A Ivrea c’è una mostra per riscoprire il talento dell’artista novecentesco Carlo Mattioli
Celebrato in più edizioni della Biennale di Venezia, artista colto e raffinato, Carlo Mattioli è al centro di una mostra al Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea, fino al 27 settembre
Sono passati 47 anni da quando nel foyer della Sala Cupola del Centro Congressi Olivetti a Ivrea, realizzato tre anni prima, inaugurava la mostra di Carlo Mattioli, che poi sarebbe andata a Venezia nello storico spazio scarpiano. Deus ex machina era il solito Giorgio Soavi, scrittore, collezionista, amante dell’arte e uomo di punta della prestigiosa industria eporediese. Oggi molti anni dopo è possibile rivedere a Ivrea le opere di Carlo Mattioli, raffinato e ancora troppo poco proposto artista novecentesco, nato a Modena nel 1911, ma quasi sempre vissuto a Parma, dove morirà nel 1994.

La mostra su Carlo Mattioli a Ivrea
Nella mostra al Museo Garda di Ivrea, curata da Anna Zaniboni Mattioli (che presiede l’archivio dedicato a suo nonno), Marco Pozzali, Marcella Turchetti e Martina Lunardi, ci troviamo di fronte a una scelta di opere che permettono di entrare nella complessità e nella poesia del suo lavoro. Non troppi oggetti, che consentono al visitatore di fermarsi a riflettere, a guardare oltre alla mera apparenza, con i giusti tempi. La sua carriera nel mondo dell’arte inizia nel 1938 e subito prende ad esporre. soggetti sono diversi: dai ritratti ai soggetti religiosi. Mattioli è uomo colto, amico di poeti e letterati da Mario Luzi ad Attilio Bertolucci. Non a caso del suo lavoro, negli anni, si è occupato Marco Vallora che appare con una scritta in mostra attraverso una frase del poeta francese René Char a proposito dell’artista: “Carlo Mattioli lo vediamo subito, taglia, scava, ingozza, incide pugnala, opera, affonda, offende strazia, sgualcisce”.
Il successo di Carlo Mattioli alla Biennale di Venezia
Nel dopoguerra, come molti, Mattioli si avvicina a Picasso. Nel 1956 vince alla Biennale il Premio Internazionale per il Disegno, materia che aveva insegnato nel corso degli anni. La giuria che glielo assegna è presieduta da Roberto Longhi. La traccia della storia dell’arte è in tutto il suo lavoro, nel segno, ma anche nelle parti vuote della tela che evocano certe atmosfere rinascimentali. Tra il 1967 e il 1968 ha spostato l’attenzione quasi totalmente sulla natura morta, soffermandosi in particolar modo sull’analisi della Canestra di frutta del Caravaggio. Il ciclo di lavori ottenuto è stato esposto nella controversa Biennale del 1968.
Tra realtà e astrazione
La pittura di Carlo Mattioli parte da elementi riconoscibili: un albero, un bosco, un campo, una distesa d’acqua, ma il paesaggio non è mai semplice descrizione. Le forme si fanno essenziali, il colore acquista peso e la superficie diventa parte del soggetto. Mattioli lavora sulla materia e sulla luce, alternando toni terrosi, ombre profonde e improvvise aperture cromatiche. Anche nei dipinti più vicini all’astrazione resta, così una traccia del reale, come qualcosa osservato a lungo e poi restituito attraverso la memoria. È in questo equilibrio tra figura e materia che si riconosce uno dei tratti più personali della sua pittura.
Carlo Mattioli a Ivrea tra dipinti e sculture
Il cuore dell’attuale mostra è il legame tra Mattioli e l’Olivetti, un legame importante, che inizia con l’esposizione alla quale si è già fatto riferimento, in cui sono gli intensi ritratti che il pittore ha dedicato alla nipote Anna, alla quale era particolarmente legato. In mostra sono anche i legni scolpiti di grande forza espressiva oltre ai paesaggi, le “acque morte”, i cicli dell’albero, i campi di lavanda, le ginestre, i notturni, i papaveri, le spiagge e i boschi. Lo straordinario utilizzo della materia è momento portante sia nel figurativo che nell’astratto in cui pare di leggere la sedimentazione del tempo della sua storia personale e non solo.
Angela Madesani
Ivrea // fino al 27 settembre 2026
Carlo Mattioli. TEXTURES
MUSEO CIVICO PIER ALESSANDRO GARDA – Piazza Ottinetti
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