In Romagna c’è discussione attorno all’eredità artistica del Ventennio fascista 

Forlì è al centro del discorso tra mosaici recuperati ed ex-cinema riaperti, ma anche a Cervia e Predappio non mancano i punti d’interesse. Cosa fare di questi luoghi? Come valorizzarne la storia in una prospettiva condivisa e ragionata sul fascismo?

Da qualche settimana sono visitabili i 102 metri lineari di mosaici dedicati alla storia del volo realizzati lungo le pareti del quadriportico dell’ex Collegio Aeronautico di Forlì. Sempre in quel capoluogo, giovedì 13 maggio 2026 s’inaugura l’Auditorium Conad-Città di Forlì, ricavato dalla sala cinematografica dell’ex GIL. Sempre in questi giorni, il Presidente della Regione De Pascale ha annunciato un primo finanziamento per la messa in sicurezza della Colonia Varese di Cervia, capolavoro del Razionalismo; è solo un primo intervento, ma è già qualcosa dopo anni di incuria. Del resto, nel notevole anche se sfortunato documento di candidatura di Forlì a Capitale italiana della Cultura 2018, la valorizzazione del razionalismo in versione ventennio era indicato, giustamente, come un obiettivo da perseguire. Infine, è notizia fresca che iniziano finalmente i lavori per un primo consolidamento della Casa del Fascio di Arnaldo Fuzzi (1934-1937) di Predappio, paese natale, si sa, di Benito Mussolini.

Mosaici del Volo, Forlì
Mosaici del Volo, Forlì

La Casa del Fascio di Predappio

Nel 2010 il Ministero della Cultura e la Regione ER avevano previsto di crearvi un grande centro culturale dedicato alla storia dell’Italia nella prima metà del ‘900, con archivio, biblioteca e uno spazio espositivo permanente. In poche parole, un centro di documentazione dedicato alla storia del Fascismo. Fu istituito un autorevole comitato scientifico che fece un ottimo lavoro, storico, in parallelo con la progettazione architettonica, che incontrò, però, problemi con la Soprintendenza. Il menzionato primo stanziamento giunge solo ora in cantiere, mentre appaiono esaurite, e non solo per il cambio politico nel comune dell’Appennino romagnolo, la determinazione e la fiducia nella possibilità di realizzare davvero il museo sognato oltre 15 anni fa. Che fare, dunque?

Il futuro dei luoghi della cultura fascista

La mia proposta è di farne un museo dedicato all’arte in Italia fra le due guerre mondiali, a partire dal Futurismo con i Boccioni e i Balla, con le opere e i documenti di movimenti come Valori Plastici e Novecento di Margherita Sarfatti, di artisti come Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Arturo Martini, Adolfo Wildt, Virgilio Guidi, Mario Sironi, Achille Funi, Ubaldo Oppi, di architetti come Giuseppe Terragni e Marcello Piacentini, per poi documentare manifestazioni come la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. Sarebbe un modo per contribuire alla lettura del periodo “lateralmente”, evitando il rischio di contrapposizioni laceranti e dunque paralizzanti. Sarebbe un modo per valorizzare artisti che sono stati centrali per l’Europa. Un museo attraente, unico, capace di dare energia a tutto il sistema culturale romagnolo. Ne farei una sezione distaccata della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, che garantirebbe, per ricchezza dei depositi, altezza di capacità artistiche e gestionali e natura istituzionale, pluralità e profondità critica.

La necessità di una posizione condivisa sull’eredità del Fascismo

Voglio essere sincero. Questa proposta non soddisfa certo la necessità che l’Italia abbia un istituto che sintetizzi e metta in scena un’analisi e un giudizio condivisi sul Fascismo, condizione questa necessaria per la solidità della Repubblica, prima ancora che per fare un museo. Ma temo che dobbiamo prendere atto che questa condivisione non c’è ancora e che abbiamo bisogno oggi di ricerca e di confronto, fatti con animo aperto, pulito e sincero, piuttosto che di apparati scenografici di comunicazione.

Mauro Felicori

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