Le bizzarre avventure di Jojo: torna la serie ispirata al celebre manga di Araki

A poco più di due anni dalla conclusione dell’ultimo capitolo “Vento Aureo”, approda finalmente su Netflix l’attesissima quinta parte della famosa saga di Hirohiko Araki. La nuova serie animata non delude le aspettative ed entra nella top10 italiana dei più visti della piattaforma

Jojo
Jojo

Florida, 2011. La giovane protagonista, Jolyne Kujo viene condannata per omicidio a scontare 15 anni di reclusione nel carcere di massima sicurezza Green Dolphin Street Prison. Innocente, è ignara di essere stata incastrata da un seguace di Dio Brando, storico nemico di suo padre Jotaro Kujo, il cui obiettivo è quello di eliminarla e impossessarsi dell’invincibile potere spirituale di Jotaro, il cosiddetto “Stand”.
È così che “bizzarre” battaglie e incontri surreali si susseguono intralciando il cammino di Jolyne, intenta a salvare a ogni costo suo padre e a riprendersi la libertà perduta. Una storia avvincente raccontata per la prima volta in italiano grazie al doppiaggio a cura di Nexus Tv, da cui spiccano le voci di Massimiliano Lotti e Claudio Moneta. Come da tradizione, non mancano gli stilemi tipici di Araki, che tornano ad arricchire la caratterizzazione di vicende e personaggi. Eppure, mai come ora, il citazionismo raggiunge il suo culmine. 

Jojo
Jojo

IL MONDO POLIEDRICO DI HIROHIKO ARAKI 

Come è noto, tutta la saga de Le bizzarre avventure di Jojo, sia nella versione manga che nella trasposizione animata, oltre a possedere uno stile visivo assolutamente unico, è costellata di continui rimandi a personalità di spicco del cinema, della cultura pop, del mondo della musica e della moda. Lo stesso soprannome “ereditario” Jojo – comune a tutti i protagonisti di ogni capitolo – è un rimando alla canzone Get Back dei Beatles. Mentre l’antieroe Dio Brando, ispirato a Roy Batty di Blade Runner, unisce il nome del cantante heavy metal Ronnie James Dio e l’attore Marlon Brando. Film horror come Chucky – La bambola assassina (Tom Holland, 1988) e le narrazioni di Stephen King, vengono inoltre designate da Araki come fonti di ispirazione – al punto da spingerlo a ricostruire persino la famosa scena della porta di Shining (Stanley Kubrick, 1980) –, insieme a Il Padrino di Francis Ford Coppola e David Lynch.
Da un punto di vista più strettamente stilistico, l’ispirazione per le celebri “Jojo pose” assunte dai personaggi, nasce dal profondo fascino suscitato nel mangaka dai muscolosi corpi in torsione delle sculture rinascimentali italiane, in primis di Michelangelo e Bernini. Se la vivacità dei colori è frutto dell’ispirazione al pittore Giorgio Morandi e alla pop art di Andy Warhol, il peculiare cambio di palette, usato per sottolineare l’intensità emotiva di una scena, si pone invece come una scelta estetica che non ricerca la coerenza. Colori saturi e arbitrari, delineati da marcati tratti neri, stringono l’occhio alle tecniche sperimentali di Paul Gauguin ed al cloisonnisme. È così che “colore e disegno si compenetrano a vicenda”, elevando il risultato finale a una “scelta intenzionale, razionale, intellettuale e sistematica”, come spiegava Édouard Dujardin, critico d’arte padre del termine.  

Gucci, Cruise, 2013
Gucci, Cruise, 2013

MODA E MUSICA IN STONE OCEAN 

Pura e semplice estetica. È questo che rappresentano le citazioni per Hirohiko Araki, omaggi ai suoi artisti preferiti. Se nei capitoli precedenti i riferimenti si fanno sempre più insistenti, con Stone Ocean diventano la prassi. I nomi di ogni personaggio riprendono quelli di famosi stilisti e marchi di moda internazionali: Hermès, Emporio Armani, Donatella Versace, Guess, John Galliano, Kenzo, Gucci, Dolce e Gabbana, Franck Muller. Mentre i poteri Stand riflettono un quadro dei gusti musicali di Araki molto variegato, includendo celebri band come Foo Fighters, Kiss, The Rolling Stones, Goo Goo Dolls, o brani tra cui Planet Waves di Bob Dylan, Sky High dei Jigsaw, Jailhouse Rock di Elvis e Bohemian Rhapsody dei Queen. “Quando racconto Jojo è come se facessi il jazz”, spiega l’autore, a dimostrazione di come la musica, con il suo ritmo variegato, e la capacità di improvvisazione siano parte integrante del processo di creazione narrativa della serie.
Il libero sfogo alla fantasia di Araki travolge anche il vestiario dei personaggi, stravagante ma al tempo stesso comodo, tinto di colori sgargianti accostati insolitamente tra loro, seguendo le orme dell’illustratore Antonio Lopez. Il manga one-shot Jolyne, Fly High with GUCCI, apparso sulla rivista di moda Spur nel febbraio 2013, è il risultato della collaborazione fra il genio del fumettista giapponese e la maison Gucci. La protagonista di Stone Ocean vive nuove avventure, in un racconto spin-off con indosso gli abiti della collezione Cruise 2013 della stilista Frida Giannini, suggellando l’amore del mangaka per il mondo del fashion. 

Jojo
Jojo

UNA PROTAGONISTA FEMMINILE 

I lettori di ‘Weekly Shōnen Jump’ non accetterebbero mai una protagonista”; “È proprio per questo che lo stiamo facendo”. Questo lo scambio tra Hideto Azuma, editore di Araki dal 1995 al 2001, e l’ideatore di Jojo, riportato sulla raccolta di artbook Jojoveller del 2013. Per ottenere il plauso del pubblico, principalmente composto da maschi adolescenti, Jolyne non sarebbe dovuta esistere. Ma la caparbietà tipica di Hirohiko, proiettato sempre al futuro, hanno fatto sì che divenisse realtà, trasformando contro ogni pronostico la giovane figlia di Jotaro in uno dei personaggi più apprezzati dai fan, dall’uscita del manga nel 2000 fino ad oggi, con il lancio della serie animata.
La rottura dei canoni tradizionali, il rinnovamento stilistico, l’eclettismo: sono tutte caratteristiche che innegabilmente costituiscono la personalità artistica di Araki, il cui massimo ispiratore in tal senso è stato Prince, come più volte dichiarato dall’autore stesso. Secondo Fairouz Ai, doppiatrice giapponese della protagonista, la figura di Jolyne sintetizza in maniera equilibrata “la flessibilità femminile, la bellezza e la forza”: tutti elementi che favoriscono uno sguardo introspettivo all’umanità della ragazza, determinanti nel delineare l’evoluzione emotiva del personaggio. Un tema centrale, quest’ultimo, che accomuna tutti i Jojo nei loro diari di viaggio, intesi come metafora della crescita spirituale. Un viaggio che, rispetto alle sue controparti maschili, Jolyne non può compiere. Imprigionata dentro “questo mare di pietra” da cui desidera fuggire, con l’aiuto del suo Stand “Stone Free”, per tornare libera a cavalcare la brezza, come cantava Jimi Hendrix.  

Altea Novari 

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Altea Novari
Vive a Roma dove si è laureata in Cinema e televisione presso il DAMS di Roma Tre. Spesso si trova a Milano per trasformare la passione per la fotografia, il cinema e i nuovi media in un lavoro appagante.