Che cos’è la critica d’arte e qual è il suo ruolo oggi. Rispondono 13 artisti e curatori  

Qual è il ruolo della critica d'arte oggi? 13 giovani artisti e curatori, nati tra gli Anni Novanta e Duemila e provenienti da tutto il mondo, studenti al Biennio in Arti Visive e studi curatoriali della NABA di Milano, rispondono a questa domanda che sta in questi mesi animando il dibattito nel mondo dell’arte

Penso che la critica d’arte continui ad avere una funzione di orientamento e, in un certo senso, anche di organizzazione. Tuttavia, per “organizzazione” non intendo controllo, bensì la capacità di contribuire alla costruzione di un quadro entro cui il mondo dell’arte possa discutere e confrontarsi. Oggi siamo immersi in una quantità enorme di informazioni: ogni giorno emergono nuove mostre, nuovi artisti e nuove prospettive. In un contesto del genere, il compito della critica non è tanto quello di dire alle persone cosa debbano apprezzare, quanto piuttosto di aiutarle a comprendere perché determinate questioni meritino di essere discusse. Naturalmente, la critica d’arte non è mai completamente neutrale. Anche essa è influenzata dalle istituzioni, dal mercato e dai contesti culturali in cui opera. Per questo la considero allo stesso tempo un’osservatrice e una partecipante: da un lato analizza il mondo dell’arte, dall’altro contribuisce a plasmarlo.
Chenxiao Du, curatrice, Beijing, Cina

critica d’arte Chenxiao Du
Chenxiao Du

Oggi il ruolo della critica d’arte è particolarmente importante proprio perché siamo immersi in una quantità enorme di immagini, contenuti e stimoli visivi che spesso vengono consumati in modo rapido e poco approfondito. In questo contesto, la critica può svolgere una funzione fondamentale di rallentamento dello sguardo, aiutando a non fermarsi alla superficie delle cose. Inoltre, credo che la critica oggi abbia anche il compito di interrogare il sistema dell’arte contemporanea nel suo complesso: non solo le opere, ma anche le dinamiche istituzionali, economiche e culturali che determinano cosa viene visibile e cosa invece resta marginale. In questo senso, la critica non è neutrale, ma può assumere anche una posizione attiva, diventando uno spazio di riflessione e, in alcuni casi, di resistenza. Può contribuire a mettere in discussione le narrazioni dominanti e a dare voce a prospettive diverse, ampliando così il campo del discorso artistico.
Sara Tacchi, artista, San Severino

critica d’arte Sara Tacchi
Sara Tacchi

I social, come nelle interazioni della vita reale, hanno creato un appiattimento che ormai è sotto gli occhi di tutti e di cui stiamo iniziando a vedere gli aspetti negativi: crediamo di avere davanti uno strumento molto intelligente e sveglio, quando invece rischia di distruggere il nostro modo di vedere le cose. Le mostre invece peccano di eccesso di concettualità. Invece, non è detto che ciò che hai di fronte agli occhi coincida sempre con quello che pensi, con ciò che sta pensando la persona accanto a te in quel momento o addirittura con quello che ha cercato di spiegare il curatore. Anzi, faccio un invito a tutti coloro che vanno a vedere una mostra: se non sei d’accordo con quello che ha scritto il curatore o con ciò che è riportato nel foglio di sala, non devi sentirti a disagio. Ti sta solo aiutando a capire meglio chi sei tu e che cosa cerchi.
Simone Pellizzari, curatore, Busto Arsizio

critica d’arte Simone Pellizzari
Simone Pellizzari

Da un’opera d’arte dovrebbe arrivare qualcosa in modo diretto. Invece spesso non avviene nulla oppure, se arriva, qualcuno deve spiegartela. Questo non dovrebbe essere l’obiettivo dell’arte, o perlomeno non dovrebbe diventare la totalità dell’esperienza artistica. È impossibile fare una critica su qualcosa di vuoto. Se l’opera è vuota, anche la critica diventa vuota, e si crea un circolo vizioso. È un pourparler che poi si riflette anche nel ripetersi di qualità tecniche sempre simili. Più che altro, secondo me la critica è diventata quasi una gara a chi è più bravo a rendere un’opera affascinante. È un lavoro in sé, effettivamente curioso, perché devi cercare di convincere qualcuno di quello che hai visto. È quasi una competizione a chi riesce a trasformare un’opera d’arte in qualcosa che arrivi davvero. Però se l’opera d’arte in sé non arriva…
Nicole Santamaria, curatrice, Aosta

