuteria nasce da un esperimento. Durante il periodo natalizio del 2021, i detenuti di Opera stavano costruendo dei presepi nel laboratorio di falegnameria, quando il liutaio Enrico Allorto iniziò a usare lo stesso legno per fare un violino: “All’inizio non pensavamo potesse suonare. Invece non solo poteva, ma dava vita a un suono che tocca l’anima”, racconta il filantropo, scrittore e poeta Arnoldo Mosca Mondadori, co-fondatore della Casa con Marisa Baldoni. Così è nato l’ormai celebre Violino del Mare, che alla presenza di Papa Francesco (e da lui benedetto) è stato suonato lo scorso 4 febbraio da Carlo Maria Parazzoli, primo violino dell’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia, per poi cominciare un viaggio internazionale come testimonianza.
Da questo primo successo è maturata la decisione di creare una intera Orchestra del Mare, con la sapiente guida dell’artigiano siciliano Francesco Tuccio, e, dopo aver ottenuto l’affido delle nuove imbarcazioni destinate al macero, è stata instradata la produzione: “L’obiettivo del progetto è far costruire questi strumenti alle persone detenute, assegnando loro un lavoro di valore. Quando saranno realizzati – se ci abbiamo messo due mesi per un violino, il primo quartetto d’archi sarà pronto a Natale e in capo a tre anni avremo un organico abbastanza ampio – vogliamo prestarli ai migliori musicisti perché narrino il dramma contemporaneo della migrazione. Saranno gli stessi artisti a scrivere delle nuove composizioni apposta per questi strumenti, esattamente come Nicola Piovani ha scritto il Canto del Legno per il Violino del Mare”, spiega Mosca Mondadori.

Papa Francesco e il Violino del Mare © Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti
Papa Francesco e il Violino del Mare © Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti

LA FONDAZIONE CASA DELLO SPIRITO DI MILANO

Affiancata da una omonima Cooperativa nel 2018, la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti è una piattaforma internazionale che lavora con i reclusi, i migranti e gli emarginati, aprendoli a percorsi professionali di pari passo con un percorso spirituale-religioso cristiano, come la produzione di vino per l’eucarestia e quella del pane per le ostie. Già prima della sua istituzione nel 2012, la Fondazione cooperava con associazioni internazionali e artisti, con un occhio di riguardo per l’approdo siciliano al centro di Metamorfosi: “La vicinanza a Lampedusa ebbe inizio nel 2000, quando ci andai per la prima volta: toccai con mano la realtà degli sbarchi, già comuni allora, e delle persone coinvolte. Nacque l’idea di lasciare un segno sull’isola”, racconta Mosca Mondadori. Questa la genesi dell’opera del 2008 di Mimmo Paladino Porta di Lampedusa – Porta d’Europa, realizzata anche grazie ad Amani Onlus, che da allora accoglie i migranti sull’isola e funge da memento dei naufraghi scomparsi nel Mediterraneo. Di lì a breve venne utilizzato per la prima volta anche il legno dei famigerati “barconi”, quando Mosca Mondadori coinvolse Tuccio nel progetto della Croce di Lampedusa: due simboliche assi di due metri l’una, che inchiodate assieme arrivano a pensare 25 chili, che nel corso degli anni hanno attraversato 2400 chiese e santuari nel mondo sulle spalle dei diversi volontari.
I progetti di lavoro e produzione di manufatti significativi – che da Opera intendono allargarsi ad altre carceri sensibili e collegarle a falegnamerie dismesse – si affiancano a un più ampio proposito didattico della Fondazione, finalizzato a scindere la “questione migranti” dalla sua strumentalizzazione politica e rendendola, sottolinea Mosca Mondadori, un punto di incontro tra i diversi Paesi europei. Il tutto, partendo da ragazze e ragazzi: “Vogliamo che alcuni di questi barconi siano usati per le scuole, perché le persone migranti possano raccontare ai giovani cos’è il loro viaggio. Quando sono andato a Lampedusa e ho visto 70 persone su una barca di 6 metri ho visto con i miei occhi il dramma di cui si parla tanto e conosce poco”, spiega asciutto il co-fondatore. “Nelle ‘stive’ da 80 centimetri sono pigiati bambini e persone fragili, e quando queste barche si rivoltano in mare sono i primi a restare intrappolati. Davanti a questa tragedia non bisogna parlare a vanvera, ma far conoscere”.

Giulia Giaume

https://casaspiritoarti.it/it/

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.