“Il mio lavoro crea ponti tra istituzioni e persone”. Intervista all’artista JR (mentre espone in Vaticano) 

Cinque mostre affrontano il tema delle minacce che incombono sul patrimonio. In occasione del compleanno di Papa Leone XIV la Biblioteca Apostolica Vaticana presenta fino al 14 maggio 2027 il primo capitolo, con al centro l’acqua come elemento. Accogliendo i visitatori con una grande onda di JR. L’intervista

Mettere qualcosa al riparo dal tempo, oppure permettergli di attraversarlo: che cosa significa davvero conservare? E chi decide che cosa merita di sopravvivere? È una domanda che attraversa AQVA. Catastrofe e meraviglia e che trova la sua immagine più immediata in Diluvium, l’intervento site-specific dell’artista francese JR, pseudonimo di Jean René, nato a Parigi nel 1983, sulla facciata del Cortile del Belvedere della Biblioteca Apostolica Vaticana. Un’onda esce da uno dei volumi custoditi nella Biblioteca, cambia scala e sembra sul punto di travolgere il luogo costruito per custodire la memoria.

L’installazione “Diluvium” di JR alla Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma
L’installazione “Diluvium” di JR alla Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma

JR nella mostra AQVA in Vaticano

La mostra, primo capitolo del ciclo Catastrofe e Meraviglia, è aperta dal 25 settembre 2026 al 14 maggio 2027 e mette in dialogo il patrimonio della Biblioteca con gli interventi di JR, Bill Moran e Fulvio Pierangelini.
Ma la conservazione non è mai un gesto neutro. Preservare significa anche selezionare: stabilire che cosa attraverserà il tempo, chi avrà accesso alla conoscenza e attraverso quali strumenti. Perché conservare è, inevitabilmente, un atto politico: significa decidere che cosa lasciare dietro di sé come meraviglia e che cosa spazzare via come catastrofe. Come un’onda che, mentre attraversa un luogo, lo trasforma. È la tensione su cui JR costruisce Diluvium.

JR e il Vaticano

Non è la prima volta che il lavoro di JR, prima fotografo, poi writer e creatore di illusioni, incontra il Vaticano. “Poche persone lo sanno, ma nel 2005 avevo incollato davanti al Vaticano, con piccoli manifesti, alcune delle mie prime fotografie. Avevo cominciato nei primi anni Duemila e ricordo molto bene quando camminavo per quelle strade e attaccavo le mie foto. Trovarmi oggi all’interno del Vaticano per creare quest’onda è molto emozionante: vent’anni dopo c’è un legame con le origini del mio lavoro”. Né è la prima volta che l’artista si confronta con importanti facciate. Solo in Italia lo abbiamo già visto nel 2021 con la memorabile La Ferita, sulla facciata di Palazzo Strozzi a Firenze, e più recentemente nei giorni di inaugurazione della Biennale Arte di Venezia 2026 con Il Gesto sulla facciata che dà sul Canal Grande di Palazzo Ca’ da Mosto, reinterpretando Le Nozze di Cana del Veronese. Con lui abbiamo parlato di restauro, archivi, climate change, risorse idriche, ambiente, guerre, paure e, naturalmente di arte, in questa intervista.

Intervista a JR

La paura è una leva dell’opera Diluvium…
È la paura della Biblioteca di perdere i propri archivi. Archivi che sono anche i nostri, dell’umanità, perché la Biblioteca Vaticana conserva da secoli libri di ogni genere che sono traccia della nostra civiltà. La paura che l’acqua possa portarli via mi ha fatto venire voglia di prendere una delle incisioni di Gustave Doré conservate in uno di quei libri e ingrandirla sulla facciata.

JR, ritratto, AQVA. Catastrofe e Meraviglia, ph Olivia Rainaldi
JR, ritratto, AQVA. Catastrofe e Meraviglia, ph Olivia Rainaldi

Che cosa produce un’onda?
Quando c’è una catastrofe, a volte rimaniamo paralizzati e tendiamo a chiudere gli occhi davanti all’evidenza. A volte l’arte, soprattutto a questa scala, ci costringe a guardare e a riflettere. Un’onda è sempre in movimento: io l’ho fermata per un momento, per sei mesi, in Vaticano. E pensare che era dentro un libro, dimenticata: riaprendolo, improvvisamente quest’onda torna in vita.

