Un nuovo libro ribalta le certezze dei romanzi gialli. Ce lo racconta il suo autore 

In “Gran galà con delitto” Simone Tempia sceglie l’Italia del 1964 come scenario e costruisce una storia in cui le apparenze ingannano. Abbiamo parlato con lo scrittore per entrare meglio nel suo romanzo

Una villa isolata, alcuni personaggi altolocati, la neve che blocca tutti quanti e poi, chiaramente, un misterioso assassinio. Gran galà con delitto, il nuovo romanzo di Simone Tempia pubblicato da Garzanti, parte dagli ingredienti del giallo classico e li porta nell’Italia del 1964, un Paese che l’autore immagina sul filo della perdita dell’innocenza. Tra gli invitati ci sono Violetta, voce ribelle di una generazione che sta cambiando, e Martinet, lo scrittore coinvolto nel mistero. I personaggi sembrano usciti da uno sceneggiato Rai in bianco e nero e con loro torna Lloyd, il maggiordomo immaginario di Vita con Lloyd. Tempia entra per la prima volta nel giallo, ne ribalta i codici e li usa per parlare anche del presente.

Simone Tempia, Gran Galà con delitto
Simone Tempia, Gran Galà con Delitto

Intervista allo scrittore Simone Tempia

Com’è arrivata la voglia di scrivere un giallo?
Credo che sia la naturale evoluzione del mondo che ho creato con Vita con Lloyd e soprattutto per la sensibilità. Ho passato buona parte della mia esistenza osservando con interesse l’umanità, le sue tante sfumature e questa credo che sia la base di ogni buona storia gialla.

Sceglie di ambientare la sua storia nel 1964: cosa le interessa di quell’Italia?
L’Italia negli Anni 60 è un Paese preadolescente: ha la bella ingenuità dei bambini ma al contempo ne percepisce la progressiva e inevitabile scomparsa. Un Paese in tensione, che cammina sul filo della perdita dell’innocenza.

C’è un personaggio nella storia che “usa” per raccontare il perbenismo di quegli anni?
Violetta, la figlia ribelle dell’alta borghesia: esuberante, imprevedibile, provocatoria. È la voce del cambio generazionale.

Il tema sociale è evidente, le differenze di classe sanno essere fonte sia di comicità che di tensione. Come ha costruito questo equilibrio?
Da un lato ho cercato di non snaturare quella che è la mia cifra stilistica ovvero una certa spietata ironia, dall’altro mi sono documentato, ho guardato video, interviste e mi sono immerso negli occhi di quel Paese che stava vivendo una stagione esaltante e drammatica, fatta di grandi divisioni ma anche grande solidarietà.

I personaggi nascondono quella che lei distingue tra “miseria” e “colpa”. Ovvero?
La miseria è spesso ciò che conosciamo e vogliamo nascondere. La colpa è ciò che neghiamo e che spesso non sappiamo ammettere. Entrambe le cose sono motori della nostra esistenza, ma solo una di queste può spingerci davvero a compiere qualcosa di orribile o straordinario.

Nel romanzo quasi nessuno è ciò che sembra. Il rapporto tra apparenza e verità parla anche del presente?
Siamo la società dei filtri Instagram, dei selfie a ore 11, della performance insistita. Citando Petrolini, non abbiamo più alcun orrore di noi stessi. Gran galà con delitto parla molto più del presente che del passato.

Simone Tempia
Simone Tempia

Agatha Christie, Maigret, Padre Brown, La signora in giallo… chi sono stati i suoi maestri del giallo?
Dirò un nome inatteso: Piero Chiara. La Stanza del Vescovo, I giovedì della signora Giulia, sono opere magnifiche che giocano su un filo sottilissimo, perennemente in equilibro instabile tra ironia e tensione. Stiamo parlando di una penna felicissima, un autore gigantesco che non è mai stato associato al giallo, ma che è stato in grado di creare trame sorprendenti e molto gustose

“L’assassino è il maggiordomo” è il cliché per eccellenza del genere che troviamo anche tra le sue pagine…
Ma anche la villa isolata, la neve, tutti potenziali colpevoli, e via, via, via così. Non mi sono fatto mancare nulla. C’è tutto. Ed è tutto ribaltato, smussato, ridisegnato, invertito.

Oltre a Violetta, ci racconta un personaggio che sente suo in modo particolare?
Voglio bene a tutti i miei personaggi. Anche se mi risulta difficile pensarli così, perché li immagino più come attori che stanno interpretando una parte in uno sceneggiato RAI degli anni 60. D’altro canto, Gran Galà con Delitto è esattamente questo: uno sceneggiato in bianco e nero.

Torna Lloyd. Come, ora che entra in un giallo?
Alla sua solita maniera. Caro vecchio Lloyd, sempre a dare consigli che cambiano il punto di vista sul mondo.

Che tipo di sentimenti possono convivere in una storia di delitti?
Tutti: il delitto in fondo non è che un acceleratore di emozioni. Dopo che il male nella sua forma più pura è accaduto, tutto inizia ad aumentare di volume esponenzialmente.

Cosa vorrebbe restasse al lettore oltre alla soluzione del mistero?
Il divertimento. Semplice divertimento. Gran Galà con Delitto è un giallo classico e, come tutti i gialli classici, ha una sua fortissima componente ludica ed enigmistica.

Che rapporto ha con le nuove generazioni?
Come ogni scrittore e scrittrice non ho rapporti con i lettori se non mediati dalla mia opera. Mi piacerebbe sapere che rapporto hanno i giovani con la mia opera.

E con i social?
Sono strumenti. Che, almeno in parte, ormai mi viene da definire “vecchi arnesi”.

Ginevra Barbetti

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Ginevra Barbetti

Ginevra Barbetti

Nata a Firenze, si occupa di giornalismo e comunicazione, materie che insegna all’università. Collabora con diverse testate in ambito arte, design e cinema, per le quali realizza soprattutto interviste. Che “senza scrittura non sarebbe vita” lo ripete spesso, così come…

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