L’archeologo che pensò di uccidere Hitler e Mussolini. Ora la sua storia diventa un film
Elio Germano è l'archeologo Bianchi Bandinelli, protagonista de "L'uomo che poteva cambiare il mondo". Il film, al cinema dal 19 novembre, romanza la visita dei vertici del partito nazista in Italia nel 1938. E il possibile attentato che non vi fu mai
In pieno fascismo, un archeologo viene incaricato di scortare il cancelliere nazista, e l’ospitante dittatore italiano, nel suo viaggio nelle città d’arte italiane. L’uomo, spiritualmente distante dal fascismo, non può rifiutare, e si trova costretto ad accompagnare i due dittatori in quattro giorni di passeggiata archeologica e artistica che diventano terreno di tensioni e scelte gravide di conseguenze. È questa la storia che ispira L’uomo che poteva cambiare il mondo, il film diretto da Anne Paulicevich, con protagonista Elio Germano, in sala dal 19 novembre.
La trama del film “L’uomo che poteva cambiare il mondo”
Il film segue la visita ufficiale di Adolf Hitler in Italia nel contesto dell’Asse Roma-Berlino. Il cancelliere del Reich, che da cinque anni ricopriva la posizione, visitò le città di Napoli, Firenze e Roma accompagnato da Mussolini, dal re Vittorio Emanuele III e da diverse autorità civili e militari del regime. Tra questi c’era anche il più autorevole archeologo italiano del tempo, allora nemmeno quarantenne, chiamato a fargli da cicerone tra i tesori italiani (anche grazie alla conoscenza del tedesco): era Ranuccio Bianchi Bandinelli.

La vera storia di Ranuccio Bianchi Bandinelli
Ranuccio Bianchi Bandinelli (Siena, 1900 – Roma, 1975) è stato uno dei maggiori archeologi e intellettuali italiani del Novecento. All’attività di studio – come docente universirario e autore di ricerche specialistiche (soprattutto sugli etruschi) ed enciclopedie – ha associato un impegno civile nell’Amministrazione dei beni culturali e politico come esponente del Partito Comunista.
L’episodio raccolto da Paulicevich è liberamente ispirato al suo diario Hitler e Mussolini. 1938: il viaggio del Führer in Italia, lo stesso da cui è stato tratto il documentario L’uomo che non cambiò la Storia prodotto da Luce-Cinecittà nel 2016 e diretto da Enrico Caria. Sono tutti presenti, in questo diario, i temi che ritroviamo nel film: la distanza ideologica dal regime (si definì “un antifascista generico”), il tentativo di sottrarsi all’ordine, ma soprattutto il fatto di aver pensato di organizzare in quei giorni un attentato per uccidere i dittatori. Cambiando, di fatto, il corso della storia.

L’archeologia come impegno politico. Il ricordo di Argan
“Amava molto la scuola, la lasciò quando si persuase che, per salvare la scuola, bisognava lasciare l’università. La lasciò, anche, per dedicarsi interamente ad una grande impresa scientifica, l’Enciclopedia dell’Antichità“, ricordava il celebre critico d’arte Giulio Carlo Argan, che proprio in suo onore fondò un istituto di ricerca, l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli. “La prima forma dell’intelligenza, per lui, era la generosità e quindi l’impegno, anche politico. Subito dopo la guerra accettò di fare il Direttore generale delle Belle Arti: sapeva benissimo ch’era un arido lavoro burocratico in condizioni, poi, particolarmente difficili. Ma era un dovere, verso la cultura e verso il Paese“, continua Argan in un articolo dell’Unità del ’79.
L’eredità di Bianchi Bandinelli, però, è più ampia. Da lui, continua Argan, “è disceso un nuovo modo di concepire e condurre lo scavo: non più per trovare tesori o documenti sensazionali, ma il modesto tessuto di una cultura, gli strumenti della vita quotidiana, le testimonianze delle attività quotidiane. In una parola, la trama di quella che oggi chiamiamo cultura materiale e che, in verità, ci porge una quantità d’informazioni infinitamente maggiore che quelle che può dare un imponente monumento, espressione delle grandi istituzioni del tempo“.
Giulia Giaume
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati