NAZA. Finalmente al cinema il documentario necessario su Gaza e il nostro presente

Yuval Abraham e Rachel Szor raccontano la guerra a Gaza da una prospettiva insolita: quella di chi conosce dall’interno l’apparato militare e di intelligence israeliano. Il film premiato alla Mostra del cinema di Venezia sarà nelle sale il 28, 29 e 30 settembre

La guerra, in NAZA, è quasi sempre altrove. Non è davanti alla macchina da presa, eppure occupa ogni minuto del film. Yuval Abraham e Rachel Szor scelgono infatti di spostare lo sguardo dalle conseguenze del genocidio di Gaza ai meccanismi che le precedono, costruendo il documentario intorno alle testimonianze di 24 persone provenienti dall’intelligence e dall’esercito israeliano.

La prospettiva di NAZA

Gli incontri avvengono di notte, sui tetti di Tel Aviv. Una scelta visiva che finisce per produrre uno dei contrasti più forti del film: la normalità della città continua sullo sfondo mentre, in primo piano, si parla di Gaza attraverso procedure, sistemi di individuazione degli obiettivi, tecnologie.

Perché vedere NAZA

È questa distanza a rendere NAZA un film da vedere. I registi Yuval Abraham e Rachel Szornon cercano di competere con la quantità di immagini della guerra che raggiunge quotidianamente i nostri schermi. Provano piuttosto a interrogare ciò che quelle immagini spesso non riescono a mostrare: cosa succede prima? Chi costruisce un obiettivo? Attraverso quali passaggi una decisione viene trasformata in un’operazione?

Il lavoro di indagine dietro NAZA

Il film nasce anche dal lavoro d’inchiesta condotto da The Guardian, +972 Magazine e Local Call, ma trasferire questo materiale al cinema significa modificarne la percezione. Una testimonianza non è più soltanto una fonte. E anche ciò che rimane sospeso o non viene pronunciato entra nel racconto.

Un tempo per riflettere

Qui si trova una delle ragioni dell’importanza di documentari come NAZA. Nell’ecosistema visivo contemporaneo non soffriamo certo per mancanza di immagini. Il problema è semmai la velocità con cui le consumiamo. La fotografia di una città distrutta può apparire tra una storia Instagram e una pubblicità, per essere sostituita poco dopo da qualcos’altro.
Il cinema introduce una temporalità opposta. Chiede di restare. Per Abraham e Szor ( già coautori di No Other Land)significaanche assumersi la responsabilità della propria posizione di registi israeliani e rivolgere lo sguardo verso l’interno del sistema. NAZA apre una questione che non si esaurisce nel racconto di Gaza: cosa accade quando la tecnologia e il linguaggio tecnico aumentano la distanza tra una decisione e le vite su cui ricade? È questo che il documentario può ancora fare: fermare un frammento di presente abbastanza a lungo da permetterci di interrogarlo. NAZA, di Yuval Abraham e Rachel Szor, 80 minuti, ha ricevuto il premio speciale della giuria a Venezia 83 ed è al cinema solo il 28, 29 e 30 settembre con I Wonder Pictures.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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