Trainspotting 30 anni dopo. Il capolavoro di Danny Boyle torna al cinema (ma solo per 3 giorni)

A tutti gli affezionati del beffardo Mark Renton e dei suoi “cosiddetti amici”: il cult Anni ’90 tratto dal romanzo di Irvine Welsh torna sul grande schermo dal 19 al 21 ottobre

“Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai-da-te e chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”. Con questo monologo indimenticabile si apriva uno dei film più iconici degli Anni ’90. Stiamo ovviamente parlando di Trainspotting che, in occasione del suo trentesimo anniversario, ritorna al cinema in una versione restaurata in 4K.

L’impatto e la fortuna del film cult “Trainspotting”

Diretto da Danny Boyle nel 1996, Trainspotting fa ormai parte di una lunga lista di film da vedere assolutamente almeno una volta nella vita (a differenza invece del suo disastroso sequel del 2017). Grazie a un tono “cool” e sardonico, che cinicamente prende le distanze dalle solite narrazioni retoriche o melodrammatiche sulla dipendenza da eroina (che hanno toccato i picchi più alti in Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino o Amore tossico), l’adattamento cinematografico dell’eponimo romanzo di Irvine Welsh ha impiegato pochissimo tempo a diventare un vero e proprio cult capace di rappresentare una generazione. Ad aumentarne il mito: un’incredibile regia da videoclip con tanto di effetti speciali non digitali e inquadrature claustrofobiche, attori clamorosi in grado di rendere adorabili anche i personaggi più spregevoli, e una colonna sonora iconica che ha reso immortali brani come Lust for life di Iggy Pop, Perfect day di Lou Reed, e Born Slippy degli Underworld.

La storia di “Trainspotting”

Ambientato in una Scozia dilaniata dal degrado, il film segue le vicende del giovane tossicodipendente Mark Renton – magistralmente interpretato da Ewan McGregor – e dei suoi partner in crime Spud, Begbie, Tommy e Sick Boy. Particolarmente dediti alla coltivazione sfrenata di dipendenze varie (che siano l’eroina, il brivido della violenza gratuita o le relazioni sentimentali poco importa), i cinque antieroi trascinano i propri corpi nel tentativo malsano di svoltare la giornata con sotterfugi e illegalità varie fino a quando uno di loro arriverà così tanto a toccare il fondo da decidere di stravolgere drasticamente il rapporto di amicizia che fino ad allora li teneva più o meno uniti.

Il ritorno di Trainspotting al cinema

Feroce e sardonica critica sociale rivolta tanto all’eredità politica di una figura come Margaret Thatcher quanto all’ipocrita e cruda natura dell’essere umano, Trainspotting è diventato un vero e proprio manifesto nichilista che, dal 19 al 21 ottobre, si può finalmente rivedere nelle sale italiane. Scegliete la cultura, scegliete i bei film, scegliete di andare a vedere Trainspotting.

Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso

Valerio Veneruso

Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM –…

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