Alla scoperta della “Swinging London”: Sir Michael Caine al cinema con il film My Generation

Dopo l’anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, la distribuzione bolognese di I Wonder Pictures porta in sala fino al 29 gennaio una storia personale e “passionale”, che segue i cambiamenti culturali e politici della Londra postbellica con un protagonista d’eccezione: Michael Caine.

Intervista a Michael Caine e a David Batty per il il film My Generation

“C’erano stati la depressione, la disoccupazione, la seconda guerra mondiale, i bombardamenti e una volta finito tutto il cibo era razionato”. Sono questi alcuni dei temi caldi di My Generation, il film diretto da David Batty presentato in anteprima mondiale nel Fuori Concorso della 74. Mostra del Cinema di Venezia e adesso nelle sale fino al 29 gennaio. My Generation porta sul grande schermo il cambiamento culturale, sociale e politico della Londra degli anni ’60, e vanta come protagonista e voce narrante un’icona della cinematografia inglese: Sir Michael Caine. La personale crescita dell’attore attraversa le pagine della storia di una delle città più vibranti degli ultimi cento anni. Tra racconti personali e straordinari materiali d’archivio, questo documentario vede Caine viaggiare indietro nel tempo per parlare con i Beatles, Twiggy, David Bailey, Mary Quant, i Rolling Stones, David Hockney e molte altre celebrità.

Still dal film My Generation di David Batty

LA GENERAZIONE DI CAINE

“Per la prima volta nella storia la giovane classe operaia si è battuta per se stessa e ha detto, siamo qui, questa è la nostra società e non ce ne andremo”, recita un motto del tempo. Erano gli anni delle prese di posizione e di coscienza: i noiosi anni ’50 si facevano da parte verso i rivoluzionari ed eclettici ’60 e ’70. My Generation è stato scrupolosamente montato nel corso dei sei anni passati da Caine insieme al produttore Simon Fuller, agli sceneggiatori Dick Clement e Ian La Frenais e al regista David Batty per raccontare la storia della nascita della cultura pop a Londra, attraverso gli occhi di un giovane Michael Caine. “Come persona è una gioia da dirigere perché, nonostante abbia un’enorme esperienza alle spalle e abbia fatto qualsiasi cosa al mondo, ti ascolta”, dice David Batty parlando di Caine. Per il film My Generation, Batty è stato con Caine innumerevoli volte in giro per Londra. “Questo è un uomo nel mezzo dei suoi ottant’anni che dovrebbe dirigere una vita serena e tranquilla, invece noi l’abbiamo spedito sulla cima della BT Tower, l’ho fatto salire e scendere in un ascensore pieno di spifferi per ore e l’ho messo su una barca sul Tamigi durante una giornata freddissima. Non si è mai lamentato”, continua Batty. Michael Caine divenne una star a livello mondiale dopo ruoli in film come Alfie (1966), Un colpo all’italiana (1969) e I lunghi giorni delle aquile (1969). In My Generation rivela come fu fortunato ad assicurarsi il suo primo debutto in Zulu (1964) e come molte altre figure fondamentali degli anni ’60 dovettero lottare per farsi notare. Non è un documentario sul maggiore attore britannico, ma un racconto puro e vivace di un cambiamento, di un popolo e di un ideale di libertà che in quegli anni ha influenzato molte altre culture, in particolare europee.

Intervista a Michael Caine per il il film My Generation

LA LONDRA POP

Attraverso 85 minuti affascinanti e coinvolgenti, My Generation è un susseguirsi di immagini inedite e racconti in parte del tutto imprevisti. Il film si presenta con una veste pop e svela una società che diventa e vive in maniera pop. La forza attrattiva della pellicola è proprio l’epoca che mostra: sono gli anni ’60, gli anni in cui nella capitale britannica, nota anche come Swinging London, inizia una rivoluzione sociale e del costume senza precedenti. Il film è costruito attraverso l’incastro degli audio delle conversazioni di Caine con i suoi coprotagonisti e materiali d’archivio mai visti prima: in una delle sequenze principali, lo spettatore si troverà al fianco di Michael Caine mentre attraversa la Piccadilly Circus di oggi sovrapposta a quella degli anni ’60, creando così uno straordinario effetto da viaggio nel tempo.

L’ANNOSO DILEMMA: BEATLES O ROLLING STONE?

Come già accennato, il produttore di My Generation è Simon Fuller, produttore discografico e televisivo britannico, manager di Annie Lennox, del pilota di Formula 1 Lewis Hamilton e, al tempo, delle Spice Girls, oltre che creatore del format televisivo Pop Idol, esportato in tutto il mondo. “Quando incontrai Michael dieci anni fa diventammo subito amici”, racconta Simon Fuller. “È un personaggio incredibilmente affascinante e con magnifiche storie da raccontare, ha un grande senso dell’umorismo e un calore che è inusuale in qualcuno di così famoso. È un uomo davvero speciale. È un attore eccezionale ed una vera leggenda inglese”. Fuller e Caine hanno messo insieme un documentario biografico di un’era che ha conquistato tutti, vecchie e nuove generazioni. My Generation è un omaggio alla musica, alla condivisione, alla rivoluzione sana e portatrice di valori giusti. Questo è un film dal sapore gustoso e ritmico, bisogna solo scegliere da quale parte stare: Beatles o Rolling Stone? “Sono nato negli anni ’60 quindi i miei primi ricordi sono di quel decennio. La mia passione per la musica nasce allora. Passavo ore ad ascoltare i miei fratelli maggiori che suonavano gli ultimi pezzi dei Beatles, dei Rolling Stones e dei Kinks. Era un periodo storico in cui tutto era nuovo ed emozionante. Un decennio di legittimazione per i più giovani, gli anni ’60 hanno messo le fondamenta per la mia vita e la mia carriera a seguire”. Questo erano per Fuller gli anni ’60, ed è quello che si vede in My Generation.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.