critica d’arte Nicole Santamaria
Nicole Santamaria

È fondamentalmente un atto di giudizio. Ha la responsabilità di orientare, di offrire una direzione a chi legge di fronte alla complessità di un’opera. Oggi, però, vedo un forte limite in questa disciplina: la tendenza radicata a voler incasellare tutto e a tutti i costi, universalizzando e generalizzando le esperienze artistiche. La critica odierna dovrebbe invece aprirsi a prospettive differenti, a letture plurali, restituendo lo spazio a quella molteplicità di voci che per troppo tempo ha sistematicamente silenziato. “La critica è morta”. O forse, sta faticosamente tornando. Di recente ho lavorato sul concetto di artwashing legato alla Biennale, e analizzare quelle dinamiche mi ha fatto capire che fare una critica vera e costruttiva è ancora possibile, ma deve essere una scelta deliberata. Spesso oggi ci si adagia sul politicamente corretto o sul concetto superficiale di “bello”: si fa fatica a stroncare, e si preferisce scrivere bene di ciò che è rassicurante piuttosto che rischiare. Io credo invece che la critica debba fare l’esatto contrario. Deve provocare una reazione viscerale, quasi fisica: deve farci fare una smorfia. Il suo ruolo oggi è quello di infastidire chi legge, di scardinare le certezze e di smuovere qualcosa nel profondo, costringendoci a guardare soprattutto ciò che è scomodo.
Benedetta Cerea, artista, Bergamo

critica d’arte Benedetta Cerea
Benedetta Cerea

Credo che il segreto di ogni grande artista consista nell’interpretare il proprio tempo in modo particolare. Questa interpretazione nasce dalle problematiche specifiche del proprio contesto storico, ma è capace di trascenderlo. Le domande e le riflessioni che emergono in un determinato momento storico possono influenzare persone appartenenti ad altri tempi e ad altri luoghi. È per questo che oggi possiamo ancora interrogarci sugli artisti universali a distanza di secoli dal Rinascimento. Un’arte individuale che parla soltanto a sé stessa e che non dialoga con altri tempi o altri luoghi difficilmente riuscirà a superare i propri limiti. È importante che ogni artista sappia affrontare il proprio tempo affinché, proprio attraverso questo confronto, possa andare oltre il proprio contesto e comunicare la propria poetica nel lungo periodo.
Olmo Marini, curatore, Firenze

critica d’arte Olmo Marini
Olmo Marini

La critica d’arte è stata, e in parte continua a essere, una “mano” che ha scritto la storia dell’arte attraverso il giudizio, contribuendo a costruire narrazioni precise. Ha permesso all’essere umano di orientarsi, di avvicinarsi alle opere e di trovare connessioni tra molteplici linguaggi, fino a riconoscere una linea all’interno della quale potersi identificare. Oggi, però, sento che sia necessario continuare a costruire e rinnovare queste narrazioni, affinché l’arte possa tornare a essere uno strumento capace di parlarci, di interrogare e scuotere il presente. La critica dovrebbe quindi tornare ad avere una funzione attiva e incisiva: denunciare ciò che accade, offrire punti di vista solidi e credibili, portare consapevolezza al lettore.
Emma Cometto, curatrice, Milano

critica d’arte Emma Cometto
Emma Cometto

Penso che i grandi circuiti dell’arte debbano smettere di tradurla unicamente sotto forma di attività economica, in modo che le persone possano vederla di più come un’attività naturale, insita in noi e in ciò che ci circonda. Finché continuerà questo modello industriale l’arte non deve però perdere la sua funzione più importante: il proporre modi di immaginare al di fuori dei limiti. Questo è anche il motivo per cui continuo a voler essere artista, nonostante i sacrifici il mio obiettivo principale rimane quello di poter fare immaginare. La scrittura critica aiuta ad estendere i discorsi dell’arte e può trovare il modo più adatto per esporli e poterne generare una fruizione critica e consapevole. Secondo me può essere una grande attività culturale quando riesce nell’intento di comunicare un prodotto artistico creando nuove riflessioni. Essa aiuta tanto a porre sfide e complicazioni agli artisti, e allo stesso tempo funge da supporto per meglio comprendere e contemplare un determinato messaggio o immaginario all’interno di una società sempre più accumulatrice di immagini.
Oscar Formacio Mendoza, curatore e artista, Cholula, Messico

critica d’arte Oscar Formacio Mendosa
Oscar Formacio Mendosa

Il rapporto tra il critico e artista non è semplicemente quello di due compagni di viaggio che combattono fianco a fianco, ma somiglia piuttosto a una “bilancia” che necessita di un equilibrio dinamico. Quando parlo di “bilancia”, non mi riferisco a una fredda neutralità assoluta, quanto piuttosto a una corrispondenza in termini di spessore intellettuale ed energia professionale.
Un ecosistema artistico sano richiede che queste due forze si equivalgano e si valorizzino a vicenda. Nella mia esperienza di artista, auspico una relazione basata sulla crescita reciproca: ho bisogno del feedback della critica per comprendere non solo la direzione del mio lavoro, ma anche come esso si posizioni e risuoni all’interno del mercato. Se un artista incontra un momento di blocco nella sua crescita, o se la sua opera è così d’avanguardia da non essere ancora compresa dal proprio tempo, il critico deve posizionarsi sull’altro piatto della bilancia. Attraverso la sua impalcatura teorica e la sua lungimiranza, ha il compito di far emergere, sostenere e contestualizzare il valore storico insito in quel lavoro. Viceversa, se il pensiero del critico si sclerotizza, rimanendo indietro rispetto ai tempi, la vitalità delle nuove opere dell’artista agisce come uno stimolo e una provocazione catartica, costringendo il critico ad aggiornare i propri paradigmi conoscitivi. Pertanto, non siamo di fronte a un “giudice” che emette sentenze, ma a compagni di strada che si stimolano e si mettono in discussione a vicenda. Nel momento in cui una delle due parti viene meno o rimane indietro, la bilancia inevitabilmente pende da un lato.
Gao Yuxin, curatrice, Hefei, Cina

