A Battaglia Terme, nel Padovano, il Museo della Navigazione Fluviale conserva la memoria della civiltà dei barcari. In quello che era l’antico quartiere dei lavoratori del fiume sono raccolti modellini, fotografie, strumenti, documenti e oggetti che restituiscono un mondo fatto di barcaioli, cavalcanti, sabionari e squeraroli.

Storie di navigazione, imbarcazioni e artigianato nei piccoli musei d’Italia
Qui i canali erano vere vie di comunicazione: trasportavano merci e persone e collegavano la pianura alla Laguna. Più che una collezione di barche, si tratta dunque della testimonianza di un sistema economico e sociale oggi quasi scomparso. E sempre una storia d’acqua dolce si scopre raggiungendo Pianello del Lario, sulla sponda occidentale del lago di Como. Il Museo Barca Lariana, ospitato in un’ex filanda ottocentesca, riunisce una straordinaria varietà di imbarcazioni: barche da pesca e da trasporto, gondole lacustri, motoscafi, scafi da corsa e mezzi legati alla storia dei cantieri del Lario. Sono oggetti che restituiscono un lago molto diverso da quello che conosciamo oggi, quando lo scafo era prima di tutto uno strumento di lavoro e di collegamento. “Ogni imbarcazione che conserviamo ritrova il suo significato pieno solo quando torna, prima o poi, a raccontare o a navigare”, spiega il presidente nel museo Ferdinando Zanoletti. “È questo il principio che guida ogni iniziativa del Museo Barca Lariana: le sale e i laghi non sono mondi distinti, ma due dimensioni della stessa missione. Proteggere la memoria nautica del territorio e, allo stesso tempo, restituirla viva a chi ancora non la conosce”.

Navigar per mare sulle rotte dell’Adriatico
La rotta continua verso l’Adriatico, a Cesenatico, dove il Museo della Marineria vanta una caratteristica difficile da trovare altrove: una parte della collezione è ancora sull’acqua. Lungo il tratto più antico del Porto Canale Leonardesco si incontrano bragozzi, trabaccoli, battane, lance e paranze. Due imbarcazioni della sezione “galleggiante” sono ancora operative e partecipano a regate storiche. Nella sezione “di terra”, invece, si ricostruiscono tecniche di costruzione, strumenti, attività di pesca e vita di bordo. A colpire sono soprattutto le vele “al terzo”, decorate con simboli e colori che identificavano le famiglie dei pescatori.
Seguendo la costa verso sud si arriva a San Benedetto del Tronto, dove il Museo del Mare riunisce diverse raccolte dedicate alla cultura marinara marchigiana. Anfore, reperti, strumenti di pesca, fotografie e testimonianze permettono di ricostruire il rapporto tra la città e l’Adriatico, dalle attività dei pescatori ai commerci. Protagonista diventa così un’intera comunità, con i suoi cantieri, le partenze e i rientri, i gesti quotidiani e le conoscenze tramandate di generazione in generazione.

La navigazione dall’antichità a oggi: il commercio per mare, tra anfore e tonnare
Dall’Adriatico, raggiungendo la sponda opposta d’Italia, si torna indietro nel tempo, verso Pisa e gli Arsenali Medicei, dove il Museo delle Navi Antiche conserva sette imbarcazioni di epoca romana recuperate nell’area di San Rossore. Attorno agli scafi si sviluppa un percorso con migliaia di reperti: anfore, utensili, oggetti personali ed elementi rinvenuti a bordo. Le navi permettono di entrare nella dimensione concreta dei viaggi nel Mediterraneo antico, seguendo merci, passeggeri ed equipaggi lungo rotte che collegavano porti e città dell’Impero. Il viaggio prosegue in Puglia, a Nardò, dove il Museo del Mare Antico porta l’attenzione sulla costa salentina e sulle testimonianze archeologiche legate alla sua frequentazione nel corso dei secoli. Reperti e materiali provenienti dal mare permettono di seguire le tracce degli scambi e delle rotte che attraversavano questo tratto del Mediterraneo. È un modo diverso di guardare al Salento: non soltanto una terra protesa verso il mare, ma un punto di passaggio attraverso cui transitavano persone, merci e culture. L’ultima tappa porta in Sardegna, a Stintino, per visitare il MUT – Museo della Tonnara, dove il mare torna a essere soprattutto lavoro. Nell’ex stabilimento Alpi, fotografie, documenti, attrezzi, diari e materiali legati alla Tonnara Saline ricostruiscono la pesca del tonno nel Golfo dell’Asinara e la nascita della comunità stintinese. Fanno parte dell’allestimento alcune opere selezionate di artisti sardi che hanno dipinto la vita della tonnara, da Stanis Dessy ad Ausonio Tanda, da Nani Tedeschi ad Angelo Maggi.
Luisa Taliento
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