L’Italia che conquista la Berlinale? È donna, giovane e di co-produzione

In Concorso e in Panorama, tra opere prime e seconde, con giovani stelle nascenti del cinema. Tutto il cinema italiano presente alla 68esima Berlinale.

Il documentario di Jacopo Quadri, Lorello e Brunello, in Culinary Cinema; il cortometraggio Cena d’aragoste di Gregorio Franchetti nella sezione Generation Kplus; il romanzo Le assaggiatrici di Rosella Postorino nell’ambito di Books at Berlinale del Co-production Market l’Italia; il regista di A Ciambra Jonas Carpignano nella giuria opere prime. Questa è solo una parte di Italia presente alla 68esima edizione della Berlinale, in corso fino al 25 febbraio. La parte più importante e succulenta riguarda sicuramente il Concorso e quindi la competizione con il secondo film diretto da Laura Bispuri, ma anche la presenza di Matilda De Angelis allo European Shooting Stars. È come se questo fosse l’anno delle donne e della rivincita nel cinema, e non solo pensando ai prossimi premi Oscar.

FIGLIA MIA

Dalla natura selvaggia della Sardegna alla fredda (per clima in questo momento) Berlino, il film diretto da Laura Bispuri conquista la critica internazionale. Figlia mia è la sua opera seconda. Con la prima esperienza da regista, e quindi con Vergine giurata, era stata accolta proprio qui e sempre in Concorso con grande calore. Laura Bispuri racconta l’universo femminile, quello poco esplorato e in modo inusuale. Primo tra tutti, la sua regia ha delicatezza e non è mai ingombrante. Con Vergine giurata ha mostrato una cultura che mortifica e reprime il femminile, portando la protagonista a diventare una vergine giurata, ovvero a giurare verginità eterna assumendo un’identità maschile per andare avanti.
Con Figlia mia si sofferma a raccontare tre donne, di cui due mamme e una bambina. È una storia fatta di amore, sofferenza e forse un po’ di egoismo. Un film che mostra la bellezza della donna nel suo essere così imperfetta. Qui è protagonista per una seconda volta la musa di Laura Bispuri, Alba Rohrwacher, affiancata da Valeria Golino e dalla piccola Sara Casu. In Figlia mia la piccola Vittoria si trova divisa e contesa tra Angelica e Tina. Si trova da un lato la follia, la spensieratezza e la foga del momento; dall’altro ha rassicurante normalità. “È un viaggio in cui tre figure femminili si alternano, si cercano, si avvicinano e si allontanano, si amano e si odiano e alla fine si accettano nelle loro imperfezioni e per questo crescono”, spiega Laura Bispuri, che un Orso d’Oro lo meriterebbe veramente.

Matilda De Angelis

Matilda De Angelis

MATILDA DE ANGELIS

La giovane e frizzante Matilda De Angelis è la Shooting Star italiana scelta quest’anno per rappresentare l’Italia alla Berlinale, mentre lo scorso anno era toccato al cattivo di Suburra, Alessandro Borghi. Matilda De Angelis è una giovane attrice – 22enne – versatile e piena di grinta. La sua carica parte dal palco, ma prima di tutto da quello musicale. Al cinema il suo nome e il suo talento sono brillati con Veloce come il vento di Matteo Rovere, ma di esperienza negli ultimi anni ne ha fatta tanta, anche in tv, dove è tra gli interpreti di Tutto può succedere, ormai alla terza stagione.
Mentre Matilda si presenta alla stampa internazionale, intorno a lei si muove la scena più underground di un festival che solo in apparenza è formale e austero. E al mercato della Berlinale è “sotto esame” Youtopia, il secondo film che la vede protagonista e che si spera venga ben venduto in tutto il mondo. La pellicola racconta due mondi: uno reale e uno virtuale. Quello reale è cinico, annichilito, spietato, senza aneliti e senza smalto, proprio come lo viviamo, ce lo raccontano e ce lo raccontiamo. Quello virtuale invece succedono cose fantastiche e si possono vivere esperienze che restituiscono alla vita la bellezza magica che altrove sembra perduta. Nell’attesa di vederlo nelle sale italiane: forza Matilda, una giovane “femminista con i tacchi”.

LA TERRA DELL’ABBASTANZA

Nella sezione Panorama della 68esima Berlinale l’Italia è presente con il film La terra dell’abbastanza, opera prima di due fratelli, Damiano e Fabio D’Innocenzo. È la storia di Mirko e Manolo, due giovani amici della periferia di Roma. Bravi ragazzi, fino al momento in cui, guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare. La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l’uomo che hanno ucciso è un pentito di un clan criminale di zona e, facendolo fuori, i due ragazzi si sono guadagnati un ruolo, il rispetto e il denaro che non hanno mai avuto. Un biglietto d’entrata per l’inferno che scambiano per un lasciapassare verso il paradiso.
Del cast fanno parte Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Milena Mancini, Max Tortora, Luca Zingaretti, Demetra Bellina, Michela De Rossi. Una piccola nota su due nomi: Andrea Carpenzano è il protagonista di Il permesso di Claudio Amendola e Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, un giovane da tenere sotto gli occhi e che interessa molto ai registi; e Milena Mancini, da tempo compagna di Vinicio Marchioni, ma degna di nota per la sua straordinaria bravura che il cinema solo nell’ultimo paio d’anni le sta riconoscendo. Lei balla e recita, possiede il palcoscenico come fosse suo e già con Il più grande sogno di Michela Vannucci (presentato in Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2016) aveva conquistato l’attenzione di tanti.

Babak Jalali, Land (2017)

Babak Jalali, Land (2017)

LAND

Land è una coproduzione Italia, Francia, Olanda e Messico. È il terzo film diretto dal regista iraniano Babak Jalali. È un film che mostra uno spaccato interessante, quello dei nativi americani. Racconta della famiglia dei Denetclaw e di quello che sono costretti a vivere quando li raggiunge la notizia della morte di Floyd, il figlio minore, deceduto in combattimento in Afghanistan. Da questo momento inizia per loro l’attesa del corpo del ragazzo che deve essere riportato nella riserva per la sepoltura. Floyd non era il solo figlio. Ci sono Wesley, il più giovane e alcolista, e Raymond, il fratello maggiore, un ex-alcolista con una moglie e due figli. A Wesley la morte del fratello sembra non riguardarlo in alcun modo: l’unico scopo delle sue giornate è procurarsi della birra. Mentre Raymond è troppo impotente e chiuso in se stesso per fare qualcosa per loro.
Land è un film che non ha nulla a che vedere con il cinema americano, in quanto la situazione contemporanea che mostra non è un argomento caro al governo o al cinema statunitense. E quindi questo film è un omaggio: “Mi sono chiesto con quale legittimità, come iraniano che vive a Londra, potessi raccontare una loro storia. Poi mi sono detto che, se anche una manciata di persone vedrà questo film, avrò reso loro onore”, dice con grande rispetto il regista Babak Jalali.

Margherita Bordino

www.berlinale.de

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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