Da Cannes 2018 il film La strada dei Samouni, un racconto diretto dalla striscia di Gaza

Un po’ di documentario e un po’ di animazione per un film che parte da una storia vera, per raccontare un attentato di guerra. Stefano Savona a Cannes 2018 porta un film inteso e appassionante.

La strada dei Samouni
La strada dei Samouni

Da quando la piccola Amal è tornata nel suo quartiere, ricorda solo un grande albero che non c’è più. Un sicomoro su cui lei e i suoi fratelli si arrampicavano. Si ricorda di quando portava il caffè a suo padre nel frutteto. Dopo è arrivata la guerra. Amal e i suoi fratelli hanno perso tutto. Sono figli della famiglia Samouni, dei contadini che abitano alla periferia della città di Gaza. È passato un anno da quando hanno sepolto i loro morti. Ora devono ricominciare a guardare al futuro, ricostruendo le loro case, il loro quartiere, la loro memoria. Questo è la trama del film La strada dei Samouni di Stefano Savona presentato alla Quinzaine Des Realisateurs di Cannes, film italiano della sezione insieme a Troppa Grazia di Gianni Zanasi. La strada dei Samouni è un film che si presta al genere documentario e che si mescola con l’animazione firmata da Simone Massi.

IL CINEMA CHE VA OLTRE LA CRONACA

Nel gennaio del 2009 una famiglia felice è stata distrutta. Durante l’operazione “piombo fuso” sono stati uccisi 29 membri dei Samouni. Oggi i sopravvissuti hanno dei ricordi del passato privi di cattiveria o rancore, ma colmi di gioia e rispetto. Per queste persone i loro parenti che hanno perso la vita sono dei martiri da ricordare e festeggiare. “Attraverso le immagini d’animazione, ho potuto ricreare i momenti chiave della loro storia: il cinema va oltre la cronaca e permette allo spettatore di avvicinarsi in maniera più intima e profonda al vissuto dei protagonisti”, afferma Stefano Savona. Le animazioni che raccontano momenti essenziali del film sono in bianco e nero, non cercano un’opinione o definizione, diventano mezzo esclusivo di racconto e di verità. A restare impresso del film La strada dei Samouni è la lucidità del racconto: una storia forte, che potrebbe essere considerata straziante, portata sul grande schermo con immensa sensibilità e neutralità.

La strada dei Samouni
La strada dei Samouni

RITRATTO DI FAMIGLIA

Disegnare un ritratto di famiglia non è del tutto banale o scontato e lo è ancora di meno se si tratta di una famiglia che vive tra Palestina e Israele. Una famiglia che cerca la pace e che non ha intenzione di lasciare la propria terra e la propria casa a causa di altri. Meglio la morte, ma lì dove sono fondate le proprie radici. Nel ritratto della famiglia di La strada dei Samouni la piccola Amal, che apre il film, è il filo conduttore di tutto il racconto. Amal rappresenta il passato, ovvero l’attacco alla sua famiglia, ma anche il presente e il futuro. Una bambina rimasta ferita da una scheggia che porta dentro di sé con grande onore e rispetto. Una bambina che indica il senso forte della memoria che va oltre la guerra e la cattiveria dell’uomo.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.