Titanic. Un naufragio in musica

Tutti sanno che l’orchestra suonava quando il transatlantico affondava. Forse è proprio per questo che tanti musicisti sono affascinati da quell’evento. Ecco alcune delle loro storie.

Lo Steinway Model B, uno dei sei pianoforti a bordo del Titanic. Courtesy Vintage Digital Revival LLC
Lo Steinway Model B, uno dei sei pianoforti a bordo del Titanic. Courtesy Vintage Digital Revival LLC

Il naufragio del Titanic continua a ossessionare artisti e creativi, che cercano di rievocare, più o meno realisticamente, la rotta inquieta del transatlantico che il 10 aprile 1912 salpava da Southampton, direzione New York, volgendo per sempre le spalle alla terra. Il suo, un atto di audacia: confondere i patti che reggono il mondo ben distinto nei suoi elementi, sommuovere ogni confine, sradicare l’antico dio Termine, affrontare il mare come fosse pòntos tra terre distanti, il più necessario e rischioso dei ponti.

UN VIDEO E UN GIOCO

Titanic Sinks. Real Time è un video che ci catapulta, con un sottofondo di suoni atmosferici, alle 23:39 esatte del 14 aprile 1912, quando l’equipaggio avvista per la prima volta la punta dell’iceberg che sarà fatale. Il panico, lo si intuisce dalle parole del capitano, si impossessa di chi potrebbe ancora fare qualcosa per evitare il disastro; ma bisogna aspettare un minuto prima che si verifichi l’impatto tra la fiancata della nave e l’estremità dell’iceberg. Il resto – il tutto dura due ore – ve lo lasciamo immaginare o vedere, se ne avrete la pazienza. I creatori del video, certo non un capolavoro di arte digitale, stanno cercando di monetizzare con un videogioco intitolato Titanic Honor & Glory – per farsi un’idea, o per contribuire con l’immancabile crowdfunding, basta visitarne il sito.

Titanic Sinks. Real Time. Still da film
Titanic Sinks. Real Time. Still da film

BRIAN ENO E GAVIN BRYARS

Con ben altro spessore, Brian Eno ha raccontato in musica “il fallimento catastrofico del Titanic” nel recente The Ship (Warp). E un altro grande compositore inglese, Gavin Bryars, aveva rieseguito a Venezia, durante la 49. Biennale, The Sinking of the Titanic, opera aperta e semi-aleatoria sottoposta a continui aggiustamenti dall’anno della sua composizione, il 1969. Affiancato dall’ensemble AlterEgo e dai turntables di Philip Jeck, Bryars si cimentava in una versione iper-espansa della composizione, poi fatta uscire su disco dalla Touch Records.
Gli archi e le voci registrate degli scampati alla catastrofe omaggiano quell’orchestrina che – sono proprio i superstiti a ricordare – ha continuato a intonare un ragtime per i passeggeri del Titanic sino alle 2:20 del mattino, sino al momento dell’inabissamento totale, nel diaframma infinitesimale di tempo che separa la terra e l’acqua, la vita e la morte.

Vincenzo Santarcangelo

www.titanichg.com
www.touch33.net
www.warp.net

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo insegna al Politecnico di Torino e allo IED di Milano. Membro del gruppo di ricerca LabOnt (Università di Torino), si occupa di estetica e di filosofia della percezione. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA - Museo della Scultura Contemporanea (Matera). È autore di “Have Your Trip. La musica di Fausto Romitelli” (Milano 2014) e curatore delle edizioni italiane de “L’approccio ecologico alla percezione visiva” di James J. Gibson (Milano 2014) e “Il museo immaginario delle opere musicali” di Lydia Goehr (Milano 2016). Scrive per La Lettura (Corriere della Sera), Artribune e il Tascabile Treccani.