A Pieve di Cadore i paesaggi di Tiziano sono davvero protagonisti. La recensione della mostra
Fino al 18 ottobre 2026, per i 450 anni dalla morte di Tiziano, le sue opere dialogano con quelle di precursori ed eredi. Al centro c’è il paesaggio con tutte le novità che l’artista cadorino apportò nella sua rappresentazione
Come quasi tutti gli altri pittori operanti nel Rinascimento, Tiziano (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 1576) è un artista figurativo, uno dei più significativi in ambito europeo. Ma nei suoi dipinti e nelle opere su carta non ci sono soltanto figure. Vi sono rappresentati tutti quegli elementi che contribuiscono a determinare il paesaggio: dalle montagne ai ruscelli; dalla vegetazione ai riferimenti architettonici: abitazioni, chiese, castelli, fortezze. A 450 anni dalla sua morte, giungono nella terra natale di Tiziano tre suoi dipinti e 30 opere grafiche tratte da suoi disegni o di precursori ed eredi dei modelli tizianeschi – Lucas Cranach, Albrecht Dürer, Rembrandt, Watteau e Marco Ricci – per scoprire il ruolo innovativo del paesaggio nell’opera tizianesca. Sono queste le opere che contraddistinguono la mostra Tiziano e il Paesaggio, curata da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa con il supporto del Comitato scientifico della Fondazione e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International.
Il paesaggio secondo Tiziano
C’è da notare che il cadorino non è stato il primo ad innestare il paesaggio nelle sue opere. È stato preceduto, tra gli altri, da Jan van Eyck, Hans Memling, Giovanni Bellini e Cima da Conegliano. Tuttavia, non si può negare che l’interpretazione della natura, nelle creazioni di Tiziano, appare mutata rispetto ai modelli citati. Emergono nuove particolarità atmosferiche, illusionistiche e un ruolo diverso del tessuto pittorico, che fonde le figure armonicamente nel contesto naturale anziché piazzarle di fronte allo scenario paesaggistico.
Le tre opere di Tiziano in mostra a Pieve di Cadore
Il “Battesimo di Cristo” dei Musei Capitolini
Entrando in mostra, il visitatore se ne rende subito conto trovandosi di fronte al Battesimo di Cristo dei Musei Capitolini. È una realizzazione giovanile dell’artista, con le figure dei protagonisti – compreso il committente, il mercante Giovanni Ram – perfettamente inserite in un paesaggio che si ritaglia un ruolo importante. Come già chiarito dallo storico dell’arte Augusto Gentili, nella parte destra del dipinto, proprio sopra la figura del donatore, sono stati inseriti particolari simboli che incrementano semanticamente la scena, che declina nello sfondo del borgo con una torre cilindrica e con le sfumate montagne dolomitiche. Da notare in questo dipinto tizianesco la novità iconografica del Cristo che lascia la tradizionale posa frontale per voltarsi verso il Battista, con le mani giunte in preghiera.

“Orfeo ed Euridice” dell’Accademia Carrara di Bergamo
In un’opera considerata di pochi anni successiva, la tavoletta con Orfeo ed Euridice dell’Accademia Carrara di Bergamo, Tiziano chiama in causa nuove opzioni espressive. Affascinante e complessa l’ambientazione paesaggistica, che chiarisce le vicende del racconto ovidiano ed interpreta un ruolo sostanziale nella trama narrativa del dipinto. Ciò che colpisce, ancora una volta, è l’impostazione geometricamente lirica dell’opera, con la suddivisione contrapposta della scena: a sinistra, la parte più sfiorata dalla luce, l’artista dà vita a un rassicurante paesaggio con all’orizzonte una chiesa e il suo svettante campanile; a destra, lo scenario è del tutto diverso. La visione perde luminosità, diventa minacciosa, dominata sullo sfondo dalla bocca dell’inferno. La composizione, poi, è divisa al centro da una sorta di sperone di roccia che funge da perno e facilita la separazione delle due fasi del mito: la morte di Euridice a sinistra, il tragico epilogo della fuga dei due amanti dagli inferi a destra, dando del paesaggio un’interpretazione morale, molto diffusa a nord delle Alpi. Il visitatore non manca di notare la linea nervosa, energica che Tiziano riesce a imprimere al paesaggio, con il senso sinfonico di varietà, movimento e cambiamento che vi si legge.

Il “San Giovanni Battista” delle Gallerie dell’Accademia di Venezia
Anche nel San Giovanni Battista delle Gallerie dell’Accademia il paesaggio è un elemento determinante. È un paesaggio montuoso che nella parte inferiore del dipinto si contraddistingue per la sua complessità, andando oltre le tradizionali scene di san Giovanni Battista nel deserto. Il profilo roccioso dello sperone alle spalle del santo è progettato per infondere la massima forza volumetrica alla figura, che spicca contro la natura anziché esservi immersa.

Il dialogo tra Tiziano e gli altri artisti
A questo punto si possono condividere le intenzioni che giustificano la mostra, come espresse dal suo curatore Aikema: indagare le origini culturali e figurative dell’interesse di Tiziano per la resa dell’ambiente naturale e l’impatto avuto dai suoi paesaggi sugli artisti europei delle generazioni successive. E lo si fa a partire dalla Penitenza di san Giovanni Crisostomo di Lucas Cranach, la sua più grande ed elaborata opera. Incisa nel 1509, è l’unica tra le poche realizzate a bulino con una scena inserita in un paesaggio.
Il percorso espositivo a Pieve di Cadore
La mostra si articola in tre sezioni: nelle Origini ci si sofferma sulle fonti visive e sulle basi culturali che hanno favorito il formarsi dell’idea paesaggistica di Tiziano. Tra gli autori di rilevo risultano Cranach, già accennato, insieme ad Albrecht Dürer con la sua incisione con Sant’Eustachio realizzata agli inizi del XVI Secolo. Nella seconda sezione, Elaborazione, si approfondisce la configurazione grafica del paesaggio nell’ambito del gruppo tizianesco. Nella terza, infine, intitolata Diffusione, si affronta un aspetto poco noto: la fortuna e l’influsso che hanno avuto le opere, soprattutto su carta, di Tiziano e della sua cerchia sulle successive generazioni di artisti, sia in Veneto e in Italia che in Europa. Per Rembrandt, ad esempio, Tiziano è stato un punto di riferimento fondamentale, una fonte di ispirazione per molte creazioni.
Fausto Politino
Pieve di Cadore // fino al 18 ottobre 2026
Tiziano e il paesaggio
PALAZZO DELLA MAGNIFICA COMUNITÀ DI CADORE – Piazza Tiziano, 2
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