Gli italiani ad Art Basel. Ecco come è andata la settimana dell’arte a Basilea

Le vendite dei galleristi italiani in fiera, le prime volte da Art Basel e Liste, l’effetto Biennale sulle acquisizioni. Ecco cosa è accaduto nella settimana più calda del mercato

La settimana delle fiere di Art Basel si è conclusa e dopo il ritorno al consueto calendario, alterato solo dalle temperature fuori range da piena estate, sembra di poter dire che il mercato dell’arte abbia mostrato tutta la sua voglia di ristabilire connessioni, riaprire conversazioni e intavolare acquisizioni. 

ITALIANI A BASILEA: LE PRIME VOLTE

In una Basilea che prova a ricostruire il dinamismo pre-pandemico, o almeno quello che accettavamo come tale allora, la compagine di gallerie italiane era nutrita, sia nei corridoi dell’ammiraglia Art Basel che nella nuova sede di Liste, segnale che la nostra credibilità internazionale non è uscita indebolita dagli eventi degli ultimi due anni, ma anzi resta intatta la capacità propulsiva di combattere ad armi pari con colleghi internazionali per qualità delle proposte e attrattiva. Si sono festeggiati anche in questa edizione nuovi ingressi e prime volte alle fiere di Basilea, come quello di Corrado Gugliotta con Laveronica e di Veda di Firenze, che quest’anno erano ad Art Basel Statement per la prima volta, o di Martina Simeti, al suo debutto a Liste, che ha registrato “un ottimo riscontro da parte di curatori e istituzioni, numerosi tra il pubblico, nei confronti della galleria e di Costanza Candeloro, di cui abbiamo proposto un solo booth con lavori nuovi”, come ci ha raccontato. Diverse le vendite realizzate da Simeti per le opere prodotte da Candeloro tra il 2019 e il 2022, che hanno intercettato l’interesse di collezionisti francesi, italiani e svizzeri, con un range di prezzo tra i 3.500 e i 9.000 euro.

Anna Maria Maiolino, Untitled, série Interações (from the series Interactions), 2013. Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano

Anna Maria Maiolino, Untitled, série Interações (from the series Interactions), 2013. Courtesy
Galleria Raffaella Cortese, Milano

ART BASEL: I COLLEZIONISTI IN FIERA

Tra i 70,000 i visitatori totali che si sono riversati nei corridoi della fiera, di certo a Basilea sono tornati i collezionisti, insieme ai volti noti dell’art system globale, da Mera Rubell a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, da Uli Sigg a Hans Ulrich Obrist, in una preview affollata – anche troppo, a detta di qualcuno – per un momento che è a tutti gli effetti il cuore strategico delle transazioni della settimana. E sin dal primo giorno si sono rincorse le informazioni sulle vendite a cifre da capogiro realizzate dalle megas globali – una su tutte, il “ragno” da 40 milioni di dollari di Hauser & Wirth di Louise  Bourgeois, cifra superiore anche ai record d’asta per l’artista, a oggi fermo ai 32 milioni di dollari – e gli influssi da “effetto Biennale” si sono avvertiti anche nei corridoi di Art Basel, con l’intensa attenzione riservata a Zineb Sedira e Latifa Echakhch da Kamel Mennour, a Cecilia Vicuña da Lehmann Maupin (che ha venduto due opere a $ 165.000 e $ 180.000) e a Marlene Dumas da David Zwirner (anche qui due opere vendute, per 2,6 e 8,5 milioni di dollari). In più, come già nel mercato delle aste, si conferma l’appetito del collezionismo globale anche per gli artisti più giovani e pronte rispondono le gallerie blue chip che li hanno giustapposti in stand accanto ai nomi più consolidati.

MASSIMODECARLO ad Art Basel 2022. Courtesy MASSIMODECARLO, Milano, Londra, Parigi, Hong Kong, Bejing.

MASSIMODECARLO ad Art Basel 2022. Courtesy MASSIMODECARLO, Milano, Londra,
Parigi, Hong Kong, Bejing.