La sua opera è destinata a scomparire dopo sei mesi. La Biblioteca, invece, nasce per conservare. Che cosa resta di un’opera quando sparisce?
È effimera, è vero, ma la bellezza di una cosa del genere è che dopo non guarderemo più questa facciata nello stesso modo. Molti passeranno di qui e si ricorderanno che, a un certo punto, su questo edificio c’è stata un’onda. Non scomparirà così velocemente: resterà anche soltanto in una fotografia. Ma chiunque potrà chiedersi: quest’onda non è già presente sotto forma di ondate di calore, di cambiamenti climatici? Quest’onda è semplicemente congelata e ingrandita così che possiamo guardarla.

Nel momento in cui l’intelligenza artificiale può generare qualsiasi immagine, perché per lei è ancora importante costruirne una fisicamente?
Il fatto che oggi con la tecnologia si possa creare qualsiasi immagine mi fa desiderare ancora di più di crearle fisicamente. Perché nel processo di realizzare qualcosa, si entra in relazione con le persone. È questo il cuore del mio lavoro: creare ponti tra le persone, o tra le istituzioni e le persone. Anche in un luogo come questo, difficile da raggiungere, credo che il simbolo di un’onda sulla Biblioteca possa risuonare nelle biblioteche di tutto il mondo. Quindi, anche se questa è un’installazione molto legata al luogo, quest’onda va molto oltre il contesto in cui viene presentata.

Cosa scegliamo di preservare? Chi decide cosa deve sopravvivere: le istituzioni, gli artisti, chi?
Penso che sia una domanda per l’umanità. E lo vediamo anche nel disegno di Gustave Doré. Penso che oggi, a causa della grande onda dell’AI, stiamo ripensando tutto questo. Fino a oggi abbiamo saputo che le istituzioni hanno la responsabilità di conservare tutta la conoscenza scientifica, tutta la conoscenza che è stata raccolta per centinaia di anni. Con l’AI stiamo ripensando questo: anche pagine comuni, come Wikipedia, potrebbero non funzionare più domani. 
Quindi è una grande onda che sta arrivando, che è già qui, che sta assorbendo tutta questa conoscenza per utilizzarla in modi che ancora non conosciamo. Ma poiché è invisibile, forse renderla così visibile ci fa porre domande su come tratteremo questa onda. Chi sarà, in realtà, a conservare e salvare questi dati? È ciò che ne facciamo a mettere tutto in discussione.

Si può parlare di acqua, clima, ambiente oggi, con guerre e occupazioni in corso, senza parlare di potere?
L’acqua è un elemento interessante nel caso di una Biblioteca, ad esempio, perché può portare via i libri e distruggerli, ma può anche riportarli alla vita; ed è una delle cose che vediamo in questa mostra, nella parte dedicata al restauro dei libri. Ma l’acqua è ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere e vivere e, allo stesso tempo, ciò che può portarci via in un momento. È anche qualcosa che genera molte guerre, perché è una risorsa che diventa sempre più rara. Credo che il fatto che la Biblioteca Vaticana l’abbia scelta come primo elemento sia molto potente, ma nemmeno un’onda può riassumere la complessità di questa domanda.

Alessia De Antoniis

Roma//dal 25 settembre 2026 al 14 maggio 2027 
AQVA - ciclo Catastrofe e Meraviglia
Biblioteca Apostolica Vaticana – Musei Vaticani, Cortile Belvedere – Città del Vaticano 
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Alessia de Antoniis

Alessia de Antoniis

Giornalista e autrice, modera incontri su cinema e teatro e scrive di arti sceniche, libri e viaggio. Collabora con Globalist e Wondernet Magazine, dopo esperienze per Exibart, NextGen e Manintown. Ha curato la comunicazione e moderato panel in festival, seguendo…

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