critica d’arte Yuxin Gao
Yuxin Gao

Critica d’arte significa “l’incontro tra la sensibilità e la razionalità umana”. Quando creo un’opera, spesso mi affido all’intuizione, al colore, alla linea, e persino a esperienze emotive come il dolore e la gioia. Queste sensazioni, molte volte, vanno oltre il linguaggio: sono private, astratte, a volte persino “indicibili”. Il compito del critico d’arte è proprio quello di costruire un ponte tra queste esperienze estetiche e l’espressione pubblica. Attraverso la scrittura, il critico trasforma la parte sensibile e difficile da esprimere dell’arte in qualcosa che può essere comunicato, pensato e conservato nel tempo. In questo senso, la critica è anche un processo di trasformazione dell’esperienza sensibile in riflessione razionale. Naturalmente, per un artista, nel momento in cui un’opera viene completata, il suo lavoro sembra arrivare a una conclusione. Ma per l’opera stessa, la sua vita non finisce lì. Attraverso la decostruzione, l’interpretazione, la discussione, e persino attraverso il conflitto e la critica, il critico attribuisce nuovamente all’opera nuovi significati in epoche e contesti diversi. È proprio grazie alla presenza di voci diverse che l’arte non diventa un campione immobile, come un oggetto morto in una teca, ma può continuare a essere un dialogo culturale vivo e in costante movimento.
Xinjing Zang, curatrice, Jinan, Cina

critica d’arte
Xinjing Zang

Per me, la critica d’arte rappresenta uno strumento capace di schiudere nuove e molteplici chiavi di lettura attorno a un’opera. Nel contesto attuale, il suo ruolo è duplice: da un lato, deve avere il coraggio di esaminare con lucidità e distacco le tendenze artistiche fagocitate dalle logiche commerciali, preservando l’indipendenza del pensiero critico; dall’altro, deve agire come un collante e un canale di mediazione tra i creatori e il grande pubblico, affinché il dibattito sull’arte possa riappropriarsi di un autentico senso di rilevanza sociale. Un giusto equilibrio, nella curatela si realizza evitando di enfatizzare deliberatamente le discrepanze tra le culture. Piuttosto che forzare la creazione di divari culturali, preferisco ricercare le risonanze emotive e le urgenze esistenziali che accomunano le persone di diverse aree geografiche. Sviluppare il dialogo attraverso una prospettiva paritaria, anziché interpretare la cultura altrui assumendo la postura di un osservatore esterno, è l’unico modo per scardinare la gabbia degli stereotipi.
Majorn Schirripa, artista, Milano

critica d’arte
Majorn Schirripa

Per me la critica d’arte non è un giudizio, ma un modo per dare valore a ciò che un artista sente e vuole comunicare. Credo che il suo compito sia quello di andare oltre l’aspetto estetico e cercare di comprendere l’anima di un’opera. L’arte è uno dei pochi luoghi in cui possiamo essere davvero noi stessi, senza dover indossare maschere. È il mezzo attraverso cui molti riescono a trovare la propria identità, a raccontare emozioni e parti di sé che spesso non trovano spazio nelle parole. Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a creare solo perché è considerato un artista: l’arte perde il suo significato quando nasce dal dovere invece che dal bisogno. Una vera critica non dovrebbe dire come un artista deve essere, ma accompagnarlo nel suo percorso, rispettandone la libertà e l’unicità. Solo così l’arte rimane una forma autentica di espressione.
Yiweng Lu, curatrice, Hangzhou, Cina

critica d’arte Yiweng Lu
Yiweng Lu

Ritengo che la critica d’arte svolga un ruolo simile a quello di un interprete dell’arte: può aiutare chi non ha una formazione artistica a comprendere opere complesse. Allo stesso tempo, la critica contribuisce a documentare la storia dell’arte e ad arricchire la teoria artistica. In Cina lo sviluppo dell’IA sta procedendo a ritmi vertiginosi e in molti scenari applicativi l’automazione robotica sta già sostituendo la forza lavoro umana. In una società così fortemente orientata alla crescita economica, credo che offrire al pubblico, attraverso una mostra, l’opportunità di riflettere lucidamente sui pro e contro di un’era totalmente digitalizzata possa contribuire a mitigare o migliorare diverse problematiche sociali. Chengrui Peng, curatore, Changsham, Cina

critica d’arte Chengrui Peng
Chengrui Peng

Santa Nastro

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito di una esercitazione in classe dagli studenti del Biennio in Arti Visive e studi curatoriali di NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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