Il museo di Milano che espone i Compassi d’Oro ora è tutto nuovo: grafica più chiara e focus letterari

A cinque anni dall’apertura, l’ADI Design Museum cambia per la prima volta l’ordinamento e l’allestimento della sua collezione storica. E lo fa puntando sulla letteratura, creatrice di mondi popolati non soltanto da personaggi ma anche da oggetti

Chi sarebbe il ragionier Ugo Fantozzi senza la sedia in pelle umana, la scrivania spaziosa e la serra di piante di ficus alle quali ambire? E Giandomenico Fracchia, un altro amatissimo personaggio creato e interpretato da Paolo Villaggio, senza la poltrona Sacco dalla quale cade rovinosamente in una scena ormai di culto del film Fracchia la belva umana? Che evoluzione avrebbe avuto il giovane Holden di Salinger se non avesse visto la sorellina Phoebe trascinare dietro di sé una grossa valigia col respiro spezzato, pronta a tutto pur di seguirlo?
Gli oggetti d’uso possono non essere la prima cosa che ci salta in mente quando pensiamo alla letteratura; eppure sono ben presenti nei mondi immaginari descritti sulle pagine dei libri e contribuiscono a delineare il carattere delle persone che li abitano o a orientare le loro scelte.

Il nuovo allestimento della Collezione storica del Compasso d’Oro all’ADI Museum di Milano

Anche le parole degli scrittori possono diventare una porta di ingresso emozionale verso alcuni pezzi chiave nella storia del design italiano, vincitori nelle diverse edizioni del Compasso d’Oro. L’ADI Design Museum di Milano ha scelto questa chiave di lettura per raccontare in un modo tutto nuovo la sua collezione storica, a cinque anni dall’apertura. Un progetto che comprende due operazioni: in primis la creazione di un percorso rinnovato e ampliato fino ad accogliere riconoscimenti finora esclusi dal discorso, come il Compasso d’Oro alla Carriera del prodotto – istituito nel 2020 e attribuito a oggetti che, pur non essendo stati premiati al momento della loro immissione sul mercato, sono stati in qualche modo dei “late bloomers” diventando successivamente delle icone – e i Compassi internazionali, a cura di Maité García Sanchis con un nuovo allestimento firmato da Matteo Vercelloni e un progetto grafico più fresco, editoriale e intuitivo di Francesco Franchi e Davide Mottes.

Macchine da cucire, bicchieri infrangibili e pensiline: ecco gli oggetti di design protagonisti della letteratura mondiale

La seconda – ed è qui che la letteratura si lega davvero al design – consiste nella proposta di una serie di approfondimenti tematici curati da Andrea Anastasio e Domitilla Dardi che mettono in relazione alcuni progetti vincitori del prestigioso premio nato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti con altrettanti stralci tratti da capolavori della letteratura mondiale, scelti ad ampio spettro senza distinguere tra romanzi, saggi, racconti e poesie. Diluiti nel percorso di visita come contrappunti in una partitura musicale, questi accostamenti si basano su associazioni mentali libere che le guide completeranno, su invito dei curatori, con i loro ricordi ed esperienze e che i visitatori potranno a loro volta ampliare attingendo alla loro biblioteca e al loro immaginario. La macchina da cucire BU disegnata da Marcello Nizzoli e premiata nel 1954 viene così introdotta da un testo che trasporta il lettore nel più famoso atelier sartoriale della letteratura del primo Novecento, quello delle “Sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi, dove ovunque si posi lo sguardo non si incontrano altro che scampoli, pizzi e cordoni. Il servizio da tavola in melamina di Massimo Vignelli (1964), esposto anche di recente alla Triennale, con il suo spirito pop, ha come contraltare il bicchiere di plastica infrangibile che in un racconto omonimo di Achille Campanile mette alla prova e insieme espone la rigida (e nevrotica) razionalità dei genitori del piccolo Marcello che arriveranno a distruggere tutti i bicchieri di casa pur di scovare quello che, bontà sua, non si può rompere. La pensilina Boma, vincitrice nell’edizione 2001, si carica di significati accostata a un passaggio di uno dei romanzi di Elena Ferrante in cui Lenù e Nino vivono un momento emotivamente intenso proprio alla fermata dell’autobus.

Courtesy of ADI Design Museum. Ph. Denise Manzi
Courtesy of ADI Design Museum. Ph. Denise Manzi

La multidisciplinarietà come strategia per parlare a un pubblico che cambia

La globalizzazione e la pervasiva diffusione di una comunicazione ipertecnologica, priva di mediazione culturale, hanno oggi stravolto modalità espressive e di socializzazione”, ha sottolineato il Presidente ADI Luciano Galimberti . “In questo contesto di mutazione profonda, i musei non sono esenti da problemi di relazione con le nuove esigenze dei fruitori, anzi, il museo è luogo paradigmatico di questo processo. Ma un museo che voglia essere davvero contemporaneo deve sapersi rapportare quotidianamente con le tendenze, con i gusti, con i mezzi di comunicazione, con i problemi della fruizione, con la richiesta di interazione a tutti i possibili livelli. Siamo convinti che servano sempre più moventi aggregativi dinamici in continua dialettica con gli stimoli di una contemporaneità rivolta al futuro, capaci di proporre una lettura il meno possibile relativista del presente stesso”.

Giulia Marani

La Collezione del Compasso d’Oro,
raccolta di una specie di evoluzione
Antologica. Oggetti tra le righe
ADI Design Museum – Piazza Compasso d’Oro, Milano
(ingresso da Via Ceresio 7 – Via Bramante 42 – Piazza Cimitero Monumentale)

Ingresso libero

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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