GALLERIE ITALIANE: LE VENDITE

Se della Galleria Continua si è saputo abbastanza presto che un dipinto di Yoan Capote è volato via subito a € 850.000, entrando nella collezione di un’istituzione europea, di rientro dalla Svizzera Raffaella Cortese può festeggiare almeno due vendite importanti, a cominciare dalla serie fotografica Rape Scene (1973/2001) di Ana Mendieta a una collezione privata svizzera. “Un’opera forte che ci riporta all’interno delle mura abitate con ‘l’urlo’ di un tragico fatto di cronaca subito, nel 1973, da una studentessa, sua compagna”, spiega la galleria. “Mendieta performò una ricostruzione dell’evento nel suo appartamento ‘come reazione contraria all’idea di violenza sulle donne’”. Nel booth, che si presentava come un “nuovo capitolo di una narrazione femminile e femminista”, secondo il chiaro focus da sempre privilegiato dalla galleria, era esposto anche un trittico su carta di Anna Maria Maiolino (presente, con un video potentissimo, pure ad Unlimited), Untitled, série Interações (from the series Interactions), già in mostra al PAC di Milano (2019) e al MAXXI di Roma (2020) e che ha trovato la sua nuova collocazione in una collezione privata tedesca. Range di prezzo, dalla prima alla seconda, dai 50.000 ai 230.000 dollari.

Costanza Candeloro, A Bitter Tears Phone Call, 2019. Courtesy Martina Simeti, Milano

Costanza Candeloro, A Bitter Tears Phone Call, 2019. Courtesy Martina Simeti, Milano

ARTISTI ITALIANI A BASILEA: CIBELLI, SASSOLINO E TOSATTI

Soddisfazione anche da Lia Rumma, che mette in luce l’importanza di essere tornata in contatto “con un range di collezionisti validi e selezionati”, tra i quali si è sentita solo la mancanza di pubblico asiatico e americano, ancora non riconducibile ai livelli pre Covid. Performance positive in termini di vendite sia per gli artisti più established che per i giovani. Tra le opere che hanno avuto riscontri al booth della galleria, Ilya e Emilia Kabakov, The Happy Idea, 2002 (prezzi tra € 600.000 e 800.000); Ettore Spalletti, Davanzale, azzurrato, 2000 (€ 250.000-350.000); Gian Maria Tosatti, 5_I fondamenti della luce – archeologia  (intonaco 6), 2015-2017 (range di prezzo: € 15.000-25.000); Tobias Zielony, Light, 2016-2017 (€ 8.000-10.000).

L’altro grande nome di provenienza campana, Alfonso Artiaco, racconta che quest’anno ad Art Basel si è “avvertita una buona energia e raccolto tanto interesse sugli artisti storici della galleria ma anche su una new entry, Diego Cibelli”. Del giovane artista appena aggiunto al roster, Artiaco ha venduto 4 sculture di ceramica del 2022 della serie Totemic Landscape, nel range di 6.000-9.000 euro. Tra le altre vendite: sei opere di Darren Almond dall’ultima mostra in galleria del 2019 (range di prezzo 14.000-35.000 euro); due opere di Robert Barry, tra 12.000 e 20.000 euro; Thomas Hirschhorn, con la serie I-nfluencer-Posters esposta all’ultima personale in galleria del 2021, tra 35.000 e 40.000 euro. E poi Vera Lutter e Juan Uslè in un range tra 70.000 e 100.000 euro. Il risultato a fine fiera ha fatto così registrare la vendita di 17 lavori.

Anche da Massimo De Carlo si sottolinea la centralità del ritorno al cuore dei grandi eventi, di incontrare i clienti e seguire le trattative, con risultati incoraggianti sin dal primo giorno. “Siamo soddisfatti di questa edizione e felici di fare di nuovo vendite di persona. È stata una grande opportunità per noi di mostrare sia i classici che nuovi artisti della galleria”, è il commento a caldo. “Dopo aver visto il successo delle nostre ‘sezioni focus’ a Hong Kong il mese scorso, abbiamo scelto di mantenere questo formato per il nostro stand. Abbiamo presentato due mostre personali dedicate a Jenna Gribbon e Ferrari Sheppard, che sono state sold out il primo giorno, oltre a una sezione, Mapping the Now, che ha riunito artisti che hanno utilizzato le mappe come punti di partenza per il loro lavoro”. A conti fatti, tutte scelte premiate, con vendite di circa 30 opere tra quelle proposte e prezzi tra 50.000 e 350.000 dollari.

Art Basel quest’anno è stata davvero positiva. Abbiamo concluso trattative per opere di Niele Toroni, Günter Umberg e Arcangelo Sassolino, oltre a Philippe Decrauzat, con un range di prezzo che varia dai 25.000 € ai 70.000 €”. A parlare è la galleria A arte Invernizzi, che torna a casa con vendite realizzate e altre in via di definizione: “Sono in trattativa opere di Riccardo De Marchi e Pino Pinelli che andranno ad integrare la collezione di una fondazione straniera. Abbiamo inoltre riscontrato un grande interesse per i lavori di Mario Nigro degli anni ’50 da parte di un’istituzione museale europea”.

– Cristina Masturzo

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Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna Economia e Mercato dell'Arte e Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni al Master in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia di…

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