Cosa succede quando a girare per i corridoi di Hogwarts non è un mago, ma un esperto di arte e di storia a caccia di riferimenti? Per tutte quelle volte in cui l’autrice e i registi hanno inserito degli easter egg che ci sono sfuggiti

La saga di Harry Potter, che ha da poco festeggiato il 25esimo anniversario, è ormai parte integrante di molte generazioni, di quella che è cresciuta con Harry, il maghetto dagli occhiali tondi, e di chi l’ha scoperto dopo, molto dopo, ma è rimasto con lui fino alla fine.
Il 31 luglio, nel giorno del suo 42esimo compleanno, il bambino sopravvissuto è ancora una colonna portante nell’adolescenza di molti e continua a far sperare che un giorno, da quella finestra, entri un gufo con legato alla zampa una lettera per Hogwarts.  Si sa, per tutti i nati tra il 1985 e il 1999 quella lettera non è mai arrivata a causa della Seconda Guerra Magica, così a noi non è rimasto che seguire le orme del maghetto da lontano, cercando quanti più parallelismi possibili tra il suo mondo e il nostro.

David Yates, Harry Potter e i Doni della Morte, parte 1 (2010), Warner Bros Pictures
David Yates, Harry Potter e i Doni della Morte, parte 1 (2010), Warner Bros Pictures

ANNA BOLENA A HOGWARTS

L’estetica dei film la conosciamo tutti: dall’iconica colonna sonora al modo in cui ogni capitolo diventa sempre più buio. Aggiunge un ulteriore livello di magia sapere che gli scenografi e gli artisti hanno inserito non pochi easter egg, quando hanno potuto. Alcuni di questi elementi sono così poco appariscenti che è facile vengano trascurati.
Partiamo dal primo film, La pietra filosofale. Harry, Ron e Hermione stanno camminando per i corridoi del castello dopo una lezione. Se si osservano attentamente i ritratti appesi alle pareti si può scorgere la regina dei Tudor, Anna Bolena. Seconda moglie del famigerato Enrico VIII, fece una fine orribile quando il marito ordinò la sua decapitazione. L’apparizione del suo ritratto nel film è un riferimento ai racconti popolari che circondano la sua morte, ovvero che fu accusata di stregoneria insieme a tutte quelle accuse che portarono alla sua prematura fine. Il suo ritratto lascia intendere che la regina potrebbe essere stata una studentessa della scuola. Non ci è dato sapere, però, in quale casa fosse stata smistata.

Alfonso Cuarón, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004), Warner Bros. Picture
Alfonso Cuarón, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004), Warner Bros. Picture

HARRY POTTER E IL PRIGIONIERO DI AZKABAN

“Andate a pagina 394”. No, non è quello l’easter egg, però la scena sì. Siamo nel terzo film, Alfonso Cuarón alla regia. Durante la lezione di Piton sui lupi mannari compaiono una serie di immagini relative alla bestia mitologica. La prima è un disegno rupestre che mostra un uomo lupo, simile alle pitture risalenti a 6mila anni fa ritrovate sull’altopiano di Cumberland. La diapositiva successiva mostra un’antica arte murale egizia di un uomo che combatte con un bipede dalla testa di lupo. Si tratta di una somiglianza con le immagini della divinità del lupo Wepwawet ritrovate nel Tempio di Seti I. Infine, vediamo una ceramica greca che sembra provenire dall’antichità. Questo oggetto evoca un pezzo di ceramica del V secolo che raffigura Dolon dell’Illiade con una pelle di lupo.
Sempre all’interno del castello, nella scena della sparizione della Signora Grassa, il fantasma che permette l’entrata alla torre Grifondoro, si può vedere l’immagine di un gruppo di uomini riuniti intorno a uno scheletro. Il dipinto originale è La lezione di osteologia del dottor Sebastiaen Egbertsz dell’artista olandese Nicolaes Eliasz Píckenoy. L’artista fu attivo durante il Secolo d’oro olandese, accanto a contemporanei come Rembrandt van Rijn e Johannes Vermeer. Nella già citata scena del film, gli studiosi del dipinto sembrano assorbiti dagli eventi drammatici del momento, portandosi le mani alla fronte in segno di sconforto.
Cuarón in questo film si è divertito a seminare richiami storici lungo tutta la sua durata. Siamo adesso nel villaggio di Hogsmeade, quando Harry scopre la verità sul suo padrino, il famigerato Sirius Black. A un certo punto, l’inquadratura segue le orme del bambino sopravvissuto che sta camminando fra le statue. Una di queste raffigura un’aquila che consuma un serpente. Alcuni pensano che si tratti di un riferimento allo stemma messicano che compare sulla bandiera del Paese. È stato ipotizzato che sia stato aggiunto dal regista per rendere omaggio alla sua patria. Lo stemma rappresenta una leggenda azteca che spiega come sia stata scelta la posizione della loro capitale, Tenochtitlán (l’attuale Città del Messico). Si dice che, in un sogno inviato dal dio della guerra, il popolo si sarebbe insediato in un luogo dove un’aquila si trovava in cima a un cactus di fico d’India mentre divorava un serpente.

