Quando l’opera riflette. Gli specchi meccanici di Daniel Rozin

Una ricerca che si muove al confine tra l'arte digitale, la scultura e la tradizione storica dell'arte cinetica e programmata. In questo video l'artista israelo-americano Daniel Rozin presenta i suoi “specchi meccanici”

Penso che nessuna invenzione abbia trasformato il modo in cui percepiamo il mondo, e soprattutto in cui percepiamo noi stessi, più dello specchio”. Così Daniel Rozin (1961) introduce la sua ricerca artistica, incentrata in gran parte sul tema della riflessione. In questo speciale video, pubblicato dal magazine Wired, l’artista israelo-americano mostra i suoi lavori più famosi e il loro dietro le quinte. Anche se non sono, tecnicamente, dei veri specchi, queste installazioni riflettono in modi diversi l’immagine dello spettatore, che diventa così parte integrante dell’opera. Negli anni Rozin ha utilizzato molti materiali diversi – legno, mattonelle, rifiuti, ventagli, tessuti, giocattoli – ma l’idea centrale rimane la medesima, semplice ma potente: costruire congegni meccanici che trasformano la superficie degli oggetti in un sistema capace di reagire in tempo reale alla presenza del visitatore, mimando forme e movimenti.

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Redazione

Redazione

Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.

Scopri di più