La Roma segreta dell’architetto Paolo Portoghesi si può scovare nel suo libro postumo. La testimonianza
Martedì 29 settembre, il MAXXI di Roma ospita la presentazione del libro Roma segreta, scritto dall’architetto Paolo Portoghesi e pubblicato postumo. Portato sugli scaffali da Edizioni Minerva, anche attraverso le fotografie di Lorenzo Capellini disegna un itinerario intimo e sorprendente nella Capitale
Si è colti da un sentimento di malinconia nel ricevere Roma Segreta, un testo che condensa in un equilibro le felici note di Paolo Portoghesi e le intense immagini di Lorenzo Capellini. Il suo obiettivo restituisce belle foto dei Fori, dove il drone permette una vista inaspettata dell’insieme o di Palazzo dei Cavalieri di Rodi, una sorta di accumulo di elementi diversi che esalta i particolari più struggenti di un passato che torna a vivere. Insieme rappresentano un binomio che si è già espresso alla perfezione nel volume dedicato ad Andrea Palladio, per Allemandi Editore di Torino, definito da Howard Burns “il migliore” tra quelli che invitano alla lettura dell’opera del maestro padovano.
La Roma segreta di Paolo Portoghesi in un libro postumo
La memoria corre alle varie occasioni in cui, accolti con amicizia in casa Portoghesi, si veniva gratificati col dono dell’ultima pubblicazione. Quasi un rito iniziato decenni orsono e mai interrotto. Il primo dato che salta agli occhi, osservando l’ultima opera di un intellettuale italiano di respiro europeo, è che Portoghesi lascia un vuoto incolmabile anche per la sua capacità di descrivere e interpretare, a volte con ironia, i luoghi. Penso a ciò che ha annotato su via dei Cessati Spiriti, alla Caffarella. Il libro Roma Segreta è un mosaico di luoghi che danno forma alla città nascosta, davvero segreta, come non solo per la porta “magica” di Piazza Vittorio o per il Mitreo di San Clemente o per Isola Farnese. Una città ignota anche per chi conosce Roma, definita “ambigua e intrigante”, per i tanti angoli sconosciuti a quasi la totalità dei suoi abitanti e nello stesso tempo amata e odiata. Forse lo si deve per il suo essere un palindromo: Roma Amor, il titolo di uno dei numerosi libri scritti da Paolo.
In ricordo dell’architetto Paolo Portoghesi
Conosciamo tutti le tante sue qualità. È lo storico che ci ha permesso di comprendere ed apprezzare il tessuto urbano plasmato dal vento del Barocco e che ha dato anima e corpo a un protagonista come Francesco Borromini, il suo modello e alter ego, con cui si è confrontato in un dialogo infinito. È l’audace critico che ha sempre sostenuto i giovani, rinnovando le sedi del sapere con nuove energie e che ha avuto la forza di mettere in discussione il persistente linguaggio del Movimento Moderno, anche quando, terminando la sua forza propulsiva, non permetteva l’aprire ad altre esperienze; sono quelle che rivendicavano il giusto ruolo svolto dalla storia e che oggi viene lasciata ai margini nella formazione dei giovani. Portoghesi è il progettista che ci ha donato architetture unanimemente apprezzate perché in grado di cogliere lo spirito di questo nostro tempo “selvaggio e incerto” eppure produttore di meraviglie. Da Casa Baldi al complesso residenziale per i lavoratori dell’Enel a Tarquinia, dalla Moschea e centro culturale a Roma al Teatro di Catanzaro. Infine, ad altre che ci scorrono nella memoria, per non citare la sua ricerca sullo spazio sacro che ha lasciato il segno e testimoniato cosa significhi predisporre un edificio per pregare in comunione con l’eterno.
L’eredità di Paolo Portoghesi, tra architetture, libri, lezioni memorabili
Mi sembra di poter cogliere in questa nuova avventura un sincero piacere per la scrittura che appartiene a pochi. Del resto, chi ha avuto la possibilità di assistere alla sua ultima lezione sulla bellezza nell’aula magna della facoltà di architettura, a Valle Giulia, conserva ancora i brividi per quel grande affresco che è stato in grado di introdurre superando posizioni preconcette e idee banali. Le stesse che sovente impediscono di squarciare il velo della conoscenza per aprire verso altre strade come quelle indicate puntualmente in abitare la terra. Troppo poco si è ragionato sulla grande capacità di scrittura di Portoghesi, capace di evocare non solo architetture o personaggi sommi ma, come nel nostro caso, un tessuto minuto popolato da figure che rinviano a Pasquino, a quei ritratti che Piranesi pone accanto alle grandi costruzioni del passato. A quelle che Belli mette in scena nelle sue poesie.
E se a Roma venisse realizzato il grande sogno di Portoghesi?
Chi ha partecipato alla straordinaria lezione in Piazza Fontanella Borghese ricorda che anche il passante più distratto e i netturbini che pulivano la piazza si son fermati per tutta la durata ad ascoltare le sue parole. La sua capacità di stupire, meravigliare e stimolare alla conoscenza ritorna in queste pagine che ci mostrano il vero significato delle cose. Non a caso inizia da Campo de’ Fiori, l’unica piazza che non ha una chiesa forse in omaggio a quel Giordano Bruno che proprio dalla chiesa ingiustamente viene messo al rogo. Tra le tante leggende sul Palazzaccio ne esiste una che sostiene l’esistenza di una finestra, voluta da un ministro del tempo, da cui si può osservare quel monumento, piccolo e austero. Poco distante si trova l’Arco degli Acetari e quella piazzetta dove due case medievali hanno ancora le scale esterne. Molte altre sono state fatte demolire da Sisto IV per rendere le strade aperte al traffico. Varrebbe la pena esaudire un sogno che Paolo non ha potuto realizzare: un grande recital dedicato al Belli, proprio in quello slargo.
Mario Pisani
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