Il tempo nei video di Franco Battiato. Ecco 6 videoclip per ricordarlo

Ripercorriamo parte della carriera musicale del maestro appena scomparso seguendo 5 videoclip – più 1 – che hanno come filo conduttore lo scorrere del tempo.

Parlare in maniera esaustiva di una figura come Franco Battiato è un compito tanto complesso quanto fallimentare sul nascere dal momento che il suo essere un artista totale ci ha concesso di poter fruire in eterno di un’eredità inestimabile che si muove tra le discipline più disparate. Per questo motivo abbiamo deciso di omaggiare il cantautore siculo concentrandoci su quello che è stato un altro suo amato medium espressivo: il video. Il rapporto che Battiato ha avuto con il teatro, il cinema, e le immagini in movimento, ha sempre viaggiato parallelamente con quello coltivato attraverso la musica portandolo a confrontarsi personalmente con il mezzo cinematografico dapprima come attore – come avvenne per una comparsata nel film del 1971 Baba Yaga, diretto da Corrado Farina con la sceneggiatura di Crepax – e successivamente come regista (senza dimenticare dell’uso che il cinema ha fatto delle opere musicali di Battiato, un esempio su tutti: la scena onirica della partita di pallanuoto ripresa sulle note di E ti vengo a cercare in Palombella Rossa di Nanni Moretti). Oltre ad aver prodotto film e documentari, forse non tutti sanno che Battiato ha firmato anche la regia della maggior parte dei suoi video musicali; per Battiato il videoclip era infatti un’ennesima dimostrazione di libertà espressiva: una dimensione nella quale poter dare forma alle proprie evocazioni senza preoccuparsi di apparire naive o provocatorio. Il videoclip era il luogo adatto per estendere quell’immaginario visivo (fatto di colori, atmosfere esotiche, abiti e posture particolari) che proveniva direttamente dalle copertine di alcuni suoi dischi magistralmente realizzate dal graphic designer Francesco Messina (autore del concept grafico di pietre miliari quali L’era del cinghiale bianco,La voce del padrone e Mondi lontanissimi, giusto per citarne alcune). Ripercorriamo dunque parte della sua carriera musicale seguendo cinque videoclip – più uno – che hanno come filo conduttore lo scorrere del tempo.

-Valerio Veneruso

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1. LA STAGIONE DELL’AMORE

Un uomo e una donna compiono un goffo balletto in diagonale immersi in un bianco tanto sognante quanto emblema estetico degli Anni Ottanta; era infatti il 1983 quando apparve La stagione dell’amore: un monito a vivere il proprio tempo senza rimpianti ma con la piena consapevolezza che ogni cosa è passeggera e che tutto segue cicli che rispondono a volontà altre. Il video, estremamente minimale, ci presenta un Battiato solenne e beffardo intento a imbastire una danza così coinvolgente da far muovere perfino le ginocchia ai preti: una coreografia divertente e spiazzante fatta anche di luci, ombre ed elementi d’arredo (come delle banalissime tapparelle).

2. NO TIME NO SPACE

Il video di No time, no space – singolo contenuto nell’album Mondi lontanissimi (1985, EMI) – ha dell’incredibile: si apre con un suonatore di tabla che, insieme allo stesso Battiato e a tutti i musicisti presenti nel medesimo teatro, ci accoglie in un viaggio di tre minuti e mezzo caratterizzato da un unico piano sequenza. Alternandosi tra immagini eteree di dervisci in preda alle proprie danze, l’intero video è in effetti una ripresa unica che segue rispettivamente ogni figura presente sul palco. Gli occhi dei protagonisti di questa messa in scena sono diretti verso la camera e, di riflesso, verso quelli dello spettatore ipnotizzato tanto dai suoni che sente quanto da ciò che vede. La presenza statica e sorniona di Battiato (in netto contrasto con il testo del brano, decisamente avveniristico e avventuroso) sembra dissolversi solo sul finale quando, in maniera subitanea, il cantante si alza dal suo tappeto per infilarsi le scarpe e guadagnare l’uscita non prima di aver guardato un’ultima volta verso di noi.

3. LA CURA

Nel 1997 Riccardo Paoletti, regista attivo soprattutto in ambito televisivo, ha avuto il compito di donare delle immagini a quella che poi diventerà una canzone eterna, nonché uno dei brani più celebri e struggenti dell’artista siciliano, ovvero La cura. Girato a Lisbona, e caratterizzato da immagini volutamente fuori fuoco, l’intero videoclip si muove in maniera melliflua per raccontare di silenzi, di speranze e di ritorni in attesa che tutto si dissolva per sempre.

4. IL BALLO DEL POTERE

Riferimenti al teatro povero di Jerzy Grotowski, al costruttivismo russo e alle atmosfere felliniane sono al centro di questo video girato nel 1998 da Francesco Fei. Due personaggi, dal sapore novecentesco, si cercano e si rincorrono su di una pedana rotante mentre alcuni schermi trasmettono immagini di danze ataviche e di riti tribali poiché, come aggiunge anche il noto presentatore televisivo, Andrea Pezzi, verso il finale: “The circle symbolizes Tai Chi which is formless and above duality. Here it is manifesting itself as the progenitor of the universe. It is divided into Yin (the dark) and Yang (the light) which signify. The negative and positive poles. Pairs of opposites, passive and active, female and male Moon and Sun“.

5. INNERES AUGE

La mano di Franco Battiato si sposta dall’obbiettivo della fotocamera per rivelarci, con irresistibile sfrontatezza, miserie e criticità proprie dello scenario politico italiano di allora.  Accompagnato dall’amico di una vita – il filosofo Manlio Sgalambro (Lentini 1924, Catania 2014) – Battiato snocciola, in maniera ipnotica e dinamica, una serie di monumenti e simboli di potere accostandoli alla continua ricerca di una linea verticale che, non ci spinge verso la materia bensì verso lo spirito. Il video, girato dagli stessi Battiato e Sgalambro nel 2009, si apre e si chiude in maniera identica facendo così esplicito riferimento a quell’occhio interiore che dà poi il titolo al brano stesso.

6. LE NOSTRE ANIME

L’ultima apparizione di Battiato all’interno di un suo videoclip la si ritrova in Le nostre anime, video musicale girato nel 2015 dallo stesso cantautore per promuovere l’uscita dell’album antologico Anthology – Le nostre anime. Guardare adesso questo video, al quale hanno preso parte anche gli attori Alba Rohrwacher e Luca Marinelli, fa pensare a un testamento ideale atto a ricordarci di quanto ogni cosa sia vacuità.

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.