Ritratto della giovane in fiamme, l’amore è arte con la regista Céline Sciamma

Già acclamata regista di “Tomboy” e sceneggiatrice di “La mia vita da zucchina”, Céline Sciamma torna dietro la macchina da presa per raccontare una storia d’amore e d’innamoramento. Una storia femminile e femminista in cui l’atto artistico è totale, dalla scrittura alla pittura, dalla musica alla letteratura

Portrait of a lady on fire cLilies Films MA A SON CHEVALET
Portrait of a lady on fire cLilies Films MA A SON CHEVALET

Migliore sceneggiatura al Festival di Cannes, Migliore sceneggiatura agli European Film Award e candidata alla Migliore sceneggiatura ai Golden Globes. Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma è un film che non ha lasciato indifferenti né la stampa internazionale né alcune tra le giurie cinematografiche più importanti, in sala dal 19 dicembre con Lucky Red. “Credo che tutta questa gratitudine verso al film è legata anche al tempo, al momento in cui questo film esce”, dice Sciamma. E aggiunge: “ritengo che questo film riempia un po’ un vuoto, un’attesa, un’aspettativa che il pubblico, i cinefili, le donne, gli spettatori in genere, gli amanti del cinema aspettavano da tanto tempo di vedere sul grande schermo. Sicuramente i giovani possono scoprire tante cose con questo film. L’idea di immaginario nuovo, femminile e femminista al tempo stesso. Questo film cerca di creare un nuovo racconto attraverso il ritmo, la messa in scena, la dinamica e attraverso il gioco di potere e di alternanza tra i personaggi. Il film è stato scritto per uscire anche da quelle che sono le convenzioni relative ai rapporti che ci sono tra le persone, sia il rapporto d’amore sia il rapporto creativo. Non è un amore basato sul dominio o sulla posizione del dominante, di uno sull’altro, ma è un rapporto basato sulla parità e l’uguaglianza totale”. Fanno parte del cast: Adèle Haenel, Noémie Merlant e Valeria Golino.

Portrait of a lady on fire - (c)Lilies Films MaHe allonge
Portrait of a lady on fire – (c)Lilies Films MaHe allonge

IL PIACERE DELL’INNAMORAMENTO

Identità, desiderio e parità. Siamo nel 1770 e possiamo avvolgerci nell’innamoramento di due persone. Marianne è una pittrice di talento, vive a Parigi, e viene ingaggiata per fare il ritratto di Héloise, una giovane donna che ha da poco lasciato il convento per sposare l’uomo a lei destinato. Héloise è assolutamente contraria a ciò e tenta di resistere al suo destino, rifiutando di posare. Su indicazione della madre di Héloise, Mariane dovrà dipingerla di nascosto, fingendo di essere la sua dama di compagnia. Le due donne iniziano a frequentarsi. Tra una passeggiata verso il mare e una chiacchiera innocente, tra le due donne scatta un amore travolgente e inaspettato. Céline Sciamma prima di tutto con la scrittura e poi con tutto il resto riesce a condividere con lo spettatore intimità e solitudine di Héloise e Marianne. “Il cinema è l’unico mezzo che ci permette di guardare e condividere la solitudine di qualcuno”, afferma la stessa regista. Libertà e solitudine sono infatti due sensazioni che in Ritratto della giovane in fiamme si rincorrono, si inseguono. Libertà di scegliere, di seguire le proprie pulsioni e i propri sentimenti. Solitudine nel viverli e nel ricordarli. Siamo alla fine del Settecento e un amore tra due donne non è assolutamente concepito, loro possono viverlo perché lontane da tutto e tutti per qualche giorno. Lo fanno con pudore prima e con scioltezza dopo. È un film in cui si parla di amore!

IL RAPPORTO CON L’ARTE

Marienne vive con Héloise cinque giorni di passione. Vivono in quel castello una possibilità che a quel tempo non avrebbero potuto vivere altrove, immerse anche nell’arte. Ritratto della giovane in fiamme è un film di vera creazione artistica: la musica, che si sente solo in tre precisi momenti, è stata composta apposta per il film. All’opera lirica viene affidato un ruolo chiave, quello della scoperta e della nostalgia, mentre alla letteratura, con precisione al mito di Orfeo ed Euridice, quello di sancire il desiderio assoluto che non è detto debba essere fisicamente eterno. Marienne è il simbolo di tutte queste arti. Una pittrice che spesso ricorreva alla firma del padre per potere esporre perché per il contesto storico una donna artista non aveva le stesse possibilità e diritto degli uomini. Nel film Héloise le chiede: “hai mai dipinto un uomo nudo?”, e Marienne risponde: “no, non ne ho il diritto. Per potere dipingere un uomo nudo io dovrei conoscerne l’anatomia ma non mi è permesso”. Una frase che sottolinea come al tempo alle donne era preclusa la realizzazione di determinati dipinti perché non aventi accesso alle stesse opportunità e alla stessa conoscenza degli uomini.

MARIANNE, LA PITTRICE

È molto raro vedere al cinema una donna artista, per di più in costume, ma è altrettanto raro vedere una donna durante un aborto. Non esistono neanche dipinti che lo raffigurano e per questo Céline Sciamma sceglie di mettere nel suo film una scena non solo di aborto ma anche di pittura che lo ritrae. Un dipinto creato per il film, uno dei tanti dipinti a firma di Marianne, questa artista nata dalla fantasia e dalle ricerche della regista. “Volevo mostrare il personaggio al lavoro, ad ogni stadio”, dice Céline Sciamma. “Per cui è stato necessario inventare anche i suoi quadri. Volevo lavorare con un’artista e non con dei copisti. Volevo che quell’artista avesse la stessa età della protagonista. Una pittrice trentenne contemporanea. Mi sono imbattuta nel lavoro di Hélène Delmaire durante le mie ricerche sulle donne pittrici, comprese quelle di oggi, in particolare cercando su Instagram. Hélène ha una formazione classica in pittura ad olio ed ha una buona esperienza nelle tecniche del XIX secolo. Insieme alla direttrice della fotografia, Claire Mathon, abbiamo formato un trio impegnato in questo duplice obiettivo: la creazione dei quadri e la loro esecuzione durante il film”. Un motivo per andare al cinema? Ritratto della giovane in fiamme e Lezioni di piano sono due film che si tengono la mano. 

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.