Un’omelia agricola coinvolge insieme l’artista JR e Alice Rohrwacher

L’ormai sempre più celebre artista francese e la regista italiana collaborano a un cortometraggio. Da Instagram le prime informazioni su un progetto definito “preghiera contadina”, per ringraziare tutte quelle vite e quelle braccia che da sempre proteggono il seme della vita e per mostrare forse dove sta andando brutalmente il mondo.

Visages, villages
Visages, villages

“Let us pray. For the unknown person who planted the hedges to live together with animals and insects, who planted trees to give shade and relief to flocks and shepherds. For all those who didn’t poison what feeds us. Let us pray. For all those peasants who suffered misery and poverty but offered the world beauties and marvels and landscapes. For this moving testimony whereby human beings can live in harmony with nature, not geared toward profit and without destroying all resources. For all those peasants who have been exploited and humiliated by the landlords of all the times. Let us pray”. Con queste parole, con questa preghiera agricola, JR comunica il suo nuovo progetto che lo vede collaborare con la regista italiana Alice Rohrwacher. Entrambi sono fortemente legati alla figura dei contadini e hanno alle spalle lavori che riguardano la terra e l’ambiente, raccontato attraverso realtà e finzione tra curiosità e fiabe amare.

CON PASOLINI E LA VARDA

L’arte al servizio del sociale e anche della politica, intesa alla greca. Arriva dai social la notizia che JR e Alice Rohrwacher stanno lavorando insieme a un nuovo progetto, un’omelia agricola. Un progetto che riguarda la terra e l’uomo e che forse ha a che vedere con uno dei lavori più antichi, quello che coinvolge la natura e sta alla base della sopravviveva di ognuno. JR usa una citazione di Pier Paolo Pasolini tratta con molta probabilità da un articolo dello scrittore pubblicato su Il Corriere della sera del 1975, in cui attraverso la metafora della scomparsa delle lucciole, descriveva gli enormi sconvolgimenti del nostro Paese. “Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione e del consumo, allora la nostra storia sarà finita”, scriveva Pasolini. JR lo abbiamo visto in Visages, villages (2017) accompagnare la recentemente scomparsa Agnès Varda in un viaggio straordinario, un road movie in giro per la Francia. Due generazioni differenti insieme, strette in un progetto che ha portato l’artista urbano alla scoperta della campagna. Una campagna ricca di paesaggi in cui vediamo muoversi un giovane in un territorio nuovo e una veterana dell’arte cinematografica alla riscoperta delle origini.

Lazzaro Felice
Lazzaro Felice

LA REALTÀ DELLA ROHRWACHER

Dalle immagini liriche di Visages, villages a quelle fiabesche di Lazzaro Felice, o ancor prima di Le Meraviglie: entrambi film diretti e scritti da Alice Rohrwacher in cui la natura e il contesto agricolo sono lo scenario perfetto per storie attuali e pungenti. Fin dall’esordio nel 2011 con Corpo celeste si avvicina all’universo dell’arretratezza. Nel 2014 con Le Meraviglie racconta di quattro sorelle strette in un mondo “lontano”, trattenute da un padre che non vorrebbe lasciarle andare oltre il loro casale e quindi verso il mondo reale, brutale e volgare. Nel 2018 con Lazzaro felice mette i contadini ancora più in primo piano. Sono loro i protagonisti, tenuti segregati pure dopo la fine della mezzadria e che una volta liberi di scappare, di andare verso la città, non troveranno nulla di ciò che conoscono e che forse vorrebbero. Un film alla Olmi, con riconoscimenti da tutti il mondo e che la regista descrivo così: “racconto la fine del mondo contadino, la metropoli, l’innocenza perduta e la violenza delle grandi città. La bontà, anche, l’ingenuità, oggi rarissima in tempi complessi di intrighi e bugie. Nel contempo, però, il racconto, al di là della sintesi e del simbolo, è la storia di un’umanità tangibile, realistica, di un ragazzo che potrà non farcela”. 

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.