A Venezia il vetro di Murano diventa un’immagine instabile: la mostra di Agne Raceviciute

Alla Fondazione Querini Stampalia e a Casa Venezia la ricerca di Agne Raceviciute entra in dialogo con il vetro di Murano. La mostra, presentata in occasione della decima edizione di The Venice Glass Week, è stata prorogata fino al 4 ottobre 2026


Il vetro è una superficie nella quale un’immagine appare, si deforma e subito dopo sembra sottrarsi. Ed è su questa latenza che si muove RHEA – Sull’orlo dell’immagine, il progetto di Agne Raceviciute (Klaipeda, Lituania, 1988) presentato alla Fondazione Querini Stampalia e a Casa Venezia in occasione della decima edizione di The Venice Glass Week. Curata da Cristiana Collu insieme all’artista, la mostra è stata prorogata fino al 4 ottobre 2026, prolungando un confronto tra fotografia, installazione e scultura in vetro che mette al centro il corpo, lo sguardo e ciò che ne rimane.

La ricerca di Agne Raceviciute

Già nei primi lavori di Raceviciute emerge un interesse per l’immagine e la possibilità di far convivere elementi apparentemente incongrui. Fotografie, collage, video e disegni diventano così medium per costruire ambienti mentali e solo poi rappresentazioni del reale. Ci sono figure enigmatiche che attraversano luoghi abbandonati della periferia veneziana, o come nelle fotografie della serie Il piacere del vestiario, iniziata nel 2008, corpi vestiti, mascherati che vengono trasformati in presenze teatrali, isolate in scenari rigorosamente costruiti. Un’immagine che sembra formarsi dentro il buio e dal buio riemergere. Corpi parzialmente nascosti, tessuti che diventano quinte teatrali, frammenti materici, silhouette e superfici scure compongono una sorta di teatro sospeso tra fotografia e immaginario surrealista.

La mostra “RHEA – Sull’orlo dell’immagine” di Agne Raceviciute alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia

È dentro questa dimensione di ricerca continua che si colloca RHEA. Il progetto infatti porta a Venezia una riflessione sul momento in cui l’immagine smette di essere stabile. Il vetro, con la sua doppia natura di materia solida e superficie trasparente, diventa il materiale ideale per affrontare questa ambiguità. Alla Fondazione Querini Stampalia, nella Wonder Q, una fotografia introduce la dimensione narrativa del progetto ed è accompagnata da un’opera in vetro. Qui, accompagnata da un testo di Giovanna Manzotti, la relazione tra corpo, memoria e sguardo lascia volutamente aperto il confine tra ciò che è rappresentato e ciò che resta fuori campo. A Casa Venezia, casa dei collezionisti Massimo Adario e Dimitri Borri, il racconto si sposta invece sulla scultura. Le opere in vetro di Murano, realizzate attraverso tecniche di fusione e lavorazione a soffio, sembrano evocare superfici d’acqua ferma. Sono forme che ricordano pozze o specchi nei quali l’immagine non si riflette mai in maniera definitiva: cambia, si frammenta, si interrompe.

Agne Raceviciute e il concetto di “Schautrieb”: la pulsione del guardare

Così, Raceviciute porta il vetro al limite della propria identità: una materia apparentemente rigida conserva l’idea dell’acqua, mentre una superficie immobile suggerisce qualcosa in continuo movimento. Da qui il titolo, Sull’orlo dell’immagine: il luogo in cui si colloca la ricerca dell’artista non è esattamente dentro l’immagine né completamente al di fuori. È il margine, il punto nel quale qualcosa sta per diventare visibile o, al contrario, sta già scomparendo. Questa tensione è presente anche nella ricerca che Raceviciute porta avanti da anni attorno al concetto di Schautrieb, termine tedesco che indica la pulsione del guardare. Il vedere, nella sua prospettiva, non è mai un atto neutro: ogni immagine porta con sé desideri, memorie, associazioni e zone inconsce. Guardare significa dunque anche essere coinvolti da ciò che si guarda.

La multidisciplinarietà di Agne Raceviciute

Il progetto veneziano si inserisce in un percorso più ampio, nel quale Raceviciute continua a spostarsi tra linguaggi e discipline. Tra i lavori in sviluppo ci sono un libro fotografico dedicato al patrimonio architettonico e paesaggistico della Lituania, nel quale l’artista interpreta figure legate alla tradizione rurale e mitologica del Paese, e il progetto cinematografico Cut the Privacy. Embrace the Doubt, ispirato alla figura di Auguste Blanqui e alla sua riflessione sull’esistenza di infinite vite che si ripetono nel cosmo. Un processo aperto, talvolta imprevedibile, nel quale fotografia, cinema, disegno e scultura finiscono per fondersi tra loro.

RHEA – Sull’orlo dell’immagine
Fondazione Querini Stampalia e Casa Venezia
fino al 4 ottobre 2026

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Redazione

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