Fortunata di Sergio Castellitto al Festival di Cannes

Da una tragedia greca alla realtà romana. Jasmine Trinca è la Fortunata di Sergio Castellitto, alla regia di una storia scritta con la moglie e scrittrice Margaret Mazzantini. Tornano i temi della maternità e della complessità affascinante dell’universo femminile.

Sergio Castellitto
Sergio Castellitto

È una donna incompleta, alla ricerca di un sogno. Una mamma premurosa a suo modo, ma con la colpa di non essere nata fortunata. Fortunata, il ritorno cinematografico della coppia Castellitto/Mazzantini dopo Venuto al mondo. Il film, in concorso al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, è un dramma contemporaneo con radici radicate nell’antichità. Nelle sale italiane dal 20 maggio 2017 con Universal Pictures, Fortunata ha un piccolo ma ricchissimo cast: Stefano Accorsi, Alessandro Borghi Edoardo Pesce. La protagonista è la bambina di Nanni Moretti di La stanza del figlio. Una bambina diventata donna e perfetta nel suo ruolo “grezzo”.

LA SCRITTURA DI MARGARET COME GUIDA

Fortunata è un aggettivo qualificativo femminile singolare, ma è anche il nome di una donna. E soprattutto un destino. E non è detto che quel destino uno se lo meriti. Ci sono uomini in questa storia che non sono d’accordo sulla felicità di Fortunata. Vedremo…”. Con queste parole Castellitto lancia il suo film, un lavoro condiviso con la compagna di una vita. Con la penna e la creatività di Margaret Mazzantini. “Dove la scrittura di Margaret va io seguo”, dice il regista a Cannes. “Ci sono delle scene che abbiamo riscritto sul set e che abbiamo consegnato calde agli attori che dovevano impararle velocemente a memoria”. Fortunata è un film molto scritto: da parole, gesti, simboli. Nulla è lasciato al caso. Neanche gli stessi colori dei vestiti che indossa la donna. Colori caldi e a volte sbiaditi, indicativi di una dimensione a metà tra il volere e l’essere, tra la speranza e il futuro. Ma Fortunata è sfortunata, forse perché non sa lasciarsi alle spalle il passato. Perché non sa andare avanti. O forse semplicemente perché oltre madre, vuole sentirsi donna: essere desiderata e desiderare.

LA TRAMA CHE DIVERTE UMA

Jasmine Trinca è una parrucchiera di periferia che lavora a domicilio, in giro per Roma con il suo trolley di spazzole e asciugacapelli sognando di aprire un salone. In sala, a Cannes, il film è stato accolto positivamente con una Uma Thurman divertita. Fortunata è una donna circondata da tre figure maschili: l’ex marito, l’amico di una vita, un nuovo amore. Ognuno di questi costituisce per lei un amore forte e struggente. Uomini che a loro modo sono per lei una gabbia e dai quali ad un certo punto inevitabilmente cerca un riscatto, una via di libertà, che sia fisica o mentale. Il rapporto madre-figlia che Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini descrivono è particolare. È materno, tenero ma al tempo stesso rude e ignorante. È un rapporto vero, in cui la grande tratta da grande la piccola e la piccola vede la grande come la più piccola. Un gioco di responsabilità che finisce con il frainteso. Mamma Roma di Pasolini è sicuramente la strada seguita, spiata dagli autori, ma nella storia c’è molto della grande letteratura greca. Dall’Antigone citata alla Medea. Fortunata è una donna, è una eroina e non è detto che tutte le eroine debbano vincere.

MEDEE CONTEMPORANEE

Fortunata ha una giusta intuizione, ha un contesto significativo, un messaggio notevole, però non è il migliore film della coppia Castellitto-Mazzantini. Con Venuto al mondo erano riusciti a coinvolgere totalmente il pubblico, qui ogni tanto vanno fuori pista… sarà per la scelta di alcuni termini che nessuno pronuncia (o difficilmente) nella Roma periferica o per la presenza della figura dello psicologo, troppo legata al Castellitto di In Treatment, o ancora per la continua ostinazione di raccontare la maternità da un punto di vista molto sofferto. Fortunata è comunque un grande film. Meritatissima la sua presenza a Cannes! Un film che sa trasportare e indicare una direzione: quella di una donna, di una madre, di una amica, di una complice vera, genuina, ostinata e a suo modo misteriosa.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.