Cinema. Draft Day e le spietate regole dello sport

Interpretato con maestria da Kevin Kostner, il film di Ivan Reitman offre una dettagliata panoramica sul feroce mercato sportivo americano. Senza risparmiare nessuno. Un altro film da riscoprire e che in Italia è stato L.I.P. – Lost in Projection.

Ivan Reitman, Draft Day (2014)
Ivan Reitman, Draft Day (2014)

Mancano dodici ore al Draft NFL, l’evento annuale che permette ai manager delle diverse squadre della National Football League di reclutare i giovani giocatori più promettenti dei college americani. Al general manager dei Cleveland Browns, Sonny Weaver Jr, già in difficoltà con le esigenze di tifosi, allenatore e presidente, rimane poco tempo per trattare e scegliere i soggetti più interessanti e soddisfare le contrastanti richieste di tutti i suoi interlocutori. Tra pressioni famigliari e professionali, Sonny dovrà trovare il modo di riportare i Cleveland sulla cresta dell’onda e salvare così la sua carriera e il suo nome.
Come già Jerry Maguire (1996) e Moneyball (2012), Draft Day non è un film sullo sport nel senso più stretto del termine: è un’attenta incursione nel grande mondo del mercato sportivo, all’interno dei suoi meccanismi e della sua più spietata spettacolarizzazione. Ivan Reitman, regista attivo dai primi Anni Settanta e già noto al grande pubblico per commedie come Ghostbusters, Junior o Dave, riesce a rendere con chiarezza l’idea che dal Draft Day NFL dipendono le sorti di tutte le grandi squadre, non solo per l’anno in corso, ma spesso per i successivi 3-4 anni. Manager, allenatori, presidenti e sponsor si attivano per proteggere i loro interessi, spesso non in diretta funzione del benessere e della crescita della squadra, e per soddisfare quelle di interlocutori “altri”.

SALVEZZA O ROVINA?

Indagini telefoniche, ricerche di mercato e trattative economiche si susseguono a un ritmo incessante grazie a un montaggio serrato e all’appropriato uso dello split screen, descrivendo un mondo dove tatticismi, pressioni psicologiche e show business soffocano la parte umana di ogni soggetto in gioco.
Il Sonny Weaver Jr di Reitman (un perfetto Kevin Kostner) è sull’orlo del precipizio: non solo non riesce a liberarsi dell’ingombrante eredità paterna (il suo predecessore, fortemente rimpianto dai tifosi del Cleveland) ma, mentre si barcamena fra la relazione segreta con la contabile del team (Jennifer Garner) e l’invadente madre/manager, cerca di far fronte al conflitto aperto tra presidente e allenatore della squadra per l’acquisto di giocatori di “fama” (come vorrebbe il primo, per strizzare l’occhio agli abbonati) o di “funzionale qualità” (come vorrebbe il secondo, per avere in mano una squadra vincente).
Grazie a un cast di tutto rispetto, a una regia bilanciata e attenta e a una sceneggiatura ben ritmata, Draft Day è un adrenalinico conto alla rovescia, una corsa sul filo del rasoio verso la salvezza o la definitiva rovina di un team.

Giulia Pezzoli

USA, 2014 | drammatico | 110’ | regia: Ivan Reitman

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #38

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Giulia Pezzoli
Giulia Pezzoli (Bologna 1978) si occupa di arte contemporanea dal 2003. Ha lavorato per la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, per la 50esima Biennale d'Arte di Venezia, per il Centro d'Arte Contemporanea di Villa Manin e per il MAMbo di Bologna per cui tutt'ora lavora. Scrive d'arte e di cinema da diversi anni.