Senza lasciare traccia, il film di Debra Granik

Il nuovo film diretto da Debra Granik e si ispira al romanzo “My Abandonment” di Peter Rock ed è un ritratto perfetto di quello che vuol dire vivere ai margini della società contemporanea occidentale, per scelta propria. Una regista che ha dimostrato nel tempo di volere mostrare storie di persone che cercano disperatamente di mantenere la loro indipendenza dal resto del mondo in tumulto.

"Senza lasciare traccia", il nuovo film di Debra Granik

Sul filone di esperienze cinematografiche al limite (secondo la mentalità occidentale) come Into The Wild e Wild arriva al cinema dall’8 novembre Senza lasciare traccia, distribuito da Adler Entertainment. Tratto da un romanzo e a sua volta da una storia vera, il film racconta di una condizione di lontananza e solitudine scelta con grande consapevolezza. La scelta di un padre e di una figlia che vivono in un bosco, lontano da ogni privilegio o misfatto della nostra società. Senza lasciare traccia è un film che in realtà lascia una traccia, emotiva e riflessiva molto profonda in chi lo guarda. Una storia che oltre a guidare lo spettatore a una possibile vita nella natura selvaggia, mostra la possibilità di scegliere e di sentirsi liberi. Una possibilità che lo Stato però nega ai protagonisti di questa storia. Secondo le autorità loro hanno commesso un grave errore: hanno occupano il suolo pubblico, e questo è reato.

ALLA RICERCA DI “CASA”

Due interpretazioni viscerali e penetranti quelle di Ben Foster e di Thomasin McKenzie al suo esordio, che si mettono al servizio di un racconto che altro non è che un amore grande, quello che mette il legame familiare al primo posto. “Per una regista indipendente, un attore come lui è un dono”, dice la Granik. “Ben è un sostenitore del cinema indipendente. Mette animo nella ricerca, si immerge completamente e resta fedele al progetto. Non è spaventato dalla possibilità di potersi sporcare, sia fisicamente che mentalmente. Ha lavorato a fondo con persone come Oren Moverman e quindi sa cosa sia il cinema senza fronzoli, di cui lui è un promotore”. In Senza lasciare traccia viene fatta una scelta di vita sentita e vissuta con il massimo della lucidità. La regista segue la vita di queste due persone nella monotona e intensa quotidianità prima e nella tormentata necessità di controllo statale dopo. Guardando Senza lasciare traccia viene da porsi una domanda: dove siamo veramente felici? La risposta potrebbe essere: “a casa nostra…”. Siamo liberi di scegliere dove vivere? Se con tutti i benefit o senza? Senza lasciare traccia è un film che fa sentire forte il senso delle parole “la mia libertà finisce dove inizia la tua”. Un film che può insegnare il rispetto delle vite, della nostra e di quella degli altri.

DIALOGO E LETTERATURA

C’è nella struttura del film anche una grande ricchezza: manca un vero cattivo, un vero antagonista. Questo padre e questa figlia occupano il suolo pubblico ma non per questo vengono puniti. Ricevo aiuto a sostegno a trovare la loro casa. È una storia che da un lato ha questa scelta importante di stare ai margini, dall’altro una stupenda propensione al dialogo e al sostegno. Will il padre e Tom la figlia sono una coppia perfetta in un racconto che fa parte di un filone molto antico secondo la visione della regista. È lei stessa infatti a svelare anche la chiave di lettura di questo film, legata ai personaggi di Prospero e Miranda di Shakespeare. “Sono attirata dalla maniera in cui le vecchie storie ritraggono le relazioni più intime, quelle in cui le persone si integrano e completano a vicenda”, afferma Debra Granik. “I personaggi di questa storia si proteggono l’uno con l’altra e si influenzano con le proprie idee. In questa relazione padre-figlia, Tom ha imparato a essere adulta, in alcuni momenti, per poter aiutare il padre vittima delle proprie vulnerabilità psichiatriche. Lui, in cambio, prova a insegnarle ogni cosa utile che conosce”.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.