Maurits Cornelis Escher, Relatività, 1953, litografia, 27,7 x 29,2 cm
Maurits Cornelis Escher, Relatività, 1953, litografia, 27,7 x 29,2 cm

I DIPINTI SEMINATI NELLA SAGA DI HARRY POTTER

Avete mai provato a guardare la saga fotogramma per fotogramma? Si può scoprire che molte scene e molte inquadrature rimandano alla pittura. Essendo otto i film, i paragoni sono infiniti. Qui di seguito sono stati riportati i più particolari.
“Alle scale piace cambiare”. Ci vengono presentate così le scale di Hogwarts. Sono le stesse che hanno portato il trio d’oro al terzo piano e a scappare da Fuffy, l’amorevole cane a tre teste di Hagrid. Non possiamo fare a meno di pensare alla Relatività (1953) di Escher. Nella litografia ci viene presentato uno spazio in cui la gravità non funziona così come la conosciamo noi, ma in modo diverso: si può camminare sui muri e sui soffitti. Nel mondo di Harry Potter, realtà anch’essa di versa dalla nostra, non si può camminare sui muri per raggiungere due piani opposti, ma sono le scale a portartici.
Nel terzo film incontriamo per la prima volta i Dissennatori, le guardie di Azkaban, il cui metodo di attacco consiste in un bacio che si nutre di ricordi felici fino a risucchiare l’anima della vittima. Le vittime dei Dissennatori vengono letteralmente risucchiate, tra atroci sofferenze. I loro corpi sembrano scomporsi, deformarsi. Un dolore e una sofferenza tale rimandano  alle opere di Francis Bacon, in cui i soggetti sono deformati dalle urla e dalla sofferenza che solo il pittore inglese è in grado di esprimere. Come nel Ritratto di Innocenzo X (1953), dove il papa urla tutto il suo dolore, così avviene per Potter e Black, durante una delle scene più buie di tutta la saga.
Particolare è anche un fotogramma all’inizio de L’Ordine della Fenice. Harry è seduto in treno, da solo nel suo scomparto. È un momento cardine per il personaggio e per il prosieguo della storia. Voldemort sta tornando al potere dopo la notte nel cimitero durante il Torneo Tremaghi. Lo sente, lo vede in sogno e pian piano il Signore Oscuro sta entrando nella sua mente; inoltre, Harry si sente in qualche modo isolato e malvisto dall’intero mondo magico in quanto nessuno sembra credergli. La solitudine provata da Potter in quel momento, dove nemmeno i suoi migliori amici possono capire fino in fondo ciò che sta vivendo, ci rimanda a Compartment C Car 293 (1938) di Edward Hopper, da cui traspare una sorta di isolamento, di solitudine, dell’individuo circondato dal nulla, immerso nella sua lettura, la sua unica compagnia. Le persone di Hopper danno l’impressione di essere soggetti che cercano di sfuggire a qualcosa. Sono coinvolti in se stessi e non riescono a mettere in ordine le loro vite. Non si sentono a casa da nessuna parte, e Harry questo lo sa bene.

Vincent van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888, olio su tela, 72 x 92 cm. Musée d'Orsay, Parigi
Vincent van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888, olio su tela, 72 x 92 cm. Musée d’Orsay, Parigi

HARRY POTTER FRA REALISMO SOCIALISTA E VAN GOGH

Saltiamo direttamente all’ultimo capitolo della saga. Harry Potter e i doni della Morte (parte 1). Il ministero è caduto, il ministro della magia è stato assassinato. Nella scena in cui i dipendenti scappano dal cuore pulsante della comunità magica inglese, il focus è sulla statua che troneggia all’interno del palazzo. La scultura Magic Is Might assomiglia molto a uno dei monumenti più famosi del regime sovietico. Il titolo dell’opera è Operaio e donna Kolkhoz di Vera Muchina ed è esposta a Mosca. Si tratta di un’opera del realismo socialista, corrente artistica affermatasi dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917. La statua fu realizzata nel 1937 per l’Esposizione Universale di Parigi. Fu eretta di fronte al padiglione della Germania nazista. In entrambe le statue, un uomo e una donna stanno schiena contro schiena con le braccia aperte. Nella versione reale, la coppia regge una falce e un martello, simboli del partito comunista, mentre nella versione dei Doni della Morte i maghi impugnano la bacchetta.
Ultimo ma non per importanza, l’arrivo degli studenti a Hogwarts nel primo film la prima notte di settembre. Sulle barche che percorrono il Lago Nero, illuminata, si staglia nel cielo la scuola di magia e stregoneria più famosa del mondo. Se fossimo stati lì, ne saremmo rimasti abbagliati. Quella scena, quelle luci, quell’inquadratura ricordano però un altro paesaggio, magico anch’esso: Notte stellata sul Rodano (1988) di Vincent van Gogh, dipinta molto probabilmente tra il 20 e il 30 settembre. L’artista aveva una particolare predilezione per i paesaggi notturni, che secondo lui avevano molto di più da offrire rispetto a quelli diurni; sono “più ricchi di colore”. Van Gogh, la magia, non la conosceva, ma aveva ragione sulle atmosfere notturne. Non ci saremmo mai innamorati di Hogwarts se in quella scena ci fosse stato il sole.

– Silvia Rossetti

(Si ringrazia Marta Andrea Giacomelli per la consulenza potteriana)

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