Ciao Sophie. Morta a 34 anni ad Atene la dj e producer, regina di Club To Club

Visionarie le sue esibizioni al celebre festival torinese di musica avant-pop. Il ricordo di La Niña, cantante e performer napoletana, e di Alessandro Cane, studioso di queer culture

Club To Club BASE Milano 2018. Sophie. Photo Daniele Baldi
Club To Club BASE Milano 2018. Sophie. Photo Daniele Baldi

Il 30 gennaio 2021 è scomparsa ad Atene una delle personalità più interessanti della scena musicale europea, Sophie. Nome d’arte di Sophie Xeon, era una producer discografica, cantante e dj originaria di Glasgow dov’era nata nel 1986, le cui visionarie apparizioni al festival Club To Club di Torino rimarranno per sempre nella storia. Ad annunciare la morte è stata la casa discografica Transgressive, su Twitter, che la mattina del 30 gennaio ha scritto: “la nostra bellissima Sophie è tragicamente scomparsa questa mattina dopo un bruttissimo incidente. Fedele alla sua spiritualità, si era arrampicata per guardare la luna ed è scivolata cadendo accidentalmente. Lei sarà sempre qui con noi. La famiglia ringrazia tutti per l’amore ed il supporto e chiede un po’ di privacy in questo momento devastante”. L’artista aveva iniziato a farsi conoscere nel 2013 con il suo primo singolo Nothing More to Say, dove aveva sperimentato diverse sfere musicali muovendosi tra la musica dance underground e le etichette pop più conosciute. Nel 2015 in Product, compilation di singoli, era esplosa con Lemonade ‒ tra i suoi pezzi più noti insieme a Blipp ‒ usata anche da McDonald’s per una campagna pubblicitaria. Nel 2017 era uscito Its Okay to Cry, una ballad romantica e travolgente con un videoclip da lei diretto e nel 2018 aveva pubblicato il suo primo album, Oil of Every Pearls Un-Insides.

L’OMAGGIO A SOPHIE DI LA NIÑA

La cantante e performer napoletana La Niña, nome d’arte di Carola Moccia, considera Sophie uno dei suoi più importanti riferimenti nel panorama musicale internazionale: “nella musica come nella vita, credo che il concetto ed il fenomeno più paradigmatico della natura umana sia il divenire. Diventare se stessi ogni giorno è assai più complicato che semplicemente esserlo, quante volte mi sono ritrovata a fare la parte di quella che credevo dovesse essere ‘me stessa’. Per fortuna ci sono persone che ci salvano da questa immobilità. SOPHIE ad esempio è un artista che mi ha sempre scioccata, mi ha esplosa” con linstabilità della sua arte, facendomi sentire bionica e vulnerabile, sexy ed orrenda al tempo stesso. Ho capito con il tempo che è così che voglio sentirmi ogni giorno, persa, impaurita e poi sollevata nel momento in cui mi accorgo che quello che tanto ho cercato allo specchio è già andato perso in quellistante in cui lo sto guardando”.

PAROLA AD ALESSANDRO CANE

Sonorità elettroniche, cyborg, chirurgiche e sperimentali modulano e trasformano il corpo in spirito mutevole, transitorio e immateriale. Per Sophie il corpo, la voce, la fisicità erano un mezzo per esprimere la propria anima e spirito attraverso un viaggio trans-musicale nellinteriorità”. A parlare è Alessandro Cane, che si occupa di studi di genere e queer culture e attualmente studia Gender Studies presso la SOAS di Londra. “Attraverso il suono, la musica Sophie amplificava e dava voce alla sua natura transgender, prendeva controllo del suo corpo e ne rivelava la costante transizione verso un nuovo sé, oltre i limiti della fisicità. Non maschio, non femmina, trans: un movimento di scoperta della propria identità, delle proprie potenzialità trasformative, ingegneria chirurgica e spirituale. Per Sophie la transessualità era frutto di una lotta, verso un equilibrio tra corpo e anima, tra ciò che appare e ciò che vogliamo mostrare. Era un modo di guardare il mondo e di riflettere la propria femminilità in modo nuovo, transgenere, cyborg e frutto di trasformazioni corporee e politiche. La voce e il corpo di Sophie reclamavano spazio e visibilità, erano attivismo e lotta politica, inno allamore di sé e degli altri. Essere trans significa superare i costrutti sociali, la cultura del binarismo sessuale e identitario, significa creare nuovi percorsi, nuovi modi di pensare, provare emozioni e generare emozioni. La transessualità è un mezzo per arrivare alla consapevolezza delle proprie scelte e della propria vita, è un atto evolutivo modellato dalla tecnologia e dalla musica, è adattare il mondo alla propria individualità e provocare un cambiamento. Con le sue canzoni Sophie apriva il suo corpo, mostrava la natura fragile, transitoria, effimera della vita e per questo da preservare e trasformare, da sostenere e accudire. In ‘Whole New World/Pretend World’ Sophie cantava la speranza di un nuovo mondo visibile solo attraverso gli occhi dell’altro da sé, riflesso di sé, in uno scambio di sguardi che alludono alla nuova visibilità, alla nuova presenza del corpo transgenere nel mondo. Il suono si frantuma, si frammenta, la voce si fa ora dura e crudele, ora soffice e dolce, ci accompagna nella metamorfosi perpetua tra la vita e la morte. Tutto ciò che ci rimane è l’ultimo grido politico transgender: ‘I could be anything I want’”.

-Bianca Felicori

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Bianca Felicori
Bianca Felicori è architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso nella redazione di Domus insieme all’ex direttore Nicola Di Battista, correlatore della sua tesi di laurea triennale “L’occhio dell’arte in Domus” dedicata al rapporto tra la disciplina artistica e quella architettonica, con il contributo di Mimmo Paladino. Dopo l’esperienza all’interno della redazione, partecipa attivamente agli eventi dedicati all’architettura in Italia - Salone Internazionale del Mobile e Biennale di Venezia. Nata a Bologna e residente a Milano, è oggi redattrice di Artribune e si occupa di architettura e arti visive.