Presentato a Cannes Tre Piani di Nanni Moretti, un film doloroso sul senso di responsabilità

Nanni Moretti presenta al Festival di Cannes il suo nuovo film: Tre piani. Una prima volta per il regista di Habemus Papam nell’adattare un romanzo per il grande schermo. Un film che intreccia più famiglie e che riflette su temi universali come senso di responsabilità. E di colpa.

Tre piani, Nanni Moretti
Tre piani, Nanni Moretti

Voi spesso, con grande generosità, avete attribuito ai miei film qualità profetiche. Devo dire che quattro anni fa, quando ho cominciato a pensare a questo film, già sapevo che domenica 11 luglio 2021 l’Italia si sarebbe battuta su tre piani, in ordine di tempo quello tennistico, quello cinematografico e quello calcistico. Già sapevo ed è uno dei motivi per cui ho scelto di realizzare Tre piani”. Così un Nanni Moretti burlone commenta presentando il suo nuovo film in Concorso alla 74esima edizione del Festival di Cannes. Tre piani, tratto dall’omonimo romanzo di Eshkol Nevo e scritto insieme a Federica Pontremoli e Valia Santella, è un film insolito per Moretti. Insolito perché manca delle note ironiche e malinconiche usate dal regista nei precedenti lavori. Al tempo stesso un bel film che si serve di un racconto, di una storia dai temi personali e universali. “Con le sceneggiatrici stavamo girando un po’ a vuoto su un soggetto ambientato negli anni 50”, prosegue Moretti, “quando un giorno Federica mi disse ‘ma perché non leggi Tre piani?’, io l’ho letto subito e ho capito che sarebbe stato il mio prossimo film. È un libro che affronta temi universali, la responsabilità delle nostre scelte, di essere genitori, il senso di giustizia, la colpa. Ho capito che c’era qualcosa che mi interessava moltissimo all’interno di quel libro”.

Tre piani, Nanni Moretti
Tre piani, Nanni Moretti

L’ATTESA PER TRE PIANI

Tre piani è un film pronto già da un po’. Uno di quei film rimasti fermi, bloccati a causa della pandemia e dalla chiusura dei cinema. Nanni Moretti ha preferito tenerlo chiuso in un cassetto aspettando una nuova edizione del Festival di Cannes piuttosto che cedere ad eventuali lusinghe economiche delle piattaforme. Se questa sia stata una scelta giusta o sbagliata sarà il pubblico a decretarlo nei prossimi mesi; di certo Tre piani è un film pensato per il grande schermo. “Conoscendomi non pensavo avrei reagito così sportivamente al film ‘in freezer’ per un anno in mezzo: invece è stato possibile e non ho avuto nessuna voglia di rimetterci le mani. Ho detto al produttore Procacci di non voler sapere quanto offrisse Netflix per la piattaforma, perché va a discapito della sala: non è un fatto nostalgico, io rimango felicemente ancorato ai film al cinema anzitutto come spettatore, non riesco a farne a meno”, racconta il regista. “Il rischio per i film fatti per le piattaforme è che non se ne facciamo più di personali e che i produttori non lavorino più con gli autori ma con i finanziatori; io sono per lavori non standard e da mostrare al cinema. Sono grato a Cannes e alla Francia perché il cinema viene preso sul serio, come fatto artistico e industriale. Questa volta l’emozione è molta perché è la prima che guardo il film con il pubblico”.

Tre piani, Nanni Moretti
Tre piani, Nanni Moretti

“TRE PIANI”: UN FILM DOLOROSO E AUTENTICO

La struttura del film è ben diversa da quella del libro. Il libro di Eshkol Nevo racconta tre storie separate mentre Moretti e le due sceneggiatrici le hanno fatte confluire l’una nell’altra. Hanno incrociato le storie che coinvolgono i personaggi di Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher e Margherita Buy creando una relazione tra i vari abitanti del palazzo. Dichiaratamente Moretti non voleva per il suo film protagonisti, voleva autenticità in tutto, dalla scenografia al montaggio, dalla fotografia alla recitazione. E a proposito di recitazione, è la quarta volta che Margherita Buy collabora con lui, qui nel ruolo di sua moglie, che potremmo vederla come sua musa. Tre piani è un film che è attraversato da un alone di disagio. Sono personaggi in cerca di qualcosa. Di comprensione, di stabilità, di rigore. Una storia in cui le donne sanno vedere oltre, guardare il mondo e gli altri con occhi diversi e curiosi, mentre gli uomini sono testardi, non vedono ragione oltre la propria. Tre piani non è un film drammatico. È un film sul dolore. Sul modo di viverlo, affrontarlo e anche superarlo. Una sfida per Moretti, a Cannes applauditissimo alla fine della proiezione ufficiale, che eppure non convince pienamente la stampa, neppure quella francese. Le Figaro scrive: “Tre piani non assomiglia a un film di Moretti”. Il film arriverà nelle sale italiane con 01 Distribution il prossimo 23 settembre.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.